
Stiamo arrivando alla precettazione delle famiglie per decreto giudiziario, stiamo creando dei figli costretti a vivere come un giudice vuole: la copia sbiadita dei “figli della Repubblica” dell’antica Roma, ma almeno quelli erano orfani. Ritenevo che l’affidamento ad entrambi i genitori non dovesse risolversi in un affidamento al giudice.
AVV. ELISABETTA BAVASSO
Firenze
AUTORIZZO E AUSPICO LA DIVULGAZIONE DI QUESTA LETTERA.
QUESTI I FATTI
Fabio diventa padre all’età di 27 anni della piccola Flora, nata dal matrimonio con Samantha. La coppia si separa (la moglie confessa un tradimento e poi chiede la separazione). Fabio ha 29 anni, la piccola 18 mesi. Frastornato da tutta la vicenda Fabio firma una separazione consensuale nel quando ancora vigeva la precedente normativa. La bambina è affidata alla madre, il padre può tenerla con se un giorno feriale (questo fu il desiderio della madre). Perché non aveva esperienza di separazioni sic! Perché assistito debolmente, intimorito dal solito argomento della tenera età della bambina e dal “potere” materno Fabio firma.
Fabio poi prende mano mano coscienza, vede e constata personalmente la sostanza di un rapporto padre-figlio e della funzione di genitore, comincia a cercare di realizzare anche nella quotidianità quello spazio di rapporto che gli consenta di “fare” il padre. Comincia la risalita difficile ed osteggiata dalla madre.
Fa una richiesta di modifica delle condizioni di separazione al Tribunale di Firenze, perché ogni strumento di dialogo o di mediazione con la madre non sortiva risultati.
Il Tribunale di Firenze con decreto del 2007 decide che la bambina riceva cura diretta dal padre stando presso di lui i finesettimana alternati dal sabato alla domenica sera ed il mercoledì con pernottamento fino al giovedì con riaccompagnamento a scuola.
Questo mercoledì diventa quindi il giorno costante e fisso di ogni settimana, l’incontro con il padre anche nei giorni di scuola, l’unico giorno di accompagnamento a scuola, l’unico giorno in cui le maestre i compagni vedono all’ingresso il babbo di Flora.
Maturano i tempi per il divorzio, Fabio ripropone alla madre una ulteriore progressione nella condivisione dei tempi di cura della figlia, basta che quel mercoledì non finisca con la mattina del giovedì ma con quella del venerdì per realizzare una piena condivisione, oppure che i giorni di 24 ore e non di dodici siano due e che, quindi Flora possa dormire dal padre anche un altro giorno in prosecuzione del pomeriggio. Ma la madre non accetta, Fabio presenta il ricorso per divorzio e chiede:
– – –
“ L’età di Flora, il naturale ampliamento degli ambiti della cura, che, col tempo andranno a riguardare sempre di più le sfere dell’educazione e della formazione e dell’apprendimento, rendono indispensabile un ampliamento del tempo effettivo di presenza e di intervento del padre. I tempi attuali risultano esigui e, frammentati in relazione alla continuità di alcuni interventi. [..]
Conclude
affinché sia fissata udienza per la comparizione personale dei coniugi innazi al Presidente e che il Tribunale:
Pronunci lo scioglimento del matrimonio contratto tra il iscritto al n°xxx del registro matrimoni del comune di Firenze.
Dichiari la figlia affidata ad entrambi i genitori.
Disponga che la bambina abiti:
– i fine settimana alternativamente uno col padre uno con la madre, comprendenti i pernottamenti di venerdì sabato e domenica
– i giorni infrasettimanali di ciascuna settimana due col padre due con la madre, con pernottamento
– metà delle festività natalizie e fine anno e Pasquali e metà della vacanze estive anche in due soluzioni con ciascuno dei genitori
– che le spese siano sostenute direttamente da ciascun genitore, eventualmente con individuazione di settori, oltre naturalmente per ciascuno le spese di vitto, consumi ed ordinarie in relazione ai giorni di permanenza
[..] ”
– – –
La madre si costituisce in causa e chiede che la permanenza della bambina col padre rimanga quella stabilita nella sentenza del 2007, con il mercoledì compreso il pernottamento ed i fine settimana alternati.
Il Presidente convoca le parti le sente personalmente, da brevemente la parola agli avvocati, si riserva di decidere.
