La dissimiglianza è il dio (dea) Hapy ermafrodito, padre e madre, della fertilità del pensiero creativo.
Monta (strenuamente insinuata da strategie di impossessamento dei riferimenti) una espansione sconvolta delle tematiche dell’uguaglianza. Uguaglianza esasperata nel senso formale e, perciò, inadeguata a comporsi e attuarsi come uguaglianza sociale.
Le affinità vengono, allora, macinate nella omogeneità. Le diversità bandite e confinate nella conformità.
Piaccia o non piaccia, fisicamente (e con le manifestazioni e utilità della fisicità, dei sensi) l’uomo è un prodotto dell’ecosistema: materia organica, materia organizzata, materia vivente.
L’ambiente in cui presenta la sua propria e singolare esistenza ne modella caratteristiche identificative: morfologiche, esistenziali, comportamentali.
I suoi suoni, i suoni della sua parola, sono – sono stati – modulati sulle percezioni sonore della terra e di tutto il vivente che, insieme a lui, scorreva su di essa.
Invero, i suoni anglosassoni non potevano che essere i suoni dei rimbombi dei fiordi. I suoni arabi null’altro che quelli del fruscio delle sabbie mosse al vento. I suoni latini nell’altro che quelli delle greggi e del cinguettio dei passeri.
Poi, il suono della parole distingue il pensiero; già distinto tra predazioni nelle savane e campi coltivati; tra vendemmie e sgorgare di pozzi.
La dissimiglianza è il dio (dea) Hapy ermafrodito, padre e madre, della fertilità del pensiero creativo. La potenza dell’ “uomo idea” che piega, alla sua idea, l’idea del cosmo.
Le “scienze” del diritto, delle politiche, hanno mistificato, assoggettato a concetti astratti i valori solidi e corposi e fertili della terra. Scienze, prologomeni alla democrazia senza identità, per un uomo perso, disorientato, annichilito, demolito nel “tutto vale per tutti”. Disancorando il bisogno dalla valutazione sulla esigenza del bisogno.
Qui, il pretesto per le “democrazie evolute” (quelle del dominio e imperialismo finanziario -non più economico, l’economia è risposta programmata alle necessità-) per sobillare “il terrore delle dissimiglianze”.
“Armando” ragionamenti sulla uguaglianza sociale su cui, poi, fare incombere – nascosto, ma minaccioso- un merito graduato secondo opportunità produttive. Distolte le capacità inventive dall’arrecarne turbative.
“terrore delle dissimiglianze” non assimilabile alla ambizione, lievito, verso evoluzioni della propria coscienza o della propria partecipazione alla solidarietà sociale. Né, tantomeno, sognante emulativo o sostitutivo della propria condizione secolare (di ciò scriveva Croce, se ricordo).
Piuttosto, fascino variante, moda, verso un qualche giustificativo (di moralismo, di attese, di indolenza del sé) quale si è vissuto e si vive – in Italia, ad esempio – tra il sud e il nord e viceversa. O, tra l’industrialismo e l’arcaismo agricolo; tra lo stanzialismo e l’avventura; e viceversa.
E, con il “terrore delle dissimiglianze” l’uomo viene eviscerato della facoltà della memoria e portato al tumula dove, solo allora, si ricompone, con l’urlo della terra diversa, l’urlo del non essere simile.

Mi è piaciuto molto questo articolo. Glielo metto in chiave politica:
Il pretesto di questi cupi tempi nei quali si usa una parola falsa è la divisibilità. Hanno trovato questo bel sostantivo ed IS uoi aggettivi. Ciò che è divisibile non può essere discusso proprio perchè divisibile. Tutto questo racchiude una compulsività nell’osteggiate il dissenso.
È così franchini la paura è il dissenso. Si è presa una deriva autoritaria e fascista, che in Italia è diventata anche retrograde . Così la BCE ci fa soccombere sotto i suoi dettami. Ci vessa con i suoi ricatti, scegli primi ministri e presidenti, ci colonizza. Schiacciati da debiti che portano soldi solo ai strozzini delle banche.
Sì lo so franchini mi sono scostata dal suo articolo ho leggermente deviato dal tema, ma il suo articolo è bello.
Ed io mi chiedo: a chi serve un’Europa così?
Buona serata. Io non definirei i suoni arabi come il fruscio delle sabbie mosse al vento. Conosco il linguaggio mediorientale nelle due forme libanese ed ebraico. La presenza di una percentuale consonantica gutturale non rende precisamente l’idea di un fruscio.
Piuttosto penserei allo sgretolamento roccioso che trasforma in sabbia gli antichi graniti .
La ringrazio per l’attenzione di una lettura sagace. Ho usato una espressione da risuoni, come dire, poetici , a me cari. Vero che quel che propone, con sapienza, ha una forza epica che vengo ad assumere come arricchimento della mia sensibilità. Le sono, per questo, veramente grato.
Confido nell’onore di Suoi ulteriori rilievi.