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IL SINDACO “USVA” E L’ALTRA MANTOVA

In ricordo di Gianni Usvardi, primo cittadino, sottosegretario e socialista: se avessi dovuto immaginare e disegnare un sindaco e un socialista avrei immaginato e disegnato Gianni Usvardi. di Fabrizio Binacchi

di Fabrizio Binacchi | 2 Maggio 2008

mantova.jpgEra di fisico imponente, e anche politicamente. Si imponeva con la forza delle idee e con la capacità anche lessicale, oratoria linguistica di improvvisare, capendo prima degli altri cosa volesse la gente. E spiegava articolando ragionamenti, alternando emozioni. Il “mio” Gianni Usvardi è quello dei suoi ultimi anni da sindaco di Mantova e dei miei primi anni di giornalista alla Gazzetta. Un ragazzo, da poco professionista, e il signor Sindaco, anche lui giornalista, un politico che aveva fatto il sottosegretario e che ora faceva il sindaco tra i cittadini. Il sindaco “Usva” o “Gianon” per gli amici di sempre, e un’altra Mantova, altra da oggi, e anche da ieri. A me, che avevo fino ad allora studiato cos’era un sindaco solo su manuali di diritto e in educazione civica, sembrava che Usvardi rappresentasse il simbolo di sindaco. Anzi se avessi dovuto immaginare e disegnare un sindaco e un socialista avrei immaginato e disegnato Gianni Usvardi. Porte aperte dell’ufficio di via Roma, poca coda e poco codazzo, interviste e dichiarazioni sulle scale e nei corridoi. E poi a correre per strada alle varie Minciomarcia. Aveva un debole per lanciare, con le iniziative, dei nomi, dei marchi, era già fine anni settanta primi ottanta un sindaco capace di fare marketing dell’amministrazione e della politica. La prima volta che lo vidi in azione da sindaco, che doveva dare delle risposte ad un collega, fu con Carlo Accorsi, allora capocronista. Dieci minuti d’attesa lì nell’anticamera e poi subito a capofitto nelle questioni: le scuole, le strade, le manifestazioni, le fognature. Aveva Gianni Usvardi sempre gli occhi felici e curiosi, questi occhi grandi che piroettavano qua e là mentre sviluppava riflessioni, lanciava proposte, commentava situazioni. Elegante nel discorrere e persino, ricordo, nella postura del politico. Ti accoglieva con un sorriso, poi magari diventava più serio, e corrugava la fronte, ma non ricordo un eccesso d’ira. Nemmeno in quei giorni del 1985, correva l’anno di Quelli della notte e di quelli che i socialisti volevano cambiare il sindaco a Mantova. Una primavera estate calda per la politica mantovana. Seguivo proprio io la politica per il giornale all’epoca sul fronte Psi-Giunta con Spagna e talora con Scansani. Ricordo una sera notte in corso Garibaldi, sede della Federazione del Partito Socialista Italiano, a seguire le riunioni con Claudio Martelli e gli altri dirigenti socialisti nazionali e regionali. Ricordo i titoli dei fondi di Rino Bulbarelli di quelle settimane tipo “Adiu batel” oppure “Dai Vladimiro fa bel”. Mi titolarono il pezzo “La notte dei lunghi coltelli”. Frasi fatte che poi avrei cercato di combattere, ma quelle ore mi parvero più di rappresentazione di scene politiche già decise altrove che non sfide locali. Craxi aveva deciso di mettere Bertazzoni, fino ad allora segretario provinciale, al posto del “mito” GianniUsvardi, dando così’ a stampa, tv, radio modo di fare articoli e servizi su duelli, personalismi, bande, clan e via col teatrino. Comincio ad avere una età per la quale i ricordi e gli avvenimenti potrebbero riempire qualche cd, ma di quei giorni ho impresso un’immagine di Usvardi che un titolo tipo “Notte dei lunghi coltelli” non rispecchiava: Usvardi combattivo ma sereno, consapevole che il grande gioco dell’oca della politica a volte gioca scherzi su caselle diverse, dalle quali pensavi di passare. Altro che elezione diretta del sindaco. Gli avevano poi dato al presidenza dell’Aics Associazione italiana di cultura e sport e ricordo che al primo Natale mi mandò un agendina, il presidente Usvardi, ex sindaco. E mi viene in mente un altro Gianni Usvardi, padre di Luca. Ero davvero da poco in Gazzetta se non ricordo male. Nel giorno di San Valentino dell’81 arrivò la notizia della morte del figlio ventenne Luca. Toccava a me. Andai a casa loro. Mi venne incontro con la moglie Milena, mi strinse la mano e poi mi abbracciò. Mi fece vedere un foglio lasciato da Luca, e la zona di un tavolo nella quale si scambiavano i messaggi. Quegli occhi commossi si interrogavano su “perché” ai quali non riusciva a dare nemmeno tentativi di risposte. Altri occhi, ben diversi da quelli della supposta notte dei lunghi coltelli. Occhi di papà, che scavavano dentro.
www.virgola1.splinder.com
Fabrizio Binacchi

Pubblicato in : CornerBlogTag: anni, anni settanta, craxi, figlio, garibaldi, Gianni Usvardi, mantova, natale, notizia, partito socialista, psi, roma, socialisti, spagna

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Silla Cellino

    30 Maggio 2008 alle 12:41

    Ho conosciuto Gianni Usvardi, a Roma, nel periodo in cui era sottosegretario. Me lo ricordo esattamente come lo hai descritto.

    Rispondi

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