Mercoledì mattina della scorsa settimana giunge agli studi degli avvocati via fax dalle cancellerie la copia dell’ordinanza del Presidente che stabilisce
Il pernottamento del mercoledi’ è sparito, i fine settimana sono il primo ed il terzo, non alternati, e cominciano dal venerdì c’è un secondo pomeriggio la settimana.
Fabio Barzagli è diventato il padre dei giardinetti e delle visite, non accompagna mai la figlia a scuola, e comunque apprende dalla telefonata dell’avvocato la decisione mentre è in macchina con la bambina nel pomeriggio di mercoledì ed a rigore gli viene detto che deve riaccompagnare la figlia entro le 20 perché la decisione è immediatamente esecutiva.
Non lo fa, non succede nulla, forse la madre non era informata, tenta con la madre un approccio di mediazione ma la madre non accetta rivendicando che il giudice aveva deciso per il bene della figlia; il mercoledì successivo 28 gennaio mentre la bambina già dormiva come di consueto a casa del padre arrivano i carabinieri entrano chiedendo della bambina, diffidano il padre ad adempiere ai provvedimenti riconsegnandola alla madre come prevede la decisione del giudice. Fabio si rifiuta, lo avvertono che sta compiendo un reato, egli se ne assume la responsabilità si allontanano, chissà forse torneranno mercoledì prossimo.
Fabio ha proposto reclamo alla Corte d’Appello, deve essere fissata l’udienza.
Che sistema è quello che impone da sentenza di Tribunale fino al giorno 21 che una figlia il mercoledì notte dorma col padre ed una settimana dopo, senza che sia accaduto niente nel frattempo e senza che neppure lo avesse chiesto la madre, una settimana dopo impone che la figlia NON dorma col padre il mercoledì notte.
Che sistema è quello in cui i giudici devono decidere queste cose e che dovendole decidere decidono di fare di testa loro come se i figli fossero propri e senza considerare minimamente in quale contesto di delicati e faticosi equilibri questa loro decisione va a cadere.
Che sistema è quello in cui se un giudice sbaglia con la stessa rapidità non si ripara.
Che sistema è quello in cui carabinieri vanno armati alle nove di sera a casa di un onesto cittadino invece di convocarlo in un ufficio.
Che sistema è quello in cui il mercoledì 28 gennaio è reato fare quello che il mercoledì 21 era obbligo fare.
QUESTO E’ UN SISTEMA CHE FA IMPAZZIRE I CITTADINI E CHE ABITUA I CITTADINI ONESTI A NON OSSERVARE GLI ORDINI DI UN GIUDICE PER AVERE RISPETTO DI SE’.
Questo è un sistema sovversivo dell’ordine e della legalità.
AVV. ELISABETTA BAVASSO

che dire……………
che c’è un bel business sulla pelle dei bambini. E’ ora che oltre ad essere un paese europeo anagraficamente lo diventiamo culturalmente. Bravi agli avvocati che lottano ed hanno un etica.
E la notizia dov’è?
É come la cremazione dei cadaveri ad Aushwitz (o come diavolo si scrive): ordinaria amministrazione di macelleria umana.
Farà notizia soltanto se e quando vincerà una guerra qualcuno che ha interesse a sovvertire quest’ordine di cose. Una guerra culturale, mi auguro.
Ma i totem della “mamma” e della “povera donna” sono più che potenti: difficile scalzarli o anche soltanto intaccarli.
Ugualianza? ma quale ugualianza! La donna cerca il vantaggio dove non l’ha e fa la gnorri dove e quando prevarica, umilia, disistima, tradisce, offende, mente, lucra. Anche, se non soprattutto, con i figli e sui figli. Se non lo fa sei fortunato, o hai scelto bene (?), o hai accettao una resa senza condizioni. Ma il contesto culturale e giudiziario stanno li a dirle: ma perchè non lo fai, sciocca? E si sa da sempre che la donna non resiste molto alle tentazioni.
(Si potrebbe dire: e l’uomo no? … già, ma provati a toccare un culo che magari ti si sbatte apposta da mesi lì davanti, dai un passaggio in macchina ad una e poi dimostra che non l’hai toccata…..).
Ma tanto noi siamo bestie, che vuoi fare?
