
La tensione sull’asse Mosca-Varsavia sale alle stelle mentre la diplomazia tra Donald Trump e Vladimir Putin si scontra con la dura realtà del fronte.
Nonostante l’intensa attività diplomatica alla vigilia del vertice di Ankara, il conflitto in Ucraina resta congelato nella sua dimensione più brutale. A confermarlo è Pietro Batacchi, direttore della Rivista Italiana Difesa (RID): «Questa resta una guerra di logoramento. Gli Stati Uniti non hanno tutta questa voglia di mettersi a fare da mediatore tra due posizioni che sono a tutt’oggi inconciliabili».
Il Cremlino ha alzato drasticamente il livello dello scontro verbale e strategico con la NATO, puntando il dito direttamente contro la Polonia. Mosca ha lanciato un avvertimento esplicito a Varsavia: “Sappiamo esattamente dove si trovano gli impianti in cui costruite i droni destinati a Kiev”.
La minaccia non è velata. Individuando i centri logistici e produttivi in territorio polacco, la Russia lancia un messaggio chiaro: I canali di rifornimento occidentali non sono invisibili.
Mosca tenta di intimorire i partner più prossimi a Kiev.
Colpire o minacciare infrastrutture in un paese NATO sposta il conflitto su un crinale pericolosissimo.
Sul fronte diplomatico, gli occhi del mondo sono puntati sul vertice di Ankara. Nelle ore precedenti all’incontro, il presidente statunitense Donald Trump ha avuto un lungo colloquio telefonico – durato un’ora e mezza – con Vladimir Putin.
Nonostante la durata del confronto e la retorica della Casa Bianca sul voler chiudere la partita in tempi rapidi, il bilancio è fallimentare. Nulla è cambiato. I nodi geopolitici restano intatti:
Mosca esige il controllo totale dei territori occupati e la neutralità di Kiev.
Kiev non accetta amputazioni territoriali né compromessi sulla propria sovranità.
Entrambi i contendenti ritengono ancora di poter ottenere vantaggi sul campo di battaglia.
A spegnere i facili entusiasmi su una tregua imminente è l’analisi geopolitica e militare di Pietro Batacchi. Secondo l’esperto della Rivista Italiana Difesa, l’inerzia del conflitto è ormai strutturale. La strategia di logoramento logistico, umano ed economico prosegue senza sosta, e Washington non ha alcuna intenzione di spendere il proprio capitale politico in un negoziato impossibile.
Le posizioni di Mosca e Kiev rimangono inconciliabili. Senza una reale volontà di concessioni da ambo le parti, i lunghi colloqui telefonici e le minacce transfrontaliere rimangono solo lo sfondo di una guerra di trincea destinata a durare.
Diciamolo con la brutale franchezza che questo tempo vigliacco rifiuta: non ci sarà nessuna pace. Un’ora e mezza di telefono tra Trump e Putin è solo fumo, la recita di un Occidente illuso che scambia la diplomazia con la resa. Nulla cambia perché le posizioni rimangono inconciliabili. Questa è una guerra di logoramento, una palude di sangue dove l’America non ha alcuna intenzione di sporcarsi le mani come mediatore.
Giuseppe Basilico

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