Sarebbe fin troppo facile, oggi, lasciarsi andare al liberatorio, e perché no anche compiaciuto, rito del “io l’avevo detto”, all’autocitazione narcisistica di quanto abbiamo scritto tra luglio e settembre dello scorso anno – e prima ancora la scorsa primavera – riguardo alle velleità senza fondamento alcuno di Fini, ed a quello che definimmo un suo errato calcolo politico che ci pareva portarlo dritto dritto dentro ad un fatale cul de sac, ma non lo faremo, perché il ruolo di Cassandra ci va stretto né ci si addice la presunzione di una ipotetica capacità di lungimiranza che, di fatto, siamo certi di non possedere. In realtà, ciò su cui oggi ci preme di riflettere riguarda piuttosto il procrastinarsi di un malcostume tutto italiano, un misto di cialtronaggine ed approssimazione che si fonda sulla pervicace volontà di guardare a ciò che si vorrebbe vedere, piuttosto che a ciò che davvero, nei fatti, ci troviamo davanti, metodo di analisi affatto empirico e del tutto immaginifico da cui consegue un perenne danno apportato a tutti i livelli della vita politica, sociale e civile di questo nostro sciamannato paese. Il sistema di distrazione di massa di cui tutti imputano Berlusconi, ritenendolo tanto l’inventore che l’unico utilizzatore di tale metodo, è invece profondamente radicato nella mentalità, e ci pare nello stesso Dna, di ogni esponente politico nostrano ma anche in tanta parte della stampa che, invece di fare le giuste domande alla ricerca di risposte sensate, pone le domande sbagliate al fine di puntare altrove l’attenzione. Questo è certamente il caso della breve avventura di Fini, cui quasi nessuno ha posto le domande più ovvie – dove vai, con chi, per quale motivo, cosa speri di ottenere, ma soprattutto su quali basi – e che invece quasi tutti sono stati pronti ad incensare come l’icona stessa della ribellione al tiranno, ma di più, come una sorta di nuova e decisiva Breccia di Porta Pia, aperta infine dopo tanti inutili tentativi nel cuore stesso della compagine conservativa e reazionaria arroccata nel Pdl. Eppure, sarebbe stato sufficiente guardare ai fatti per ricavarne un’analisi onestamente obbiettiva e per determinare con buona approssimazione i tempi brevi, per non dire brevissimi, del fallimento di una sterile rivendicazione della leadership del centrodestra destinata a finire in un bagno di sangue perché condotta per le ragioni sbagliate, in tempi tardivissimi e per di più con mezzi del tutto inadeguati. Invece la sindrome giacobina, sempre in agguato nelle democrazie immature, ha colpito ancora e duramente, portando ad una beatificazione anzitempo del nuovo Robespierre, immediatamente sdoganato da un centrosinistra ormai alla canna del gas e dunque disposto persino a salutare come salvifico un personaggio che avrebbe meritato soltanto, nel migliore dei casi, un senso di umana compassione per l’accecamento cui la sua stessa ambizione l’aveva condotto.
Ma poiché nessuno è più sordo di chi è senza idee, assistiamo oggi allo stesso sistema di distrazione applicato ad altri personaggi, primo fra tutti Vendola, a dimostrazione che si continua imperterriti a negare l’evidenza dei fatti in nome di una immaginaria proiezione di desiderata che non si dovrebbe affatto incoraggiare se solo avessimo ancora un briciolo di speranza nelle sorti di questo paese. Le mosse e le dichiarazioni di Vendola degli ultimi giorni sono in questo senso da manuale; la proposta della candidatura della Bindi a Presidente del Consiglio contiene di fatto una implicita rinuncia alle primarie, suo cavallo di battaglia fin qui vincente, rimosse per non creare attriti ulteriori con il centrosinistra e per aprire, senza dare nell’occhio, a nuove stupefacenti alleanze volte solo a sfondare il muro berlusconiano. Contemporaneamente, la costante polemica con Matteo Renzi, vero traditore della patria solo perché analizza con secco realismo le ragioni dell’inconsistenza della sinistra, la vellicazione degli orgogli di piazza, siano essi femminili, studenteschi, operai, e la riproposta di un mito che somiglia tanto a quel migliore dei mondi possibili che, ci duole ricordarlo, fu fonte per Candido di tutte le sue sventure, alimentano l’immagine di un profeta moderno, trendy e perché no terribilmente piacione, pronto a regalare all’Italia un nuovo luccicante sogno di benessere e prosperità, love and peace e salutame ‘a mammeta. Eppure, quasi nessuno si dedica con attenzione, ed un briciolo di sano realismo, all’esegesi dell’immaginifico verbo vendoliano, mentre quasi tutti sono disposti a fargli un credito pressoché messianico, ed a sorvolare silenziosamente sulla pioggia di avvisi di garanzia che continua a cadere sulla sua giunta pugliese – le magnifiche sorti e progressive valgono bene qualche amorosa dimenticanza, e non vorremo certo stracciarci le vesti per qualche peccatuccio veniale, chè i poeti si sa vivono nell’empireo e vanno perdonati per le loro innocue leggerezze.
Dunque, siamo qui come sempre ad osservare lo scempio che avanza, ed a chiederci come mai, invece del senno del poi che da sempre riempie le fosse della nostra storia repubblicana, siamo del tutto incapaci di esercitare il senno del prima, facendo un’analisi razionale ed oggettiva della nostra reale disastrosa condizione. La risposta a questa domanda è del tutto retorica, e dunque ve la risparmiamo – abbiamo ciò che ci meritiamo, che altro?
ChiBo

Non metto in dubbio la chiarezza di Renzi, ma stiamo parlando dell’Italia e non di un comune.
Credo che i “salvatori” dopo la prova deludente di Berlusconi abbiano fatto il loro tempo, cosi come i parolai e quelli che fanno discorsi chiari.
Ci vogliono i fatti conseguenti ai discorsi e i soldi per applicarli.
Intanto le decisioni in campo culturale non sono assoultamente a suo vantaggio.
Paulette é impagabile ! Il suo incredulo risentimento per come si possa apprezzare il giovane omaccio fiorentino é tipico di ragionamento ormonale. Ma é bene che lasci il tempo che trova !
Indubbiamente ,nel luogo eletto alla menzogna ,uno come Renzi è scomodissimo.
Abbiamo,finalmente,al di là dell’essere più o meno in accordo,uno che dice esattamente ciò che pensa la maggioranza degli elettori e cittadini italiani.
alcuni con il coraggio di dirlo,altri con l’ansia pure di pensarlo
Caro Paolo, avendo la possibilità di seguirlo spesso, dato che sto a Firenze, ti assicuro che Matteo Renzi espone i suoi programmi con chiarezza, tanto come sindaco che come eventuale nuovo esponente della politica nazionale. Potrà avere molti difetti, ma la chiarezza è davvero una cosa che non gli manca. Credimi sula parola.
Perfetto Chiara, tutto chiaro ed esplicito, non fare l’errore di credere in Renzi pero’, prima di dirci cosa non va bene ci dica COSA vuole progettare per l’Italia e dove troverà i soldi!
Poi, eventualmente, riparleremo di Renzi.
I partiti non hanno piu’ progetti né ideali, neppure uno scarabocchio, e la gente fa l’errore di cercare prima la persona di quello che propone!
Faccio un esempio, se voglio organizzare una cena e voglio pagarmi uno chef, poco mi interessa chi é e come é considerato, voglio sapere PRIMA cosa e come preparerà la mia cena.