Oppure… nascondiamo eroina nell’auto della moglie?
Che idea! … Che disastro!
Una famiglia può produrre questo? La società spende ed investe su questo?
Molto prosaicamente, tornando ai “nostri” giudici mi chiedo, piuttosto: ma è ammissibile che noi gli paghiamo pure lo stipendio e li onoriamo di titoli? Almeno ammettessero, anche con se stessi, il ruolo che facilmente assolvono di brutali aguzzini delle famiglie e dei valori che queste contengono e creano.
Non hanno lo spessore umano per farlo.
Certo, uno che graziosamente ti toglie casa, soldi, figli, dignità, autostima, identità, futuro senza neanche interessarsi di sapere chi cazzo sei e da dove vieni, cos’hai fatto nella vita, cosa vuoi e puoi, in cosa credi, a che punto sei del tuo percorso, chi sono i tuoi figli, come vivono, come ti vivono, dovresti eliminarlo con lo stesso cuor leggero con cui pulisci il giardinetto dalle erbacce. Ma nessuno lo fa: noi siamo uomini, le bestie sono loro; e poi noi siamo i “già sconfitti”, quelli che non si ribellano perchè non hanno voce quindi speranza.
Il “mio” presidente del tribunale, bontà sua, è andato al creatore per conto suo poco dopo la sentenza… scusate… l’ordinanza ministeriale “d’urgenza” con cui stabiliva che non ero più un genitore (evidentemente quindi, non essendomi macchiato di niente, non l’ero mai stato ma soltanto la “graziosa concessione” di mia moglie che non aveva pensato prima a liquidarmi, o ancora prima ad abortire i miei figli, o a rifiutare la fecondazione o i rapporti, quella graziosa concessione appunto, mi aveva concesso fino a quel momento di credermi un genitore). Non è che se fosse andato al creatore prima sarebbe cambiato molto: sono cloni, come i capomafia, il sistema li rigenera più o meno come sono.
E noi li paghiamo per massacrarci le famiglie, per rendere il presente un incubo ed il futuro angoscia liquida, rabbia incandescente, follia.
Benvenuta tra chi il mostro l’ha visto e riconosciuto.
Ogni cosciente in più è un idiota in meno.
Uno in più di qua fa due di differenza.
Resta a noi che nudi ed a mani nude dobbiamo difendere noi e le nostre famiglie lo spasso di farlo. Chissà, magari lo strapotere del nemico ci darà un pò di sollievo nella sconfitta, o forse sapremo non soccombere, salvare vita e dignità di tutti, chissà…
Ai nostri nipoti, se ne avremo, potremo allora raccontare, se ne avremo voglia: io ho affrontato il drago. L’ho riconosciuto e l’ho vinto. Chissà. D’altronde… non siamo al vertice della scala biologica e culturale?
Qualcuno invece non ce la farà, gli esploderà la bomba dentro, quella che altri gli avranno messo dentro, facendola entrare chissà da dove. Ci saranno morti. Lui di sicuro, se è fortunato e la sorte avrà pietà di lui.
Con affetto
Ho letto con interesse il vostro articolo dato che sto trattando un caso identico e rappresento il padre che chiede esattamente le stesse cose. Siamo nella fase della separazione e in trattative per non addivenire ad una giudiziale. Tremo all’idea di non riuscire ad accordarmi con la controparte, la madre non vuole assolutamente i pernotti infra settimanali presso il padre(i bambini sono due: 6 e 8 anni) il quale “batte mani e piedi” perchè ciò accada. La madre lavora dalle 9.00 del mattino fino alle 20.30 e i piccoli rimarrebbero con la nonna, il padre lavora dalle 9.00 alle 12.30…
sarebbe stato utile avere i riferimenti per poter accedere al testo integrale del provvedimento.
Suppongo che “l’ottimo ” giudice che ha partorito questa schifezza sia Lorena Papait, in cui ho avuto la sfortuna di “inciampare”, e che sta facendo soffrire da 5 anni me e mia figlia. Purtroppo noi comuni cittadini, che non abbiamo nomi altisonanti o padrini politici, saremo sempre soggetti ai deliri d’onnipotenza di queste persone, che non conoscono il detto evangelico che parla del prossimo e che usano le bilance pesacamion anzichè quelle degli orafi, per amministrare la giustizia.
Saluti