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Il prezzo della guerra alla pompa

Il prezzo della guerra si misura anche alla pompa di benzina. In Italia lo stiamo scoprendo in queste ore, mentre il conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele entra in una fase sempre più incerta e pericolosa. Il blocco dello stretto di Hormuz, il passaggio marittimo da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale, ha già prodotto il primo effetto concreto: l’aumento immediato dei prezzi dell’energia e dei carburanti. Le quotazioni del greggio hanno ripreso a correre e la benzina ha iniziato a salire rapidamente anche nelle stazioni di servizio italiane. I primi rialzi hanno portato il prezzo del carburante oltre 1,80 euro al litro in diverse aree del Paese, ma si tratta soltanto dell’inizio del trasferimento a valle dei rincari internazionali. È una dinamica già vista nella storia recente: la geopolitica colpisce le rotte dell’energia e l’onda d’urto arriva direttamente nelle tasche dei cittadini. Nel Golfo Persico oggi sono centinaia le petroliere ferme o costrette a rallentare la navigazione, mentre circa mille navi attendono di poter attraversare lo stretto, con conseguenze immediate sull’offerta mondiale di petrolio.

di Cesare Mannucci | 6 Marzo 2026

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Il prezzo della guerra si misura anche alla pompa di benzina. In Italia lo stiamo scoprendo in queste ore, mentre il conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele entra in una fase sempre più incerta e pericolosa. Il blocco dello stretto di Hormuz, il passaggio marittimo da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale, ha già prodotto il primo effetto concreto: l’aumento immediato dei prezzi dell’energia e dei carburanti.

Le quotazioni del greggio hanno ripreso a correre e la benzina ha iniziato a salire rapidamente anche nelle stazioni di servizio italiane. I primi rialzi hanno portato il prezzo del carburante oltre 1,80 euro al litro in diverse aree del Paese, ma si tratta soltanto dell’inizio del trasferimento a valle dei rincari internazionali.

È una dinamica già vista nella storia recente: la geopolitica colpisce le rotte dell’energia e l’onda d’urto arriva direttamente nelle tasche dei cittadini. Nel Golfo Persico oggi sono centinaia le petroliere ferme o costrette a rallentare la navigazione, mentre circa mille navi attendono di poter attraversare lo stretto, con conseguenze immediate sull’offerta mondiale di petrolio.

Il problema è che l’Europa – e l’Italia in particolare – restano economie fortemente dipendenti dall’energia importata. Anche se il Vecchio continente ha diversificato le fonti dopo la crisi ucraina, l’equilibrio dei mercati resta fragile: basta un’interruzione di uno dei principali corridoi energetici globali per provocare scosse violente sui prezzi.

Non a caso gli analisti temono che una crisi prolungata nello stretto di Hormuz possa spingere il petrolio verso quota 100 dollari al barile o oltre, con inevitabili ripercussioni sull’inflazione e sulla crescita economica europea.

Per l’Italia, già appesantita da un debito pubblico elevato e da una crescita debole, l’impatto rischia di essere particolarmente duro. I carburanti sono una componente essenziale del sistema produttivo: trasporti, logistica, agricoltura e industria dipendono direttamente dal costo dell’energia. Ogni aumento alla pompa si traduce in un aumento generalizzato dei prezzi e in una perdita di potere d’acquisto per famiglie e imprese.

La domanda che molti economisti si pongono è quanto a lungo l’Europa possa reggere un nuovo shock energetico dopo quello provocato dall’invasione russa dell’Ucraina. Allora il continente reagì con un enorme sforzo di diversificazione e con interventi pubblici straordinari. Ma oggi le risorse finanziarie sono più scarse e la stanchezza economica è evidente.

C’è poi l’incognita politica e militare. Washington ha lasciato intendere che le operazioni contro l’Iran potrebbero durare settimane, ma nessuno è in grado di escludere un conflitto più lungo e più ampio.

Il rischio di escalation è reale. Se la Repubblica islamica degli ayatollah dovesse resistere più del previsto, o se altri attori regionali venissero trascinati nel conflitto, lo stretto di Hormuz potrebbe restare instabile per mesi. E in quel caso non si tratterebbe più soltanto di rincari temporanei, ma di una nuova crisi energetica globale.

La verità è che la guerra in Medio Oriente si combatte anche lontano dal fronte. Si combatte nelle fabbriche europee che vedono aumentare i costi, nei bilanci delle famiglie e nei conti pubblici degli Stati.

E ancora una volta l’Europa si scopre fragile: economicamente esposta, politicamente divisa, strategicamente dipendente da equilibri che si decidono altrove.

La benzina più cara è soltanto il primo segnale. Il conto della guerra, purtroppo, rischia di essere molto più salato.

Cesare Mannucci

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Cesare Mannucci

Direttore Responsabile ad interim, già Vice Direttore vicario di PensaLibero.it, svolge una intensa attività giornalistica da oltre 40 anni. Ha cominciato nel settimanale L’Eco di Milano e provincia, come collaboratore, per ricoprire poi incarichi di responsabilità come caposervizio, caporedattore sino alla condirezione dello stesso. E’ stato collaboratore esterno del quotidiano del pomeriggio La Notte (gruppo Rusconi Editore), e per oltre 24 anni giornalista al quotidiano nazionale Il Giorno (Eni e poi Poligrafici Editoriale) per il quale si è occupato di cronaca nera, amministrativa, sindacale e giudiziaria. Componente del Cdr de Il Giorno in qualità di fiduciario. E’ stato anche collaboratore del quotidiano della Cei, L’Avvenire e dell’Unione Sarda. Ha svolto, inoltre, intensa attività politica come Sindaco del comune milanese di Mediglia, Vicepresidente vicario del consiglio direttivo del Parco Agricolo del Sud Milano, per il quale è stato componente del consiglio d’amministrazione di Fedenatur la rete dei parchi periurbani della Comunità Europea (con sede a Barcellona) in rappresentanza della Provincia di Milano. Componente del comitato tecnico intercomunale per la trasformazione del Consorzio dell’Acqua Potabile di Milano (Cap) in società di capitali (Cap Holding SpA). E’ stato anche delegato per la Lombardia al congresso nazionale dell’ Associazione nazionale comuni italiani (Anci) del 1999 a Catania. Capo Segreteria a Milano di un noto europarlamentare (2016). Consigliere comunale all’opposizione a San Donato Milanese, cittadella che ospita Metanopoli e il quartiere generale dell’Eni (2017-2022). Da giugno 2022 Consigliere comunale di minoranza a Dresano (Mi). Dal 2023 al 2024 Responsabile della comunicazione di un conosciuto europarlamentare pavese. Direttore Responsabile de “Il Giornale dei Laghi” mensile della Gestione Navigazione Laghi-Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (dal luglio 2025)

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