
All’Università di Palermo, Dipartimento di Giurisprudenza, c’è un docente che invece di insegnare diritto sembra uscito da un corso accelerato di cialtro-corbellerie da social. La sua idea geniale? “Togliere l’amicizia agli ebrei per farli sentire soli”. Capito? Non parliamo di un bimbominkia su TikTok, ma di un tizio pagato coi soldi pubblici per insegnare la legge.
Invece di spiegare la Costituzione o i diritti fondamentali, lui ti sforna la filosofia dell’“unfriend”: basta un click e oplà, Israele e gli ebrei spariscono, l’antisemitismo diventa un’opzione del menù a tendina. Una roba che neanche al bar dello sport dopo tre birre calde.
La verità è semplice: certi professori non hanno nulla da dire, nulla da insegnare, nulla da lasciare. Sono vuoti come un’aula d’esami a Ferragosto. E allora per sentirsi qualcuno tirano fuori la carta più miserabile che l’umanità conosca: l’odio contro gli ebrei, i risentimenti gratuiti contro il diritto all’ esistenza di Israele. È il loro antidepressivo, il loro modo di darsi un tono. Senza quell’odio sarebbero solo ombre che parlano al muro.
E allora eccolo, il giurista del nulla, che in cattedra pontifica come un santone della stupidità. I suoi studenti lo guardano e pensano: “Professò, ma lei il diritto lo ha studiato su Wikipedia o sulla Smemoranda?”.
Alla fine resta l’immagine squallida di un uomo che vive nell’oscurità e si regge solo su un odio vecchio e puzzolente come un frigorifero staccato da mesi. Non è giurisprudenza, è miseria umana. E il vero processo lo sta già subendo: quello della storia, che ai buffoni non concede appello.
Piero Terracina

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