Se vogliamo possiamo chiamarla voglia di cambiamento. Ci sentiremo più tranquilli, potremo regolare i conti con gli avversari interni, in nome di una nostra insufficiente innovazione, o più semplicemente ci sentiremo “à la page”. La verità è che in Occidente siamo in preda ad un ondata di populismo. In Italia assume le sembianze di Grillo, De Magistris e Salvini, in Francia della Le Pen, in Austria e in Germania dei movimenti xenofobi, in Spagna di Podemos, in Inghilterra di Farange, in USA di Trump. Il minimo comune denominatore è lo stesso. La paura delle trasformazioni che a tutte le società impone la globalizzazione. Saltano le vecchie certezze, ci sentiamo spaesati, timorosi. Non si vedono all’orizzonte soluzioni percorribili e ci rifugiamo in noi stessi. Ci creiamo dei miti. I muri o i respingimenti per difenderci dagli altri, l’ordine, lo stato di natura, la trasparenza, l’onestà. Tutte cose più o meno giuste ma che elevate a sistema semplicemente non esistono. Sono scorciatoie. Nell’immediato possono assolvere alla funzione di tranquillizzarci, di scaricarci da responsabilità ma non contribuiscono a risolvere i problemi che abbiamo davanti. Non è con politici santi, trasparenti, contrari alle trivelle in mare, all’altà velocità in terra o ai termovalorizzatori, diffidenti delle banche e dei poteri economici, la società sarebbe finalmente giusta e prospera. Non è così. La verità è molto più complessa. Certo, politici che non rubano può essere condizione necessaria ma non è sufficiente. Senza serietà, impegno individuale, assunzione di responsabilità personale per quello che ad ognuno di noi può competere, studio dei problemi e delle soluzioni possibili non si va da nessuna parte.
La demagogia e il populismo alla lunga aggravano i problemi, non li risolvono. La colpa però non è dei populisti (cosa si può sperare da Grillo, De Magistris o Di Maio?), è degli altri, di noi tutti. Di chi è al governo che deve dire le cose come stanno, senza indorare la pillola e senza rincorrere un consenso facile ed immediato e dei cittadini che non devono farsi abbindolare. Non sarà facile contrastare questo populismo traversale e imperante. Ci vuole tempo e pazienza. Ma è una battaglia che va combattuta, giorno dopo giorno. Con forza e con determinazione.

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