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Il più grave errore strategico di Salvini: Il veto alle navi militari UE ha fatto perdere 5 anni all’Italia e favorito i trafficanti e la penetrazione del gruppo Wagner e di Vladimir Putin in Africa  

Intervista esclusiva all’ex Ministro della Difesa Professoressa Elisabetta Trenta. Ringraziamo Marco Mayer di averci messo in contatto con l’ex titolare della Difesa . Mayer e Trenta stanno scrivendo un libro a quattro mani sulle loro esperienze sul campo nell’ ambito delle missioni di peacekeeping e della cooperazione internazionale.

di Marco Mayer | 19 Settembre 2023
Il ministro della Difesa Elisabetta Trenta con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel 2019 in una partata ufficale della Forze Armate (fonte Qurinale.it)

Erano passate  poche settimane dall’insediamento del governo giallo verde e l’8 luglio del 2018 inizia il braccio di ferro tra il  Ministro Dell’Interno Matteo Salvini e l’ allora  Ministro della Difesa Elisabetta Trenta. Dal Ministero della Difesa esce un comunicato molto duro:

   “Eunavformed è una missione europea ai livelli Esteri e Difesa, non Interni. Quel che vanno cambiate sono le regole di ingaggio della missione e occorre farlo nelle sedi competenti, non a Innsbruck (al vertice dei Ministri degli Interni UE ndr). L’azione – commentano ancora da via Venti Settembre – deve essere coordinata a livello governativo, altrimenti l’Italia non ottiene nulla oltre a qualche titolo sui giornali, fermo restando che la guida italiana per noi è motivo di orgoglio”.

L’allora ministro Elisabetta Trenta a Palazzo Baracchini (fonte Ministero della Difesa)

 Gentile Prof. Trenta questa sua posizione come Ministro della Difesa nel luglio 2018 non fu ascoltata dal Presidente Giuseppe Conte con il risultato che da lì a poco fu chiusa la missione navale europea Sophia finalizzata a reprimere le organizzazioni criminali dei trafficanti. Che effetto le fa sentir riparlare dopo 5 anni di missione navale?

 Che effetto mi fa? Mi fa rabbia. Vede, nel nostro paese la politica estera è sempre meno importante della politica interna e siccome c’è sempre un’elezione a breve termine, anche i risultati che i partiti vogliono conseguire sono di breve termine. Il consenso che si può ottenere urlando slogan però va spesso a discapito degli obiettivi di lungo periodo che, invece, sono tipici della politica estera. Eravamo a capo di una missione dell’Unione Europea che aveva l’obiettivo contribuire a smantellare il business delle reti del traffico e della tratta di esseri umani nel Mediterraneo centromeridionale, adottando misure utili a individuare, fermare e mettere fuori uso le imbarcazioni e i mezzi usati o sospettati di essere usati dagli scafisti o dai trafficanti. Alla missione partecipavano 26 Paesi su 28, ad esclusione di Belgio e Danimarca.

Elisabetta Trenta ed Ursula von der Leyen quando entrambe avevano responsabilità di Governo in Italia ed In Germania (fonte Wikimedia Commons)

Nella prima fase, attraverso l’uso di assetti navali e aerei furono raggiunti velocemente tutti gli obiettivi militari collegati alla raccolta di informazioni e di intelligence sul modo di operare dei trafficanti di esseri umani.

 A questi obiettivi caratteristici della prima fase, se ne aggiunsero altri tre: lo sviluppo delle capacità e formazione della Guardia Costiera Libica nei compiti di contrasto in mare ed istituzione di un meccanismo di controllo trasparente dei risultati conseguiti in collegamento con le operazioni sul campo di UNHCR che aveva da poco il permesso di operare in Libia ; il contributo alla condivisione delle informazioni e attuazione dell’embargo delle Nazioni Unite sulle armi in alto mare al largo delle coste libiche; le attività di sorveglianza e raccolta informazioni sul traffico illecito, comprese informazioni sul petrolio greggio e su altre esportazioni illegali di prodotti petroliferi raffinati.

