Tutto secondo copione e tradizione propri dei partiti laici e socialisti. Il Partito Socialista Democratico Italiano (ovvero ciò che resta) si spacca ancora, e poco importa che le dimensioni siano totalmente trascurabili.
E’ successo che a Chianciano il presidente del partito, Alberto Tomassini, ha annunciato l’ingresso del PSDI nell’Unione di Centro. Ed ecco, a ruota, la dichiarazione di Luciano G. Calì, portavoce del partito, per informare che “ quanto affermato dal signor Tomassini Alberto” deve intendersi espresso “meramente a titolo personale”.
Calì rende noto anche che “La Direzione Nazionale del PSDI, riunitasi in Roma appena l’11 settembre scorso, ha invece unanimemente rimarcato la volontà di proseguire nella formazione di una grande area politica socialista, riformista, laica e
libertaria, che si ponga al fianco dei cittadini, degli studenti e dei lavoratori, in decisa contrapposizione all’attuale sistema politico
liberticida, assoggettato ai grandi partiti-contenitore privi di idee e di identità.
Un’altra parte della dichiarazione di Calì fa comprendere benissimo, a chi è avvezzo a queste diatribe, che tira aria di scissioneo di espulsione. Tomassini, presidente nazionale del PSDI viene definito signore e non “compagno”. E, per essere ancora più esplicito, avverte che la rappresentanza del partito spetta al segretario Mimmo Magistero, mentre il presidente sarà chiamato a rispondere delle sue posizioni.
Una cosa soltanto non viene spiegata: se la linea del PSDI è quella dell’area riformista, laica e libertaria, perché a Bari,città del segretario nazionale, il partito ha appoggiato il candidato del centro-destra?

Nemmeno Rubbia con il sinsrotone riuscirebbe a scindere una particella atomica con questa geometrica potenza…..