
Alla Biennale dell’Economia Cooperativa 2026 che si è svolta a Milano dal 9 al 10 ottobre 2026, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato al Presidente della Lega Nazionale delle Cooperative e Mutue, Simone Gamberini, il seguente messaggio:
“La Biennale dell’economia cooperativa coincide, quest’anno, con i 140 anni dalla fondazione della Lega Nazionale delle Cooperative e Mutue e si apre con l’ambizione di indirizzare al Paese un manifesto sul ruolo che la cooperazione può svolgere oggi per la crescita dell’Italia.
L’impresa cooperativa, fondata sul principio della utilità sociale, è vettore di benefici su ampia scala. Il modello mutualistico che propone coinvolge e riguarda le comunità dei lavoratori e dei consumatori che ad esso si rivolgono, con un effetto generativo che interpella territori e settori produttivi.
L’economia cooperativa, accanto a positive esternalità economiche, realizza virtuosi effetti ambientali, civili e sociali, con un significativo impatto sulla qualità della vita delle comunità.
I principi del movimento cooperativo di solidarietà, uguaglianza, partecipazione, applicano e danno concretezza ai fondamenti della Costituzione.
L’economia cooperativa, nelle plurime attività che la caratterizzano, opera, quindi, come agente della Costituzione, nel raggiungimento di finalità di progresso e coesione sociale.
Nell’ottantesimo anniversario della scelta del popolo italiano, mi è grato esprimere l’apprezzamento della Repubblica al movimento cooperativo per il contributo che ha recato e reca all’affermazione dei diritti sociali nel nostro Paese e, con essa, al consolidamento delle istituzioni democratiche. A tutti i partecipanti rivolgo un cordiale saluto”.
Con la chiusura a Milano della Biennale dell’Economia Cooperativa, che ha celebrato i 140 anni dalla fondazione di Legacoop, inizia una nuova fase dopo aver lanciato la proposta di costruire un nuovo Patto per l’Italia, capace di mettere insieme istituzioni, imprese, lavoro e società civile intorno a un progetto condiviso di crescita economica e coesione sociale.
Due giornate che hanno portato al centro del confronto politico ed economico nazionale il ruolo della cooperazione nelle grandi trasformazioni del Paese. La partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, della politica, del mondo imprenditoriale, accademico e sociale ha confermato la Biennale come hub, luogo di dialogo tra esperienze, culture e visioni differenti, accomunate dalla necessità di individuare nuove risposte alle sfide dell’Italia.
Il presidente di Legacoop, Simone Gamberini, dichiara: “Da Milano lanciamo un messaggio chiaro: la cooperazione è una parte dell’economia italiana che vuole assumersi una responsabilità più grande. Vogliamo contribuire a decidere dove deve andare il Paese, come deve crescere e soprattutto chi deve partecipare a quella crescita”.
Casa, sanità, lavoro, transizione energetica, innovazione, intelligenza artificiale, sviluppo industriale e riduzione delle disuguaglianze sono stati al centro del confronto. Questioni che richiedono investimenti, una visione di lungo periodo e la capacità di mobilitare risorse pubbliche e private.
Gamberini, nel suo discorso ha anche detto: “La sfida che abbiamo davanti riguarda anche il futuro dell’Europa. Abbiamo bisogno di un’Unione europea che torni a investire nella propria capacità industriale, nell’innovazione e nella coesione sociale, senza lasciare indietro territori e persone. La competitività europea non può fondarsi soltanto sulla riduzione dei costi, ma sulla qualità del lavoro, sulla capacità di creare valore e di distribuirlo. In questa prospettiva, la cooperazione può contribuire a costruire un modello europeo di sviluppo più forte, autonomo e inclusivo. L’Italia non ha bisogno dell’ennesima contrapposizione tra Stato e mercato, tra crescita e giustizia sociale, tra competitività e diritti. Ha bisogno di un nuovo patto che tenga insieme ciò che troppo spesso abbiamo considerato incompatibile. La cooperazione può essere uno degli strumenti per realizzarlo, perché conosce il valore dell’impresa, ma anche quello delle persone e delle comunità che rendono possibile la creazione della ricchezza”.
