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Il problema di “capirsi”

di Fabrizio Binacchi | 2 Dicembre 2011

Alla base c’è che ..“non si sono capiti”. Non si sono intesi, non si sono spiegati,o non a sufficienza. E così per una crisi di comprensione, del fenomeno e dei rimedi,  è partita la prima aggravante della crisi greca. Che forse, se si fossero capiti davvero, l’avrebbero presa dall’altra parte dalla matassa. Invece di colpire, chiudere, tagliare, abbassare, avrebbero potuto dare un po’ di credito e inserire molle di crescita reattiva e sollevare invece di abbattere. Sulla carta, almeno. Un po’ come fece Obama con il sistema bancario dopo il tracollo 2008. Tanta liquidità. Sembra che  non si capiscano nemmeno più gli economisti tra di loro. Chi dice che siamo già al dopo euro, chi dice che siamo già alla svolta di un euro alla riscossa. E come dice  il collega Corradino Mineo in realtà gli economisti sono degli ideologi. Fatto sta che oltre alla crisi di liquidità, alla crisi di futuro, alla crisi dei consumi e alla crisi delle feste, le prossime feste, c’è una crisi di comprensione cerebrale. Perché non si sono capiti e non capiamo. E’ colpa o merito della Merkel? E’ colpa o merito di Papandreu? L’euro è e sarà un costo o diventerà una ricchezza in sé? Certo mettiamo al riparo i fondamentali. Che sono: se c’è una moneta da battere ci vuole un sistema istituzionale dietro che la batta bene, cioè una vera unione politica ed economica, cosa che non è l’Europa di oggi, e una Banca centrale che abbia tutti gli strumenti per gestirla, cosa che non è la Bce di oggi. Secondo. E’ vero che oltre ai fondamentali tecnico giuridici c’era  e c’è da guadagnare un fondamentale impalpabile ma importantissimo a cui fare riferimento che è la fiducia. Se non hai fiducia in una istituzione, in un governo, in un mercato, in una banca è inutile alambiccare di strumenti e btp. Morale. Ormai quasi tutti hanno capito che all’inizio della crisi cosiddetta epocale pochi, pochissimi, avevano capito che non era una crisi come un’altra e che non andava affrontata con i soliti criteri asfittici dell’austerità e dei tagli fini a sé stessi, se non accompagnati da un cambiamento sistemico. Non solo chi doveva accorgersene se n’è accorto in ritardo, ma addirittura nel  capire che le medicine erano sbagliate ci ha messo più tempo dell’effetto delle medicine. Che è tutto dire. Insomma oltre alle crisi di tassi e di scambi, di produttività e di liquidità si è affacciata prorompente la crisi cognitiva, una conclamata incapacità dimettere insieme i fattori essenziali per risolvere un problema.  Che alla fine, non vorrei, dire, sembra ancora più grave. Altroché “pensiero divergente”!Perché è crisi di cervello oltre che di metodo. Per questo il gran silenzio dei ministri di questi ultimi giorni è da premiare. Dopo un’orgia indistinta di analisi e proposte, di misure accese e spente, di annunci e marce indietro, la vera svolta stava e sta nel silenzio operoso. Chi sa pensare e fare, pensi e faccia, chi deve controllare e votare, controlli e voti, chi deve applicare applichi, chi deve sanzionare  sanzioni,  ma per favore fateci capire che avete capito. Il male e le medicine. Non c’è niente di peggio di un medico che ci prescrive un antibiotico a noi che stiamo lì malaticci nel letto e dopo aggrotta le sopracciglia e dice beh no forse era meglio un sulfamidico, ma no basta un analgesico. Cosa voleva la Merkel dalla Grecia e dall’euro? Cosa voleva Zapatero dalla Germania e dai mercati? Il problema è capirsi. Appunto.

Pubblicato in : CornerBlogTag: banca centrale, crisi, euro, grecia, merkel, monti, papandrey, sarkozy

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Trevigiano

    2 Dicembre 2011 alle 18:29

    Caro Fabrizio,
    Se il problema è capirsi, decidiamo subito se sono io che non ho capito o sei tu che preferisci farne a meno.
    Se ho capito, questa crisi è stata causata dal ritiro di liquidità in previsione di un attacco all’Iran.
    In tale caso nessuno ne parla, ma furbescamente tutti si preparano alla madre di tutte le guerre, l’Iraq un giochino al confronto, più simile il Vietnam, altrimenti non resterà che accettare che oltre al Pakistan anche l’Iran entri nel Club H.
    Ovviamente questa liquidità va e viene, gira e rigira, secondo voci da cui noi comuni Cittadini, siamo totalmente esclusi, gettone minimo per partecipere al la sai l’ultima, un miliardo di capitale liquido, oppure leggi il Corriere.

    Rispondi

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