Nella seconda fase dell’operazione gli assetti di Sophia potevano fermare, ispezionare, sequestrare e dirottare le imbarcazioni sospettate di essere usate per il traffico o la tratta di esseri umani. Questa fase era divisa in una fase in alto mare, che ha avuto grande successo, e in una nelle acque territoriali libiche, subordinata a una Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e all’invito del relativo Stato costiero, che però non si è mai realizzata.  Infine durante la fase tre si sarebbero neutralizzate le imbarcazioni e le strutture logistiche usate dai contrabbandieri e dai trafficanti, sia in mare che a terra, contribuendo così a scoraggiare gli stessi contrabbandieri nell’impegnarsi in ulteriori attività criminali.

Anche per questa fase era comunque necessaria una risoluzione dell’ONU e il consenso e cooperazione da parte libica. La fase quattro avrebbe previsto il cosiddetto il re-deployment, cioè lo scioglimento del dispositivo a raggiungimento dell’end state politico.

Il Ministro della Difesa Trenta con l’ammiraglio Valter Girardelli capo di Stato Maggiore della Marina Militare nel 2019 (fonte Ministero della Difesa)

Ma concretamente, che risultati ha realizzato Sophia?

Ne ha realizzati molti. Tra questi, Sophia aveva assicurato alla giustizia italiana 143 sospetti trafficanti, messo fuori uso 545 imbarcazioni e contribuito a salvare oltre 44mila vite, di cui 10.669 nel solo 2017. Intanto gli sbarchi erano diminuiti grazie a Sophia,  già prima che il Ministro dell’Interno Salvini cominciasse la sua lotta contro le ONG. La prima nave che fermò però non era una ONG, ma una nave della Guardia Costiera, la Diciotti. Fermare navi e dimostrare agli italiani, ignari del danno che stava facendo, faceva crescere il consenso in suo favore. Probabilmente Salvini non sapeva che anche attraverso le operazioni di salvataggio svolte dalle navi militari venivano raccolte informazioni preziose per la lotta al traffico degli esseri umani. Perché il momento in cui una persona è stata appena salvata è quello più importante per ottenere informazioni. Cosa che non può succedere quando sono le ONG a salvare i naufraghi a meno che non ci sia un accordo di collaborazione siglato  tra ONG e forze dell’ordine.  (il codice di condotta del 2017 al Viminale non era stato siglato da tutte le ONG ndr) ..

Lei durante il suo mandato ha assistito all’inizio della fine dell’operazione Sophia, può raccontare qualcosa in più?

Ho vissuto la fase in cui l’Europa è stata messa all’angolo dalle continue pressioni dell’Italia nella suddivisione dei migranti. Eravamo esattamente nel momento in cui scadeva la missione Sophia. Prima della scadenza, il 31 dicembre 2018, in una riunione con Giuseppe Conte, Enzo Moavero, Enzo Vecciarelli, Capo di stato maggiore della Difesa, e l’Amm. Enrico Credendino, comandante di Eunavformed Sophia, ero riuscita a convincere Salvini ad approvare una proroga di tre mesi.

Avevo infatti ben spiegato che Francia e Spagna, magari appoggiate dalla Germania (il Ministro della Difesa era l’attuale Presidente della Commisione Von Der Layen) , potevano raggiungere un’intesa per una nuova missione senza l’Italia, guidata da Parigi. Questo ci avrebbe danneggiato rispetto al la Francia anche nella vicenda libica. Feci anche osservare che il numero di migranti soccorsi da Sophia era bassissimo (solo 106 nei sette mesi precedenti contro oltre 13000 soccorsi fatti dalle autorità nazionali). Infatti Sophia interveniva solo in casi di emergenza come obbliga il diritto internazionale del mare .

Quella volta riuscii a convincere Salvini  ed effettivamente a livello Europeo fu poi decisa una proroga tecnica, fino al 31 marzo 2019, durante la quale sarebbero restate in vigore le stesse regole sugli sbarchi, mentre intanto procedevano le trattative tra i vari paesi.

In quel periodo il mio impegno per mantenere salda nelle nostre mani la missione fu forte. Nel Consiglio informale dei ministri della Difesa europei a Vienna il 29 e 30 agosto 2018 proposi che, per i salvataggi delle navi militari dei Paesi Ue in EUNAVFORMED, il porto di sbarco non dovesse essere più solo quello italiano introducendo una rotazione dei porti di sbarco. La proposta prevedeva anche l’istituzione di una unità di coordinamento, composta da un rappresentante di ciascun Stato membro partecipante al meccanismo, gestita da Frontex che avrebbe potuto localizzarsi a Catania, dove c’è già una sede Frontex.

