La pressione fiscale ufficiale è mediamente tra il 44 e il 47 per cento ma in realtà se uno osa fare benzina, comprare una bottiglia di whisky, possedere una casa, fare un atto notarile o giudiziario, la sua pressione fiscale arriva anche al 70%.

All’inizio del 2014 anche io per qualche minuto posso sognare di essere un ricco estanciero giocatore di polo. Solo sognare naturalmente, in tutta la mia vita non ho mai avuto un soldo e non avrei mai potuto comprarmi uno di quei simpatici cavallini da polo. D’altra parte, in questo paese la pressione fiscale ufficiale è mediamente tra il 44 e il 47 per cento ( secondo chi fa i calcoli) ma in realtà se uno osa fare benzina, comprare una bottiglia di whisky, possedere una casa, fare un atto notarile o giudiziario, la sua pressione fiscale arriva anche al 70%. Il che vuol dire, per un reddito medio, scordarsi qualsiasi cosa che abbia qualche attinenza con il lusso: sia, una volta tanto, un bel sigaro Avana, una giacca di cachemire, una bottiglia di Champagne o, per finire, un pranzo in un buon ristorante.
La pressione fiscale nel nostro paese ormai da molti anni ha come risultato lo schiacciamento del ceto medio e il suo impoverimento. La grande fascia borghese, quello che una volta era il punto di riferimento sociale, dove le classi minori salivano e, a poco a poco, si creava la cosiddetta società capitalista, nel senso ( mi raccomando) anglosassone della parola, oggi nei fatti non esiste più in Italia, salvo una fascia arrogante e dispotica che non paga le tasse e per conseguenza si arricchisce a go go.
Adesso non vorrei, orrore, dire qualche cosa che possa assomigliare a quanto dice il Cavalier Berlusconi, che però lo dice solo per ragioni di demagogia elettorale senza capirne il contenuto, come dimostra il fatto che non ha fatto nulla per impedire quanto sto per dire. Cioè che la società che stiamo vivendo verrà sempre più, seguendo questa tendenza ad assomigliare alla società sovietica, cioè tutti poveri salvo quelli che rubano perché sono collegati in qualche modo con il potere politico. È troppo forte lo so, ma recentemente è stato fatto un paragone tra quello che guadagnano le posizioni apicali nei ministeri del nostro paese e le stesse posizioni in Inghilterra: c’è una differenza in favore dei nostri burocrati tra il 40 e il 70 % nella remunerazione. Le nostre leggi sono tra le peggiori del mondo.
È stato fatto il rapporto tra quello che guadagnano i nostri magistrati e quello che guadagnano i magistrati inglesi: anche lì ci sono enormi differenze a favore dei nostri. La giustizia italiana si caratterizza come la peggiore d’Europa.
Anche questo può fare assomigliare il nostro paese a quello che era la defunta unione sovietica.
Non siamo però sempre pessimisti come l’età, il carattere e il conto in banca ci potrebbero portare ad essere. Una cosa con la vecchia URSS abbiamo però in comune, l’eccellenza dei nostri conservatori musicali. Ma di musica si può vivere? Sì, di musica si può vivere e di sogni. Dopo una certa età non di speranze. Però quei quarantenni twitteristi che si apprestano, pugnalandosi a vicenda, a guidare il nostro paese possono, data l’età, coltivare ancora la speranza. I conservatori funzionano bene dunque, come si dice, chi vive sperando muore cantando.

Berlusconi è amico di Putin. Yanukovic è per necessità amico di Putin. Questi è con con quelli che rubano, fanno parte dei pochi ricchi in una popolazione povera. Il sillogismo in questo caso è palindromo. The middle class, è un eufemismo. Non esiste più. La distribuzione della ricchezza è una chimera da raccontare ai ragazzi a scuola nell’ora di Storia. La classe media, in tutti i paesi liberi esiste e dove il dispotismo di tipo neo sovietico, muore. Non è solo una questione di censo, esprimeva una variegata fonte di pensiero, buono per la democrazia, il confronto, la valutazione delle idee, fonte d’emancipazione. Fondamentale era l’equità distributiva della ricchezza materiale, non necessariamente fine a se stessa. Potevi ritrovarti nella classe media per i tuoi meriti, almeno nei paesi differenti al nostro, sostenendo il tuo pensiero d’uomo libero.