La Biennale segna anche un ulteriore passaggio nel percorso di apertura che Legacoop sta portando avanti: un’organizzazione sempre più impegnata a dialogare con il mondo delle imprese, della finanza, della ricerca, delle istituzioni e con interlocutori internazionali, nella convinzione che le grandi sfide economiche e sociali non possano essere affrontate dentro confini settoriali o associativi.
Gamberini ha sottolineato: “Vogliamo una cooperazione capace di confrontarsi con il mondo, contaminarsi con idee nuove, costruire alleanze e misurarsi con le grandi trasformazioni dell’economia. La nostra identità diventa più forte quando siamo capaci di mettere i nostri valori al servizio di un progetto più grande”.
Un’ambizione che guarda anche alle nuove generazioni e alla necessità di costruire condizioni favorevoli alla nascita di nuove imprese cooperative, capaci di interpretare i cambiamenti del lavoro, della tecnologia e della società.
Il presidente di Legacoop ha evidenziato: “Abbiamo celebrato 140 anni di storia straordinaria, ma la sfida dei prossimi 140 anni è dare ai nostri giovani la possibilità di costruire le cooperative che ancora non esistono per produrre benessere per i loro soci e le loro famiglie. È questa la responsabilità che sentiamo verso il futuro. Il lavoro avviato alla Biennale proseguirà nei prossimi mesi attraverso il confronto con le istituzioni, le forze economiche e sociali e i territori, per tradurre le proposte emerse in iniziative e percorsi concreti.
Il Patto è una richiesta rivolta alla politica, che la politica ha accolto qui a Milano. È una proposta di responsabilità condivisa. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, a investire, innovare e costruire nuove alleanze. Perché il futuro dell’Italia non si aspetta. Si costruisce. E si costruisce insieme”.
In questa manifestazione, il Premio Nobel per l’Economia 2025 ha dialogato con l’ex presidente del Consiglio e della Commissione UE Romano Prodi su crescita, intelligenza artificiale e futuro dell’Europa, perché non dobbiamo rinunciare al nostro modello sociale, ma migliorarlo.
L’Europa deve smettere di essere un’imitatrice e diventare un’innovatrice di frontiera, senza però sacrificare il proprio modello sociale. Le cooperative possono avere un ruolo centrale nel tenere insieme innovazione, protezione e inclusione. In sintesi, è questo il messaggio che Philippe Aghion, Premio Nobel per l’Economia 2025, docente al Collège de France, all’INSEAD e alla London School of Economics, ha lanciato dal palco della Biennale dell’Economia Cooperativa di Legacoop. Rivolgendosi alla platea, ha detto: “Ammiro tantissimo quello che fate perché si tratta sempre di innovare in un modo inclusivo”.
Secondo Aghion, gli Stati Uniti sono più avanti sull’innovazione ma molto indietro su disuguaglianze e protezione sociale. Lo dimostrano l’indice di Gini, i tassi di povertà e le cosiddette “morti per disperazione” nella classe media americana non qualificata, molto più frequenti che in Europa grazie al migliore accesso ai servizi. La strada indicata è combinare i punti di forza dei due modelli, attraverso tre politiche.
La prima è la flexsecurity di tipo danese: chi perde il lavoro riceve sostegno e formazione per tornare sul mercato. È uno strumento ancora più necessario con l’intelligenza artificiale, che distrugge posti di lavoro e ne crea di nuovi. Qui Aghion ha indicato esplicitamente il ruolo del movimento cooperativo. Invece di chiudere le aziende, le cooperative possono offrire un modello di ristrutturazione costruttiva, che salvaguarda le competenze e permette di innovare insieme, conciliando innovazione, protezione e inclusione.
La seconda è l’istruzione. L’economista ha citato la riforma finlandese degli anni Settanta, che rese l’istruzione gratuita e universale. Dopo la riforma è aumentata in modo significativo la probabilità che i figli di famiglie a basso reddito diventassero inventori. Secondo l’economista: “Così si evita la perdita di cervelli: ci saranno nuovi Einstein e nuove Marie Curie”.
