
Ricordare Bettino Craxi oggi non è un mero esercizio di nostalgia, ma un’occasione per riflettere sulla modernizzazione del Paese.
Il suo lascito più grande, oltre al coraggio di guidare l’Italia negli anni più complessi della Prima Repubblica, risiede nell’aver voluto fortemente un’identità socialista autonoma. Un’autonomia intesa non come isolamento, ma come capacità di elaborare un pensiero indipendente, capace di dialogare alla pari con le altre forze politiche senza subalternità ideologiche. Oggi, questa indipendenza di giudizio si traduce nel modo in cui guardiamo alle sfide contemporanee. Per un socialista che vive l’alba del socialismo tecnologico, la figura di Craxi rappresenta una bussola.
Egli comprese prima di molti altri l’importanza dell’innovazione, della modernizzazione dell’apparato statale e del superamento di logiche novecentesche. Il socialismo tecnologico, oggi, ci impone di governare la transizione digitale ed ecologica non come spettatori passivi, ma come protagonisti, mettendo il progresso scientifico al servizio della collettività. Istruzione, accesso alle reti e nuove forme di lavoro digitale sono il terreno sul quale i socialisti devono oggi misurarsi, facendo tesoro della lezione craxiana: guidare il cambiamento anziché subirlo.
Raffaele Amendola

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