Restiamo a casa.
Nessun ritrovo, nessuna manifestazione. Dunque, un po’ di tempo in più, da dedicare, se vogliamo, alla lettura, alla ricerca, alla memoria: della storia, per esempio; della storia d’Italia, raccomanderei.
Ricorre quest’anno il bicentenario della nascita di Vittorio Emanuele II ( Torino, 14 marzo 1820 – Roma, 9 gennaio 1878 ).
Re di Sardegna per l’abdicazione del padre Carlo Alberto alla fine della prima guerra dell’indipendenza, Vittorio Emanuele “esordisce” a Vignale ( armistizio del 1849 tra il Piemonte e l’Austria ), riuscendo a mantenere in vigore lo Statuto e perciò , unico tra gli Stati preunitari, la monarchia costituzionale. Che ministri come Massimo d’Azeglio e Camillo Cavour guidano magistralmente nel decennio “di preparazione”.
Il buongoverno, la guerra di Crimea, il discorso della corona ( il “grido di dolore”, ricordate ? ), i plebisciti ( magnifico quello toscano ) per l’unione al Piemonte, la seconda guerra di indipendenza con le battaglie di San Martino e Solferino, l’incontro di Teano con Giuseppe Garibaldi, nominato (da Cavour ) generale dei Cacciatori delle Alpi , poi condottiero dei Mille con il manifesto “Italia e Vittorio Emanuele”, portano alla proclamazione del Regno d’Italia il 17 marzo 1861. Dieci anni dopo, con la Breccia di Porta Pia, alla tappa decisiva di Roma capitale.
Per sottolineare le caratteristiche di quel nostro re mi sembrano significative le parole di un repubblicano; repubblicano indipendente e storico: Giovanni Spadolini.
Nell’opera “Gli uomini che fecero l’Italia” ( Longanesi, Milano, 1993 , pagg 229-231) leggiamo: ” Vittorio Emanuele , re d’Italia per grazia di Dio e volontà della nazione…aspirerà ad essere soprattutto il re degli italiani… con la sua monarchia costituzionale che è il risultato e quasi il simbolo dello sforzo congiunto dell’iniziativa diplomatica e del’iniziativa rivoluzionaria…. Egli viene chiamato a impersonare, davanti alla Patria nascente, la nuova sovranità monarchica nata dai plebisciti e consacrata dal Parlamento…….
Re democratico, dunque…re costituzionale..garanzia anche per gli avversari politici…Personalmente si caratterizzava per un’apertura che conquistava i tiepidi, che impressionava gli avversari, che talvolta piegava i nemici…
Una monarchia plebiscitaria, la sua,che aveva abbattuto sette troni e lacerato il potere temporale del Papa…..monarchia laica per definizione e per necessità….monarchia liberale “.
Così Giovanni Spadolini, raccontando gli anni del nostro Risorgimento. Anni del regno d’Italia, certo; che l’attuale Repubblica, tuttavia, non può – e non dovrebbe – dimenticare. Perchè anni di storia. Storia italiana: di tutti noi.
Adalberto Scarlino
P.S. desidero segnalare ai lettori di Pensalibero anche l’articolo
pubblicato oggi sul sito del Comitato risorgimentale fiorentino:

Bravo, professore! La Storia patria va condivisa. Come fanno altri popoli. Certamente, la nostra pone anche delle domande, ma deve restare condivisa, perché sempre fa parte dell’evoluzione positiva, fine di ogni uomo. Ancora bravo, professor Scarlino.