La terza è la concorrenza. Più innovazione significa più mobilità sociale, perché i nuovi talenti possono entrare nel mercato.
Dal secondo dopoguerra alla metà degli anni Ottanta l’Europa ha recuperato terreno sugli Stati Uniti, grazie alla ricostruzione e a un buon sistema di istruzione. Poi ha mancato la rivoluzione informatica. Gli americani sono passati all’alta tecnologia, mentre l’Europa è rimasta all’innovazione incrementale delle tecnologie intermedie. Oggi il grande innovatore non sono più solo gli Stati Uniti, ma la Cina. Aghion ha ricordato che la diagnosi era già nel rapporto voluto da Romano Prodi nel 2003, prima dei rapporti Draghi e Letta. Servono capitale di rischio, grandi investitori istituzionali come i fondi pensione, una “DARPA europea” e una politica della concorrenza meno restrittiva. Serve anche una potenza di calcolo europea per l’intelligenza artificiale.
La proposta politica è una coalizione di Paesi di medie dimensioni che condividono democrazia, Stato di diritto e modello sociale.
Oltre ai Paesi europei, Aghion ha citato Regno Unito, Canada, Australia e Corea, per diventare “padroni del nostro destino” senza dover chiedere permessi né a Washington né a Pechino.
Nel panel successivo, l’ex presidente del Consiglio e della Commissione UE Romano Prodi ha aggiunto un tema: oltre a essere protagonista nella ricerca, l’Europa deve puntare subito sulla diffusione dell’intelligenza artificiale nei diversi settori produttivi, dall’agricoltura alla meccanica strumentale. Aghion ha concordato. L’Europa è alla pari con gli Stati Uniti nelle pubblicazioni scientifiche sull’IA, ma indietro di anni nella commercializzazione, dove la Cina è già davanti. Alla domanda se l’Europa possa creare un campione dell’IA competitivo a livello mondiale, la risposta è stata “penso di sì”. L’Europa ha dati, ricercatori straordinari, energia nucleare, risparmi e una cultura della tutela della persona.
Sulla Cina, Prodi ha osservato che il Paese è competitivo contemporaneamente nelle magliette e nei satelliti, un fatto che “rivoluziona la teoria dei vantaggi comparati”. Per Aghion l’Europa deve chiedere alla Cina di produrre in Europa e trasferire tecnologia come condizione per accedere al mercato europeo.
Sul piano politico, Prodi ha insistito sul fatto che l’Europa avanza solo quando Francia e Germania sono “fratelli”, e non semplicemente buoni amici. Ha ricordato che le grandi decisioni europee “si fanno col cuore”, con un aneddoto dei tempi della nascita dell’euro. Oggi, ha detto, servono una difesa comune e il superamento del diritto di veto, anche per rispondere alla paura che spinge il voto verso l’estrema destra. Ha espresso preoccupazione per una ripresa tedesca sempre più legata all’industria della difesa. L’ex presidente del Consiglio ha anche segnalato il rischio di una crisi democratica in cui, per la debolezza dei popolari, l’estremo comanda.
Infine, Aghion ha riconosciuto che la Francia deve “mettere a posto la propria casa”. Deve approvare un bilancio entro dicembre ed evitare che Marine Le Pen diventi presidente: “Con lei non ci sarà nessun Draghi, nessun Prodi”. Ha inoltre proposto di affidare politica industriale e concorrenza a un unico commissario europeo.
Al convegno sono intervenuti anche il ministro Lollobrigida, Prandini (Coldiretti), Fini (Cia Agricoltori) e Caselli (Granlatte) rilanciano la necessità di tutelare le risorse agricole europee, garantire la redditività delle imprese e rafforzare le filiere attraverso innovazione, aggregazione e investimenti nelle infrastrutture idriche.
Difesa delle risorse destinate all’agricoltura nel bilancio europeo, centralità del settore primario e investimenti per rafforzare le filiere sono stati i punti principali dell’intervento del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida durante il panel dedicato al settore agroalimentare della biennale di Legacoop.
