Ora che il governo ha deciso di porre la questione di fiducia sulla legge Finanziaria, tutto è più chiaro. Le manovre, le discussioni, i finti litigi, le minacce: tutto era ed è finto. Una grande gigantesca e indecorosa ‘ammoina. E uomini che solcano il transatlantico di Montecitorio da trenta e più anni la smettano di prendere in giro, perché tutti sapevano e tutti facevano finta.
Il rito di una legge che comincia il suo iter a settembre in Parlamento per uscirne completamente stravolta sotto Natale, grazie ad il clima di festività è antico. Come antica è la volontà di modificarlo. Siamo all’assurdo. Eppure si va avanti così da lustri: sotto tutte le maggioranze.
Quest’anno, però c’era una particolarità: l’incerta maggioranza al Senato che avrebbe potuto riservare sorprese spiacevoli.
Ecco allora il minuetto per arrivare all’obbiettivo che conoscevano tutti. Guadagnare tempo.
Tasse di soggiorno, SUV, aliquote ballerine: è stato tutto un teatrino per guadagnare tempo ed arrivare in prossimità della fine dell’anno (tenendo conto che l’approvazione deve avvenire in entrambi i rami del Parlamento). Perché in prossimità della fine dell’anno è possibile per il governo e la maggioranza fare appello al senso di responsabilità ed al supremo interesse generale ed affermare che “è necessario evitare il ricorso all’esercizio provvisorio”. Che, visto come sono fatti i bilanci non sarebbe poi un gran male. Ma non si può dire.
Il teatrino della finanziaria
E’ tutta una recita. Si tratta di guadagnare tempo e arrivare alla fine dell’anno. Per poter poi far digerire di tutto, compreso il ricorso alla fiducia con la scusa di evitare l’esercizio provvisorio.

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