Questa mattina tutti i giornali d’Italia, i grossi e i piccoli, portano in prima pagina con grande evidenza le vicende del Comune di Roma. Ci troviamo di fronte a personaggi nuovi, del tutto sconosciuti fino a poco tempo fa, che sembravano rappresentare la nuova classe dirigente amministrativa della capitale. La scopa nuova. In realtà, con qualche stupore, abbiamo appreso trattarsi tutti di uomini e di donne già ben collocati nel mondo politico o parapolitico ancorchè magistrati o manager autoriferiti: cinque se ne sono già andati (l’assessore Minenna in aspettativa dalla Consob, l’assistente del sindaco Carla Raineri in aspettativa dal Tribunale di Milano e tre dirigenti delle municipalizzate appena nominati, Rettighieri, Brandolese e Solidoro). Ma oggi Grillo, giunto a Roma come dio Wotan, pretende le dimissioni dell’assessore Muraro, colpita da un avviso di garanzia non dichiarato, e dell’assessore De Dominicis non ancora entrato in carica ma raccomandato dallo Studio legale Sammarco, legato allo Studio Previti, più le dimissioni dei due assistenti del sindaco, personaggi discussi e già collegati con le precedenti Amministrazioni di Mafia capitale.
La Muraro è stata per anni consulente della società smaltitrice dei rifiuti di Roma e moglie di un colonnello dei Carabinieri e a suo tempo raccomandata, pardòn segnalata, da un maresciallo della stessa Arma. De Dominicis è un magistrato in pensione della Corte dei Conti che per anni ha cercato di seguire i conti dell’Amministrazione capitolina senza, a quanto si vede, arrivare a grandi risultati.
I militanti di 5Stelle si agitano moltissimo a loro modo cioè su internet dove chiedono dimissioni di tutti e si abbandonano a dichiarazioni disperate. Gli elettori romani capiscono solo ora il disastro che hanno provocato con il loro “voto di protesta” ma se ne fregano come è nella tradizione millenaria della città che ne ha viste di tutti i colori ed è, più o meno, sempre risaltata fuori. Oggi la capitale d’Italia è soprattutto il riferimento del mondo cattolico e, com’era un tempo, la capitale del Cattolicesimo: ogni settimana enormi manifestazioni di natura religiosa percorrono la città per la proclamazione di un santo, per l’apertura dell’Anno Santo o per altre iniziative, il fatto che Roma sia ancora la capitale politica e amministrativa di uno stato autonomo non rileva all’occhio dei turisti che semmai si trovano a fare i conti con una realtà ambientale degradata che potrebbe far pensare a una delle grande destinazioni religiose del Medio Oriente più che alla città dove è nato il Diritto.
La povera signora Virginia Raggi ha tutta la mia comprensione non tanto perchè ha cercato di fare la furbetta, forse tenendo conto di una lettura letterale del Machiavelli, quanto perchè stretta tra personaggi dotati di un’ambizione sfrenata tutti in lotta tra di loro nel nome proprio di quello chedicevano di combattere cioè il potere. Questi dilettanti allo sbaraglio animati da un comico in declino hanno rivelato che nel Paese reale le continue proteste nascondono il solo sogno di arrivare là dove sono arrivati quelli che si vorrebbero rottamare.
La sola salvezza potrebbe essere, come si dice da molti anni, quella di un inserimento sempre più intrinseco nell’Europa cercando di raggiungere quanto prima standard di civiltà più accettabili. Purtroppo per le molte ragioni che alimentano l’antieuropeismo da stadio che percorre tutta l’Europa questo obiettivo, invece di avvicinarsi, si allontana e noi rimaniamo con la nostra Raggi sulle ginocchia, la faccettina assorta e una piccola ruga nel centro della fronte come quando, giovinetta, fu lasciata per la prima volta dal fidanzatino. Corra al più presto la poverina tra le braccia del Pd che raccoglierà dimenticando tutto pur di non rifare le elezioni che darebbero questa volta la vittoria alla vera Destra della sgravata Meloni. Oppure si affretti verso un signorile abbraccio con l’ingegner Marchini. Oppure con tutti e due nel segno di una giunta tecnica e di speranza.
Giacomo Properzj

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