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Il politico deve bilanciarsi da funambolo tra consumo e risparmio

La politica è chiamata a mantenere un equilibrio complesso tra consumo e risparmio, un compito che richiede, come suggeriva Emmanuel Mounier, una visione d’insieme costante. Da un lato, incentivare il risparmio può indebolire l’economia, riducendo lavoro e risorse per le fasce più vulnerabili; dall’altro, il consumo crea ricchezza e benessere, ma spesso a scapito dell’ambiente. L’autore critica la cosiddetta “civiltà della distruzione”, un ciclo di produzione e consumo che produce profitto ma degrada il pianeta, e rileva la mancanza di un’alternativa fondata sulla conservazione. Politica e cultura sembrano intrappolate tra bene e male, dove ricchezza eccessiva e povertà contribuiscono a uno squilibrio che la natura vendicativamente contrasta con eventi climatici estremi. Per un vero progresso, diventa urgente sostenere la politica nella ricerca di un equilibrio più armonico, capace di adattare l’uomo alla natura, e non la natura all’uomo.

di Franco Luceri | 4 Novembre 2024

La politica è lavoro funambolesco. Chi governa deve bilanciarsi tra consumo e risparmio. E per fare questo “non deve perdere nemmeno per un attimo il senso dell’insieme”, come ci ricorda Emmanuel Mounier. Se incentiva il risparmio, la riduzione degli investimenti, impoverisce l’economia e uccide le fasce più povere della popolazione, perché si riduce il lavoro, il salario, il profitto e di conseguenza il gettito tributario per lo Stato. Se al contrario incentiva il consumo, produce ricchezza e qualità della vita, ma anche inquinamento e devastazione ambientale. Che è come delegare alla natura il compito di assassina a colpi di sconvolgimenti climatici. Nei secoli il mondo scientifico ha sviluppato una grande quantità di tecnologia militare per portare distruzione e morte. E nell’ultimo secolo anche per comunicare, muoversi al di fuori della terra, esplorare l’universo o colonizzare pianeti. Ma singolarmente siamo ancora a l’ombrello per non bagnarci quando piove. Un “ombrello collettivo”, una tecnologia che protegga almeno la vita dei popoli dagli sconvolgimenti climatici assassini, naturali o umanamente indotti, ancora non l’hanno immaginata nemmeno i futurologi. Io ho provato a domandarmi come sarebbe stata la storia umana, se In alternativa alla civiltà della distruzione e ricostruzione, avessero inventato la civiltà della conservazione ecocompatibile. Penso che il pianeta sarebbe raddoppiato di volume ogni anno con tutto quello che l’umanità inventa, produce, acquista, usa, getta, smaltisce. E non solo nei cassonetti e nelle discariche, ma persino nei fiumi e in mare. Quindi la civiltà della distruzione non può essere abolita del tutto, perché serve a distruggere il vecchio, produrre il nuovo, vendere, fare profitti e tornare a produrre nuovi beni e nuovi servizi, per garantire alla collettività, continuità di lavoro, salario, profitto, interessi alle banche e tasse allo Stato. La civiltà della distruzione non ha ancora nella civiltà della conservazione una razionale alternativa. I potenti non si disperano per gli sconvolgimenti climatici devastatori e assassini, di acqua, sole, uragani e terremoti, perché per loro significano continuità di guadagno: investimenti, produzione, commercio e profitto per ricostruire o risanare tutto ciò che il maltempo ha devastato. Forse nella storia dell’uomo, la mala cultura e la mala politica non possono essere eliminate del tutto. Intellettuali e politici sono condannati a tenersi in equilibrio da funamboli tra bene e male. Chi pensa che debbano sopprimere il male e conservare il bene faccia un salto dall’oculista, perché gli sconvolgimenti climatici assassini ci stanno dimostrando senza ombra di dubbio che la povertà è il “male” che uccide i poveri; e la ricchezza esagerata è il “bene” che producendo tutti i danni ambientali possibili e immaginabili uccide la natura. E la natura si sta dimostrando vendicativa, matrigna. Perciò, se i politici sono in buona fede, vanno aiutati a trovare il giusto equilibrio tra consumo e risparmio, sviluppo e recessione, benessere e fame, giustizia e ingiustizia, vita e morte, bene e male. Chi imputa alla politica tutti I guasti del mondo non ha capito una mazza. Se peggio, combatte la politica per lucrare guadagni a danno della collettività, o per sostituirla al potere, è un emerito farabutto da rendere con urgenza legalmente inoffensivo. Ciò che il maltempo ha fatto in Spagna dovrebbe allarmare seriamente cultura e politica, perché nemmeno la guerra riesce a portare una simile devastazione. Il modello di civiltà basato su consumi crescenti, utile al mercato e alla finanza credo che non sia gradito alla natura. Anche i popoli più progrediti del mondo si stanno dimostrando impotenti davanti ai cambiamenti indotti dall’uomo per adattare la natura a sé; forse è il caso di tornare ad adattare l’uomo alla natura, perché gli effetti delle politiche opposte si stanno dimostrando drammaticamente evidenti e ingovernabili.

Franco Luceri

F

Pubblicato in : EditorialeTag: banche, cambiamenti, danni, lavoro, mare, mercato, mondo, natura, qualità della vita, recessione, spagna, sviluppo, tasse, usa

Info Franco Luceri

Nato nel 1941 e residente nel Salento, dopo due anni di esperienza da dipendente, come ragioniere, passò a l’attività autonoma come agente di commercio. Sposato da 46 anni, e pensionato da 10, ormai coltiva la sua passione più grande e quasi trentennale di opinionista dilettante, apolitico e libero, iniziata nel 1987 per il Quotidiano di Lecce e poi estesa alla Gazzetta del Mezzogiorno e altri giornali nazionali o locali con interventi occasionali. Dal 2011 ha un blog personale su internet “il rebus della cultura”. E dopo varie collaborazioni sul web, è approdato, per la cortese ospitalità del Direttore Nicola Cariglia, su Pensalibero.

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