Con Bersani, fallisce il tentativo, che ci auguriamo sia l’ultimo, della vecchia nomenclatura. E, con essa, finisce il patto di sistema.

Una figura per molti versi paragonabile a quella di un Gorbaciov, per la funzione ed il ruolo svolto di garante della trasformazione e del cambiamento non solo in atto ma già in corso da tempo nella società. In entrambi i casi, un leaderproveniente dalle fila di un partito ormai conservatore; e tale, non perché ancorato a politiche nominalisticamente di destra ma in quanto orientato alla conquista del potere e quindi sostanzialmente al mantenimento ed alla conservazione del sistema stesso. Mutatis mutandis, con più di qualche analogia rispetto a quanto già accaduto in Italia all’indomani della deposizione del regime fascista o con l’avvento della Seconda Repubblica.
Con Bersani, fallisce il tentativo, che ci auguriamo sia l’ultimo, della vecchia nomenclatura. E, con essa, finisce il patto di sistema. Il Pdl ha perso! Ma perde anche il Pd, piuttosto di continuare entrambi a dire di aver vinto. Cambio di sistema!
Ottenuto da Napolitano il mandato di pieno incarico, il Segretario del Pci-Pds-Ds-Pd si sarebbe presentato al Parlamento per la fiducia. L’avrebbe di certo ottenuta alla Camera e quasi certamente mancata al Senato, ma sarebbe rimasto in sella fino allo scioglimento del Parlamento disposto dal nuovo Capo dello Stato. Che, sempre il Segretario, contava comunque di eleggere con i voti del Partito in aggiunta a pochi altri. E quindi, relativamente alla durata del suo mandato, si sa bene che certi governi si sa quando iniziano ma non si sa poi quando terminano. In fondo, visto il clima, per durare sarebbe bastato anche poco: un po’ di lavoro, un po’ di giustizia, un po’ di tasse, come peraltro pervicacemente anticipato in campagna elettorale; un po’ di più e un po’ di meno a seconda dei casi e delle circostanze.
Ma, al Colle più alto c’era un ultimo migliorista. Paziente, tenace, riflessivo. Un capitano di lunghissimo corso, addirittura capace di attraversare quasi per intera la storia della nostra Repubblica; per molti versi, ancora avviluppata nei gangli secolari di epoca fascista, di rifiuto della Modernità e dei principi del liberalismo, così come efficacemente raccontato da Piero Ostellino qualche giorno fa sul Corriere della Sera.
Ma quanto, tutto questo, potrebbe o dovrebbe ancora durare?, si sarà chiesto in privato il Presidente. In effetti, già da tempo bastava guardarsi semplicemente intorno e scoprire definitivamente che tutto il mondo cambiava, anzi era già cambiato. E così, in fine avrà pensato che non restava che dirlo a Bersani & C. e stavolta tutti, ma proprio tutti, avrebbero dovuto per forza dargli ascolto.

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