Oggi, in forma e sedi diverse, gli opposti estremismi sono tornati. Non sono, come allora extraparlamentari e non uccidono fisicamente. Gli opposti estremismi, infatti, sono nelle istituzioni.

Il presidente della repubblica dell’epoca, Giuseppe Saragat non si stancava di lanciare moniti contro gli “opposti estremismi”, di destra e di sinistra, che – diceva – avrebbero provocato lutti e sciagure se non contrastati adeguatamente.
Invece di ascoltare la voce del buon senso e darsi da fare per isolare i terroristi di ogni risma, successe quello che sempre succede in Italia di fronte alle avvisaglie dei cataclismi. Il PCI per la coda di paglia e certa borghesia per snobismo negavano che gli estremismi fossero due: solo a destra c’erano estremisti. E se le Brigate si definivano “rosse” era per depistare.
Risultato: i terroristi ammazzavano e si continuava a disquisire se il terrorismo fosse solo di destra o anche di sinistra.
Oggi, in forma e sedi diverse, gli opposti estremismi sono tornati. Non sono, come allora extraparlamentari e non uccidono fisicamente. Gli opposti estremismi, infatti, sono nelle istituzioni, le condizionano pesantemente e bloccano ogni possibilità di un equilibrato sviluppo. A sinistra, attraverso la difesa di teorie superate che scambiano i diritti con i privilegi ed hanno come conseguenza il blocco dell’accesso nel mondo del lavoro a chi ne è escluso, l’impossibilità di una seria riforma delle pensioni ed il mantenimento di lacci e laccioli che limitano la competitività delle nostre imprese.
L’estremismo di destra è addirittura al governo. Ci è arrivato sotto le mentite spoglie del governo tecnico. Che, invece, era talmente politico che ora prova, col presidente Monti, il colpaccio di sopravvivere a se stesso. Ad alimentare questo estremismo sono le lobbies della finanza e delle banche, le più tutelate da una serie di provvedimenti a senso unico che hanno dissanguato i ceti meno abbienti e più indifesi.
Il terrorismo che quaranta anni fa si alimentava del sangue di vittime innocenti, oggi ha scelto vie più raffinate ma non meno efficaci instillando nel Paese un permanente timore per il proprio futuro e per la possibilità di soddisfare i bisogni più elementari e condurre una vita decorosa.
L’Italia ne risulta stremata. Grazie ad una pressione fiscale senza precedenti e senza uguali al mondo è stato raggiunto il risultato di avere una delle inflazioni più alte nei paesi industrializzati, unita ad una recessione che sembra ancora lontana dalla fine.
La determinazione di portare alle estreme conseguenze questo disegno sciagurato è dimostrata dal diretto impegno elettorale dell’attuale presidente del consiglio. Napolitano aveva imposto Monti ( e i partiti hanno la responsabilità di averlo poi appoggiato) con il pretesto di una situazione eccezionale e temporanea. Il risultato, fino ad oggi mediocre, rischia di essere catastrofico con le prossime elezioni: assai peggiore di quello che sarebbe stato se, dopo le dimissioni di Berlusconi, si fosse andati immediatamente al voto. Non stiamo assistendo, infatti, ad un confronto fra diverse opzioni: sull’economia, sulla visione europea, sul lavoro, sulla indispensabile riorganizzazione dello Stato a livello centrale e territoriale. Assistiamo, piuttosto, ad una confusa lotta per acquisire un minimo di potere che consenta di condizionare il governo in una visione neoconsociativa che sta contagiando tutti. La lotta senza quartiere è per il senato allo scopo di non consentire che possa esprimere una maggioranza. Ed è proprio il ruolo partitico assunto da Monti a rendere probabile questa evenienza.
E per non mancare l’obbiettivo, l’uomo di cui ogni momento della giornata ci viene ricordato il grande prestigio europeo e mondiale, ha ingaggiato giovani talenti come Fini, Casini, Montezemolo, Bocchino, Buttiglione, etc.
Il presidente Napolitano è certamente un galantuomo e si è trovato a gestire una situazione difficile dopo le dimissioni di Berlusconi. Poteva rispettare alla lettera la Costituzione ma ha cercato la scorciatoia assumendosi, oltretutto, responsabilità che non gli competevano.
La scorciatoia, purtroppo, ha portato al punto di partenza. Ed il tempo perso ha reso più complicata la situazione.

marzio, d’accordo su patti lateranensi (inutile disquisire sulle valenze e incidenze del persistente potere temporale) … piuttosto non si può esportare il vaticano … se non ad avignone … nei paesi emergenti dell’est europeo ? …
Basterebbe che un qualsiasi accidente ritardasse il rifornimento dei beni primari, e la verità della situazione politica dell’occidente allargato, in primis di paesi come l’Italia, esploderebbe in un golpe vero, che reso impossibile dall’orografia italiana, sfocerebbe in una guerra civile a macchia di leopardo: il vero Forno delle Grucce moltiplicato per centomila. Ma soprattutto questa ora in cui orde di lupi salvatori e famelici avanzano sotto decine di bandiere inventate è un’occasione per capire come e perché il centro moderato e sereno sia da sempre il vero estremismo italiano, verità su cui si sorvola perché incomprensibile. I Monti, i Casini, I Riccardi, i Montezemolo scherzano col fuoco indossando tute ignifughe secondo lo stile dei cattoqualcosa. Sì, Nicola ha ragione, e ha ragione Umberto, ricorderei però che gli opposti estremismi sono fatti da cattolici arrabbiati di destra e di sinistra, ad arte manovrati dall’esaltazione salvifica dei cattomoderati. Una tragedia, che in altri tempi avrebbe portato a altre risposte. Ma per restare alla realtà, perché non creare un grande fronte politico per denunciare i Patti Lateranensi?
carissimo nicola , rinvengo nel tuo scritto :
“Il terrorismo che quaranta anni fa si alimentava del sangue di vittime innocenti, oggi ha scelto vie più raffinate ma non meno efficaci instillando nel Paese un permanente timore per il proprio futuro e per la possibilità di soddisfare i bisogni più elementari e condurre una vita decorosa.”
una analisi terrificante e allo stesso tempo spietatamente lucida di “talune” metodologie di potere che minano lo stato di diritto ; oggi e non solo in italia.
mi auguro tu venga letto con intensità di percezione. anche per essere pronti, tutti, ad opporci ad un eventuale passaggio ad una esplicita e più rassicurante e nel contempo violenta dittatura . (o, forse, si rivota entro due anni?)