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Il prezzo del ridicolo

Prima ancora che il petrolio, il governo Meloni rischia di non riuscire a pagare il prezzo del ridicolo. Già ci si era fatti un sacco di risate quando due comici russi presi per alti dignitari africani, avevano intrattenuto il presidente del consiglio in una lunga telefonata sul piano Mattei. E questi in fondo erano ancora gli incerti di un mestiere. Chi si affaccia per la prima volta alle luci della ribalta internazionale, merita un minimo di incoraggiamento. Anche la presenza del presidente del Consiglio nella platea dell’insediamento del presidente Trump, era una bizzarria istituzionale. In genere ci si reca l’ambasciatore italiano in America e forse nemmeno quello. Voglia di protagonismo. Poca cosa. Il caso San Giuliano fu molto più eclatante. La vistosa ferita sulla fronte del povero ministro della Cultura ha fatto il giro del mondo. L’hanno vista sino in Bangladesh. Fortuna che le dimissioni in diretta al Tg1, diedero un tono patetico alla questione, passata più o meno in fretta in cavalleria.

di Riccardo Bruno | 5 Aprile 2026

Prima ancora che il petrolio, il governo Meloni rischia di non riuscire a pagare il prezzo del ridicolo. Già ci si era fatti un sacco di risate quando due comici russi presi per alti dignitari africani, avevano intrattenuto il presidente del consiglio in una lunga telefonata sul piano Mattei. E questi in fondo erano ancora gli incerti di un mestiere. Chi si affaccia per la prima volta alle luci della ribalta internazionale, merita un minimo di incoraggiamento. Anche la presenza del presidente del Consiglio nella platea dell’insediamento del presidente Trump, era una bizzarria istituzionale. In genere ci si reca l’ambasciatore italiano in America e forse nemmeno quello. Voglia di protagonismo. Poca cosa. Il caso San Giuliano fu molto più eclatante. La vistosa ferita sulla fronte del povero ministro della Cultura ha fatto il giro del mondo. L’hanno vista sino in Bangladesh. Fortuna che le dimissioni in diretta al Tg1, diedero un tono patetico alla questione, passata più o meno in fretta in cavalleria.

Ci sarebbe ben poco da ridere sulle dimissioni del sottosegretario Delmastro, per lo meno fino a quando non è saltato fuori l’avvocato della famiglia Caroccia che lo ha definito un benefattore. Resta solo da capire la ragione di tanta generosità da parte di un membro del governo nei confronti di un inquisito per reati di associazione mafiosa. Con tanta gente che ha bisogno, perché mai scegliere proprio uno che nemmeno conosceva. Vai a sapere. Sarebbero anche ridicole le dimissioni di un capo di gabinetto al posto del ministro della Giustizia. Viene spontaneo pensare che chi davvero portava i pantaloni a via Arenula fosse la dottoressa Bartolocci. Nordio sta sulla poltrona come un vecchietto sulla sedia a dondolo.

Tutto questo è nulla in confronto ad una collega giornalista che si presenta ad una radio legata a Fratelli d’Italia per far sapere della sua relazione sentimentale con il ministro degli Interni. Piantedosi è un sessantenne pur sempre coniugato. Se va bene essere per ragioni sentimentali una sfascia famiglie, perché renderlo pubblico? Senza considerare la delicatezza del ruolo ricoperto dal ministro. Ad uno che non sa tenere a bada l’amante, il governo ha affidato la sicurezza del paese. Stiamo sereni.

La sconfitta referendaria, in confronto alla classe dirigente esibita dal governo in quattro anni, appare una bagatella. Inevitabile che diventino sempre più fitte le voci sulle dimissioni di un governo che così descritto appare alla deriva. Meno male che il governo ha salda la politica estera. Si era iniziato con il ministro della Difesa che dichiarava che in caso di attacco l’Italia non sarebbe in grado di difendersi. Crosetto si era dimesso? Certo che no, contava sulla Nato. Poi l’America, il maggiore azionista della Nato, ti chiede le basi e quelle vengono negate. Giustissimo. Se il governo non condivide le scelte statunitensi in medio oriente, giudicandole estranee al diritto internazionale, deve trarne le debite conseguenze. Al che non si capisce il comunicato in cui si annuncia che i rapporti con gli Usa resterebbero invariati. A Palazzo Chigi, sognano o son desti? Quando Trump straparla che vuole lasciare la Nato, con chi ce l’ha, secondo il governo?

Non è un caso che il presidente Conte abbia colto l’occasione al volo e se ne sia andato subito a pranzo con il famoso inviato statunitense di Trump in Italia. Questo quando la Schlein pone Trump allo stesso rango di Putin. Bonelli e Fratoianni, pure sotto. Alla fine della fiera, gli italiani ,chissà. Gli americani punteranno su qualcuno veramente affidabile.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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