Il problema grosso è l’Europa non la Grecia
Pubblicato in : Editoriale, Il punto del Direttore
Info Nicola Cariglia
Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Caro Nicola, dovresti spiegare ai lettori che il problema, alla luce dei fatti, non è né la Grecia, né l’Europa….il problema è l’inutilitia di interpellare il popolo per decisioni che alla fine niente hanno a che fare con quelle espresse nelle urne.
Finiamola di spendere soldi e tempo per organizzare voti che non servono a nulla, visto che poi i parlamenti non applicano piu quanto deciso e voluto dai popoli, l’Italia con lo spocchioso al potere, ha già abdicato alla democrazia, che lo facciano anche gli altri Paesi.
Certo, il problema è generale ma riguarda di piu chi ha forti debiti. Mentre il “nostro” fa il coaching ai suoi leccapiedi su come stare in TV e su cosa dire (non riesce piu a vendere aria in scatola agli italiani…), il FMI ci dice che la ripresa dell’Italia è debole e lenta e le riforme non ancora efficaci…..gufi anche loro?!? L’Italia è prossima sulla lista, ma adesso se Grecia esce dall’euro, che diranno tutti i paesi che per restare nell’euro hanno dato lacrime e sangue?
Piu che Europa unita nella pace, sembra sempre Europa piu divisa e ostile nel suo interno su TUTTO!
Caro Nicola, l’Europa resta e resterà l’Europa dei burocrati e degli euroceti parassitari perché è l’unico modo per nascondere che un’Europa politica riporterebbe a galla le millenarie diversità tra le nazioni, diversità di cui anche la cosiddetta comune matrice cristiana risulta una verniciatura antica ma verniciatura, per non dire delle pulsioni apparentemente cosmopolite appiccicate dai tecnomercato. Siamo diversi e irriducibili, e la diversità degli Europei fa scandalo al pensiero unico dominante, e all’idea che la soddisfazione dei bisogni inventati possa portare di per sé all’unità politica, vedi TTIP. E’ pur vero che anniversari del primo e secondo conflitto ci stanno ossessionando da anni con documentari di trincee infernali e macelleria relativa – a proposito perché un morto in guerra viene ripreso come un divo e un morto in auto è coperto da un lenzuolo? – ma a parte queste considerazioni su come viene pilotata la nostra emotività, potremmo restare un continente di nazioni diverse, con intatta sovranità nazionale e minimi accordi commerciali, però senza il ricatto di una guerra. Un’Europa delle diversità nazionali che quindi rinunci alle velleità dell’unità politica, fa scandalo, è intollerabile per lo schemino della fratellanza universale interpretata dalle banche.