Il ministro ha rivendicato il risultato ottenuto dall’Italia nella trattativa sul futuro bilancio dell’Unione europea, sottolineando che il lavoro condotto insieme al mondo associativo ha consentito di recuperare risorse rispetto alla proposta iniziale della Commissione europea e di ottenere, per la prima volta, un’inversione della tendenza al decremento degli investimenti in agricoltura. Lollobrigida ha tuttavia evidenziato le criticità ancora aperte, a partire dai tagli previsti per il settore della pesca, giudicati inaccettabili e da recuperare nel corso del negoziato.
Il ministro ha contestato l’ipotesi di una nuova nazionalizzazione delle scelte agricole europee, sostenendo la necessità di mantenere una politica comune e di riconoscere alla sovranità alimentare una dimensione europea. L’agricoltura, ha ricordato, è al centro del progetto comunitario fin dai Trattati di Roma, come strumento di sicurezza alimentare, tutela ambientale e coesione tra i Paesi membri.
A sostegno del ruolo del settore, Lollobrigida ha richiamato i risultati raggiunti dall’agroalimentare italiano in un contesto internazionale difficile: nel 2024 il valore aggiunto dell’agricoltura italiana ha raggiunto i 46,6 miliardi di euro, risultato confermato nel 2025, mentre l’export agroalimentare è arrivato a 72,6 miliardi di euro. Numeri che, secondo il ministro, testimoniano la capacità del sistema italiano di affrontare le crisi internazionali e rafforzare la propria competitività.
Lollobrigida ha inoltre ricordato gli investimenti messi in campo negli ultimi anni per sostenere il comparto, con interventi sulle filiere, sull’energia e sulle infrastrutture idriche. In particolare, ha richiamato i 3 miliardi di euro destinati al fotovoltaico senza consumo di suolo e gli 1,2 miliardi per la gestione dell’acqua, pur riconoscendo che le risorse non sono ancora sufficienti a risolvere le criticità strutturali del Paese. L’Italia, ha sottolineato, riesce a trattenere soltanto circa l’11% della risorsa idrica disponibile.
Il ministro ha infine ribadito la necessità di un approccio di sistema, nel quale istituzioni, imprese, lavoratori, sindacati e associazioni territoriali contribuiscano insieme a sostenere il settore. Un modello di collaborazione che, secondo Lollobrigida, ha permesso all’Italia di consolidare i propri risultati anche in una fase segnata da tensioni geopolitiche, conflitti e rincari dei costi di trasporto. Tuttavia, il ministro non ha prospettato un piano per risolvere il problema delle risorse idriche che in Sicilia ha la più alta criticità.
Per il presidente di Coldiretti Ettore Prandini, la priorità è restituire redditività alle imprese agricole, oggi strette tra l’aumento dei costi di produzione, la riduzione dei prezzi riconosciuti agli agricoltori e gli effetti sempre più pesanti dei cambiamenti climatici.
Dal palco della biennale di Legacoop, Prandini ha annunciato l’intenzione di presentare, con un emendamento alla prossima legge di bilancio, una proposta per modificare il modello del servizio di ristorazione pubblica a partire dalle mense scolastiche: non più la prevalenza del criterio del prezzo più basso, ma una maggiore attenzione alla qualità del cibo e al giusto riconoscimento economico dei produttori. Una scelta che, nelle intenzioni, punta anche a garantire a tutti i bambini l’accesso a un’alimentazione di qualità.
Prandini ha descritto una situazione di forte sofferenza per il settore primario, richiamando alcuni dati: il prezzo dell’olio d’oliva è in calo del 50%, quello del latte riconosciuto ai produttori è in diminuzione del 24% e i prezzi della frutta sono in flessione del 20%, mentre il costo del gasolio è quasi raddoppiato. Una combinazione di fattori che, secondo il presidente di Coldiretti, sta mettendo in difficoltà le imprese e rende sempre più difficile coprire i costi di produzione. Così Prandini ha sostenuto: “La risposta deve partire dal riequilibrio delle filiere. Noi agricoltori dobbiamo trarre il nostro reddito dai prodotti che vendiamo. La PAC (Politica agricola comune) è fondamentale, la dobbiamo difendere, ma non dobbiamo prendere il reddito degli agricoltori dalla Pac. Occorre invece costruire rapporti più equi lungo tutta la catena del valore, affinché la parte agricola possa remunerare il proprio lavoro e continuare a garantire la tenuta economica, ambientale e sociale dei territori rurali”.
