
Si era creata la sindrome del giustizialismo da parte dei magistrati che volevano commissariare l’Italia. Quando tutto sembrava compromesso, ecco scendere in campo Berlusconi con un suo partito “Forza Italia”. Molti italiani, pur nulla sapendo di tale personaggio, accettarono la sua sfida politica e si unirono con entusiasmo per difendere la democrazia dal pericolo del comunismo italiano tenuto fuori dalla tagliola di “Mani Pulite”.
I magistrati milanesi conoscevano bene Berlusconi e l’entità della sua ricchezza acquistata dalla vendita della villa di Arcore e dei terreni su cui ha costruito Milano due. Villa e terreni venduti a norma di legge dalla figlia del Conte (non si fa il nome) che si tolse la vita dopo aver ucciso la moglie e il suo amante.
Sarebbe stata più credibile l’azione persecutoria dei giudici se avessero sostenuto la tesi, come per la distruzione di Craxi, per impedire la realizzazione della legge sulla “Responsabilità civile dei Giudici e la divisione delle carriere”.
Oggi si avverte un gran bisogno di eliminare tale clima di diffidenza, di contestazione a tutti i livelli, di colpevolizzare le Autorità istituzionali, di vilipendere quelle Costituzionali. Tale risultato può realizzarsi col ristabilire un clima di vivibilità, in una vera pace nazionale.
L’intesa tra Berlusconi, con l’incarico di rappresentante di Forza Italia e Matteo Renzi, Segretario nazionale del PD, probabile futuro Capo del Governo Italiano, fa sperare un tale clima, necessario per dare forza a chi deve rivolgere tutte le attenzioni verso i problemi del Paese che amministra.
Il clima di pace eliminerebbe certamente tante storture negli organi statali, si ripristinerebbe il pieno riconoscimento dell’Ordine Giudiziario. Nell’area politica si rispetterebbe il ruolo dei partiti di minoranza o di opposizione che dir si voglia.
Nella storia, anche recente dell’Italia, si riscontrano situazioni simili a quella attuale. E’ ancora vivo in noi il ricordo dell’On. Aldo Moro quando nel 1962 in pieno Congresso Nazionale della Democrazia Cristiana sostenne la necessità di aprire al Partito Socialista Italiano quale primo passo per arrivare a una collaborazione politica anche con il Partito Comunista di Berlinguer.
Moro sapeva che non avrebbe avuto il consenso da parte Americana e Russa per com’era diviso il mondo con il trattato di Yalta nel febbraio del 1945.
Moro era altrettanto consapevole che in Italia non si poteva più vivere masticando odio tra le forze politiche contrapposte. Egli voleva a ogni costo eliminare il clima della guerra fredda che era entrata nelle famiglie dividendole in membri che tifavano per l’America e altri per la Russia.
Oggi si respira aria di divisione tra Berlusconiani e Pidiessini o tra Berlusconiani e Magistrati ritenuti erroneamente tutti di sinistra.
I dieci milioni circa di cittadini che hanno votato PDL sono inviperiti più verso i Giudici che hanno condannato definitivamente Berlusconi, che contro il PD che ne ha tratti i vantaggi politici di tale condanna.
Ancora più arrabbiati, gli stessi cittadini sono verso le cosiddette Colombe che sono fuggite dal PDL non per lottare in favore dei colpiti dalla terribile crisi economica in cui l’Italia è caduta, ma per sottrarsi a eventuali azioni dei giudici o peggio ancora per conservare il potere politico e i rispettivi privilegi di natura economica.
I diversi gruppetti annidati sia nel PD, sia nell’area di destra rappresentano il vero pericolo per il raggiungimento del clima di distensione generale nel Paese. Se l’intesa tra Berlusconi e Renzi dovesse fallire, la guerra civile sarà inevitabile. La conseguenza sarà la dittatura o il commissariamento tedesco deliberato dall’Unione Europea.

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