Con la legge n.219 del 14 dicembre 2017, approvata a larga maggioranza dal Parlamento, l’Italia entra nel novero delle Nazioni che dà al cittadino il diritto a non soffrire, il diritto alla dignità nella sofferenza, il diritto a non essere adoperati per esperimenti, il diritto alla privacy nella fase finale della sua vita, insomma avrà la facoltà di lasciare un testamento biologico contenente le indicazioni anticipate utilizzabili quando non potrà far valere di persona le proprie scelte circa i trattamenti medici che vuole ricevere e quelli a cui intende rinunciare.
Il biotestamento, di cui alla legge n.219 può essere redatto per atto pubblico o per scrittura privata e consegnata all’Ufficio dello Stato Civile presso il proprio comune di residenza, o al medico di fiducia o ad un notaio, che provvederanno all’annotazione in un prossimo registro. E’ prevista pure la figura di un fiduciario che ha il potere di dare attuazione alle volontà espresse dal firmatario del biotestamento che ricordiamo dovrà contenere oltre ai dati personali, l’indicazione di uno o due testimoni (online si possono recuperare dei moduli già predisposti – informazioni al numero telefonico 0288448151).
La legge in questione è del tutto coerente con i principi presenti nella nostra Costituzione ed è improntata al fatto che la malattia non debba privare gli individui di compiere scelte determinanti circa lo svolgimento e la conclusione della vita, comprese le scelte sui trattamenti. Insomma la legge ha contemplato le regole per avere diritto di compiere lui stesso le scelte per evitare che altri al suo posto possano compierle in contrasto con le convinzioni dell’interessato.
Oggi si muore più spesso di malattie lunghe ed invalidanti e l’ombra della morte copre tristemente la qualità del periodo ultimo della vita. La 219 sia allora la benvenuta perché consente di chiudere la vita in modo giusto e soprattutto dignitoso. Lo stesso Papa Francesco ha parlato della “rinuncia all’applicazione di mezzi terapeutici quando il loro impiego non corrisponde a quel criterio etico e umanistico che verrà in seguito definito proporzionalità delle cure”( appello formulato alla Pontificia Accademia per la vita-novembre 2017).
Una disposizione legislativa dunque umana ed essenziale racchiudente regole per lungo tempo attese.
Osmani Cifaldi

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