• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Il referendum sulle trivelle ma senza trivelle

Queste hanno scavato in mare molti, in qualche caso moltissimi anni fa. Ora al loro posto c’è sostanzialmente un tubo autorizzato a succhiare, finchè il giacimento si esaurirà.

di Beppe Facchetti | 15 Aprile 2016

E’ davvero un paradosso che ogni volta che si ricorre allo strumento iperdemocratico del referendum si debba contemporaneamente raccontare qualche bugia sulla natura del quesito.

E’ accaduto per il nucleare (il voto reale era sulle compensazioni ambientali e un investimento Enel in Francia) e soprattutto per il sistema elettorale (si chiedeva solo di introdurre la preferenza unica). Eppure, da queste astuzie mediatiche, sono scaturite conseguenze epocali, nel primo caso chiudendo un’industria e una ricerca in cui l’Italia era all’avanguardia, e lasciando accese centrali a due passi dal confine, che ci portano quote rilevanti di elettricità, naturalmente da pagare ad altri che non hanno fatto referendum. Quanto al quesito sul cosiddetto maggioritario, 25 anni dopo, siamo ancora alla (vana) ricerca di un metodo elettorale sensato. La buona fede di chi dopo l’entusiasmo referendario si aspettava stabilità di governo e rapporto stretto elettori/eletti, ha avuto in cambio “porcate” varie, tra cui Governi a gogò, interi parlamenti decisi nel chiuso di due stanze, migrazioni bibliche di eletti da una sponda all’altra, con una disinvoltura sconosciuta ai peggiori suk.

Tutto ciò accade ora di nuovo per il referendum del 17 aprile, denominato anti-trivelle (anzi no-Triv, per agganciare i no Tav, della serie non c’è limite al peggio), mentre di tutto si tratta, anziché di bloccare delle trivelle. Queste hanno scavato in mare molti, in qualche caso moltissimi anni fa. Ora al loro posto c’è sostanzialmente un tubo autorizzato a succhiare, finchè il giacimento si esaurirà, soprattutto gas (39 piattaforme) e petrolio (9 impianti), dentro il limite di 22 km dalle coste adriatiche. Dovessimo chiudere il tubo lasciando dentro gli idrocarburi, come vuole il SI, l’ambiente correrebbe davvero qualche rischio, oggi proprio inesistente, anche perché le leggi europee e nazionali hanno inasprito i controlli. Are che le cozze, sotto le piattaforme, non siano sempre di ottima qualità, ma dubitiamo siano peggiori di quelle sugli scogli all’imboccatura dei porti. Uno spunto per dire no-porti?

Per venir incontro alle 9 regioni (7 PD, il partito del governo nazionale, fino a prova contraria) che hanno chiesto il referendum scavalcando la necessità di firme ai gazebi, il Parlamento ha introdotto da mesi un nuovo divieto che riguarda il futuro: niente più nuove perforazioni (questa si, una legge anti-trivelle) nel limite dei 22 chilometri. Ma non è bastato. E’ rimasto in piedi un quesito residuale, molte Regioni hanno dichiarato che se fosse stato solo per quello, non avrebbero promosso alcunchè, ma il 17 aprile si spenderanno lo stesso 300 milioni per consultare il popolo. Se vincesse il SI sarebbero a rischio un numero molto discusso ma certamente alto di lavoratori diretti e dell’indotto, 4.5 miliardi di fatturato, e per lo Stato 800 milioni di tasse e 400 di royalties.

E siccome (meno male) c’è la possibilità concreta che non si arrivi neppure alla metà del 50% più uno dei partecipanti, perché l’opzione della non partecipazione è una delle tre legittime, qualcuno – usando intercettazioni di due anni) ha fatto esplodere lo “scandalo” (fossero tutti così gli scandali…) di un polverone mediatico non in Adriatico ma in Basilicata, il luogo europeo in cui si estraeva – in terraferma – la maggior quota di metano e petrolio. Una benedizione per un Paese che fino ai primi anni ’90 era andato a cercarselo ovunque nel mondo, facendo grande l’ENI di Enrico Mattei, che aveva sfidato sette sorelline vendicative in luoghi in cui ancor oggi di tutto ci si preoccupa, tranne che dell’ambiente e del rispetto della dignità del lavoro.

L’Italia che ha chiuso il nucleare, che ha fatto scappare British Gas da Brindisi, cinque anni e 500 miliardi di lire dopo, per un terminale di rigassificazione approvato ma non mai autorizzato (un capolavoro giuridico), l’Italia che non vuole la pale eoliche che disturbano gli uccelli e accetta solo il fotovoltaico sovvenzionato in bolletta con cifre iperboliche pluriennali, si vergogna di avere petrolio in casa e, chiuderebbe un impianto da decine di migliaia di barili al giorno. Poca cosa in percentuale, ma non ci siamo sempre lamentati della pesantezza del disavanzo energetico?

Impianto comunque già bloccato dalla Magistratura, anche a causa di una ministra (espressa dalla benemerita società civile, non dalla famigerata politica) senza senso dello Stato, cinguettante al telefono.

Ma può bastare questa sventatezza a consentire il disastro economico e di buon senso nascosto dentro le urne?

E il piano B, dopo la vittoria del SI, sarebbe ancor peggio: dopo un po’ (un po’ tanto) di cassa integrazione, i lavoratori oggi a rischio potranno comunque fare altri buchi a 22 km più un metro, dove nessun referendum può arrivare.referendum

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, buon senso, dichiarato, francia, futuro, governo, integrazione, intercettazioni, lavoro, magistratura, mare, mondo, natura, parlamento, pd, referendum, sconosciuta, sistema elettorale, tasse

Info Beppe Facchetti

Beppe Facchetti è stato deputato al Parlamento e responsabile economico del PLI. E’ attualmente vicepresidente di Confindustria Intellect, che federa le associazioni della comunicazione e della consulenza.

Ha sempre lavorato, in aziende, associazioni e istituzioni, nell’ambito della comunicazione d’impresa, materia che ha insegnato all’Università di Perugia e attualmente di Milano. Editorialista di politica economica per “L’Eco di Bergamo”, ha ricevuto nel 2015 la medaglia dell’Ordine per 50 anni di attività pubblicistica. Già membro della Giunta esecutiva dell’ENI, vicepresidente di Sacis Rai, ASM Brescia. Consigliere comunale, provinciale di Bergamo, candidato alla presidenza della Provincia per il centrosinistra.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti