Ho conosciuto Nicola Cariglia sedici anni fa. Per un certo periodo, soprattutto nel biennio 2006-2008, ci siamo visti e sentiti con una certa assiduità, abbiamo avuto interessanti conversazioni politiche e stimolanti discussioni culturali. Vi fu anche un intenso lavoro comune intorno a Pensalibero, un laboratorio di idee fuori da ogni schema, e al Gruppo dei Centouno. A quell’epoca muovevo i miei primi passi nel giornalismo e Nicola mi insegnò molto. La sua idea di giornalismo conciliava due tensioni solo apparentemente opposte: da una parte, un atteggiamento in qualche modo militante, assertivo, privo di imbarazzi o tentennamenti; dall’altra, un’apertura notevole alle opinioni diverse, una propensione al dialogo e alla curiosità. In un’epoca in cui ai media viene assegnata una funzione pedagogica, moralistica, Nicola percorreva con ostinazione la via di un giornalismo pluralista.
Egli credeva dunque in un approccio dialogico, ma allo stesso tempo non scendeva a compromessi sui propri principi morali. Fu tra i pochi che, sin dall’inizio della nuova era populista, intuì immediatamente la natura regressiva di quel clima di apparente rinnovamento. Capì prima di molti altri che dietro agli urlatori che cominciarono ad affollare le piazze italiane si nascondevano posizioni arcaiche e totalitarie. Nicola nutriva infatti un’avversione profonda per qualsiasi forma di fanatismo, di autoritarismo politico, e avvertiva immediatamente la loro presenza anche dove questi fossero dissimulati. Ricordo la radicalità con cui contestò il governo gialloverde, il diffondersi del sovranismo, nei quali ravvisava una minaccia per quella democrazia rappresentativa e antifascista in cui aveva sempre creduto. Aveva ideali socialdemocratici, ma la sua visione della politica non era facilmente inquadrabile perché agiva in lui un anticonformismo mai sopito, un’insoddisfazione costante per lo status quo.
Anche quando i nostri percorsi politici assunsero direzioni diverse, l’esperienza con Nicola fu per me un ricordo centrale, un momento della mia vita al quale penso con piacere. Addio Nicola, ti ricordo con stima.
Giulio Laroni

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