Quadrare il cerchio, come al solito non è facile. Ed è proprio per questo che occorre che tutte le parti responsabilmente in causa facciano almeno un passo indietro.

Se questo è il tema, e francamente non ne vedo altri – salvo che si vogliano discutere o sostenere le ragioni antieuropeiste di Grillo e Maroni o le istanze conservatrici della rinnovata cordata giustizialista del trio Di Pietro, Ingroia e De Magistris -, allora occorre che, indipendentemente dalle scelte di Monti, le forze politiche, direi responsabili, decidano tutte di fare almeno un passo indietro.
Nel campo del centrosinistra, forse ancorchè prematuramente certi della vittoria, Bersani e il Pd hanno la necessità di chiarire i rapporti e quindi le scelte all’interno della coalizione. Lo schema, quello delle primarie del prossimo fine mese, di fatto ha annullato ogni apertura concessa a Renzi attraverso lo svolgimento delle primarie per l’indicazione del candidato a leader di governo. In pratica, per la scelta dei candidati al Parlamento, è stato importato il modello del porcellum. Sul territorio, saranno ovunque i vertici locali del partito a scegliere i candidati e gli elettori che potranno partecipare alle votazioni saranno chiamati ad una mera ratifica delle decisioni già prese nelle sedi nazionale e locali. Tranne poche deroghe, ma sempre a vantaggio dei soliti noti.
E tuttavia, se Renzi e i renziani sono stati messi KO – e si tratta senz’altro di un grave errore sia tattico che strategico -, non certo meglio va a Vendola. Si sarebbe mai potuto pensare, fino a non più di due o tre mesi fa, che Vendola sarebbe stato scavalcato a sinistra addirittura dal trio dell’ex magistratura, pronto ad invocare l’appoggio della Fiom e quindi di almeno parte della Cgil, nonostante i netti dissensi di Bersani e della Camusso?
Nel centrodestra, invece, va detto che Casini, Bonanni, Montezemolo ed altre personalità, tra cui Fini, almeno da qui alle elezioni, non sono riusciti a sbaragliare il campo dalla concorrenza di Berlusconi, quest’ultimo essenzialmente proteso a difesa d’interessi personali e personalistici. L’Udc insiste da molto e più tempo sulla necessità che si rafforzi nel paese una coalizione di centro-sinistra, la sola in grado di sostenere il progetto comune europeo. Casini è stato l’unico a sostenere convintamente l’esperienza del governo Monti.
Esperienza che, per dirla brevemente, da tecnica dovrebbe trasformarsi in politica.
Quadrare il cerchio, come al solito non è facile. Ed è proprio per questo che occorre che tutte le parti responsabilmente in causa facciano almeno un passo indietro. Cosa che, con uno sguardo rivolto essenzialmente al futuro, mi sentirei ancora oggi di chiedere a Bersani e Casini, con buona pace di Vendola e, soprattutto, D’Alema & Berlusconi.

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