In questo percorso, Prandini ha attribuito un ruolo centrale alla cooperazione e all’aggregazione delle imprese. Poi ha osservato: “Le cooperative consentono agli agricoltori di governare direttamente il sistema e di redistribuire al proprio interno il valore generato lungo la filiera. Un modello da rafforzare per accrescere il potere contrattuale delle aziende e sostenere gli investimenti. Altro fronte decisivo è quello dell’innovazione tecnologica. Oggi, soltanto il 10% del patrimonio delle imprese agricole italiane ha investito in innovazione. Gli investimenti realizzati negli ultimi anni ammontano complessivamente a 2,5 miliardi di euro, ma l’obiettivo è arrivare a 6 miliardi nell’arco dei prossimi quattro anni, anche attraverso la reintroduzione degli incentivi Transizione 4.0. Digitalizzazione, connettività nelle aree rurali e agricoltura di precisione sono strumenti fondamentali per migliorare l’efficienza produttiva, garantire la tracciabilità e valorizzare la qualità delle produzioni italiane sui mercati internazionali. La sfida, non è competere sulle grandi quantità, ma sulle eccellenze, riconoscendo ai prodotti il giusto prezzo e il giusto valore”.
Prandini ha poi richiamato l’urgenza di investire nelle infrastrutture idriche e logistiche, dopo un’estate caratterizzata da eventi climatici estremi e forti perdite produttive. La capacità italiana di trattenere l’acqua resta troppo bassa e servono interventi strutturali per affrontare un cambiamento climatico che rende sempre meno prevedibili le condizioni di produzione.
La presidente della cooperativa Granlatte, Simona Caselli, ha posto al centro del proprio intervento la necessità di difendere una politica agricola europea dotata di risorse adeguate, senza mettere in competizione l’agricoltura con le politiche di coesione e quelle per la pesca. Simona Caselli ha affermato: “Ci vuole un budget dedicato, non in riduzione e recintato”. Così ha contestato l’impostazione che rischia di contrapporre investimenti agricoli e risorse destinate ad altri bisogni sociali e territoriali. Una responsabilità che, secondo la presidente di Granlatte, deve essere assunta dalla politica europea, garantendo certezza e continuità agli strumenti di sostegno. Inoltre, ha espresso forti perplessità anche sulla proposta di bilancio europeo, sottolineando che non è sufficiente evitare ulteriori tagli se il livello iniziale delle risorse resta inadeguato rispetto alle necessità del settore.
Tra le priorità più urgenti, anche la presidente di Granlatte ha indicato gli investimenti nelle infrastrutture idriche. L’ultima estate, segnata da condizioni climatiche particolarmente difficili e da pesanti cali produttivi, ha dimostrato quanto non sia più possibile dare per scontata la disponibilità di cibo. Infine, Caselli ha sottolineato: “Per affrontare il cambiamento climatico servono infrastrutture per la gestione dell’acqua, accompagnate da investimenti in innovazione e nuove tecnologie”.
La terza direttrice indicata da Caselli riguarda il rafforzamento dell’aggregazione tra le imprese agricole. In un sistema caratterizzato in larga parte da aziende familiari, l’aggregazione è indispensabile per aumentare il potere contrattuale, sostenere gli investimenti e consentire alle imprese di accedere alle innovazioni necessarie per competere.
Va ricordato che le cooperative sociali e le società di mutuo soccorso sono un aspetto importante del programma politico socialista sin dalle sue origini poiché hanno un ruolo importante nella realizzazione della democrazia economica che oggi è sempre più necessaria per costruire una società a misura d’uomo e correggere le storture sociali generate dagli egoismi del capitalismo.
Salvatore Rondello

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