Studiai bene quel discorso e ricordo che il focus era che se tutti i paesi Europei traevano beneficio dalla missione Sophia, era necessario che ne condividessero anche gli oneri. Però, tornai a casa delusa pensando: “l’Europa non c’è!”.

 Ho cercato in tutti i modi una strada per mantenere in vita la missione, cercando di trovare soluzioni alternative che consentissero di rinnovarla. Proposi per esempio di spostare l’azione della missione verso la Tunisia, da dove stavano riaprendosi le partenze, e di rafforzare, tra i suoi obiettivi, quello sul rispetto dell’embargo delle armi per la Libia, perché ne volevo mantenere l’interesse per i partner europei sia pur con le navi spostate più lontano dalle coste libiche. 

Purtroppo, poi, la chiusura dei porti italiani alle imbarcazioni delle ONG e delle missioni europee, portata avanti da Matteo Salvini, condusse il 26 marzo 2019 alla negoziazione di un nuovo accordo sull’operazione Sophia che non prevedeva più l’utilizzo di navi, ma una serie di pattuglie aeree e un più stretto coordinamento con la Libia anche in seguito ai contrasti tra i membri dell’Unione Europea in materia di ridistribuzione dei migranti.

Si è andati ancora avanti per un anno così e poi alla fine, il 20/3/2020, Sophia è stata chiusa per passare a “Irini” (che significa Pace in greco), un’operazione che mira ad assicurare il rispetto delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu, che vietano il traffico di armi da e per la Libia. Obiettivo che avremmo potuto integrare nella Missione navale europea   Sophia, senza annullare quella che era una missione strategicamente importante.”

Capisce perché le dico che provo solo rabbia?

Il Ministro Elisabetta Trenta con il Presidente Sergio Mattarella nel 2019 per il varo della nave “Trieste”
(fonte Quirinale.it)

Secondo Lei Matteo Salvini, appena arrivato al Viminale senza neppure aver voluto lo scambio di consegne con il suo predecessore, era consapevole che la nave militare irlandese aveva a bordo sofisticate attrezzature SIGINT e una cellula di intelligence Europol specializzata nel contrasto ai trafficanti. Lei ebbe modo di spiegarglielo?

Certo, condividevamo tutte le informazioni che avevamo ma lui doveva mostrare la sua mano forte nel fermare, non il traffico, ma l’effetto finale del traffico e cioè i migranti che venivano salvati in mare anche da parte delle navi militari di Sophia. Insomma la sua azione, per quanto mi riguarda, dimostrava solo la voglia di avere consenso e non quella di combattere le cause del problema.

La missione navale   UE Sophia sarebbe dovuta restare in piedi così com’era e con i miglioramenti che venivano fatti di rinnovo in rinnovo. Tra questi anche la creazione della Crime Information Cell che permetteva il coordinamento e lo scambio delle informazioni tra Sophia, Europol e Frontex, in linea con i rispettivi mandati e senza sovrapposizioni delle stesse.

Il “duello” tra Ministero dell’Interno e Ministero della Difesa si trascinò nel tempo. Pensa che ci sia ancora per le competenze intrecciate in materia di Guardia Costiera?

No, non in materia di immigrazione. La guardia costiera quando opera in attività di Search and Rescue dipende dal Ministero delle Infrastrutture e quindi non ci sono sovrapposizioni.

La Sua impressione che le grandi aziende multinazionale come l’ENI, la Farnesina e il Ministero dello Sviluppo e lo stesso Ministero della Difesa hanno tenuto conto dei legami tra le organizzazioni criminali del traffico di essere umani ed alcuni esponenti politici e/o amministrativi che purtroppo esistono in alcuni governi africani. O é inevitabile girarsi dall’altra parte? Gli scafisti sono l’ultimo anello, non si potrebbe alzare il tiro e colpire più in alto (following the money per dirla con Falcone). Forse anche il MEF, Guardia di Finanza in coordinamento con UIF e BCE potrebbero fare di più? Cosa ne pensa?

Ritengo che una grande azienda italiana o un ministero che continuassero a collaborare con esponenti di governi africani, pur essendo consapevoli che fossero collaboratori o complici delle organizzazioni criminali del traffico di esseri umani, dovrebbero essere ritenuti colpevoli di alto tradimento della nazione. Questo perché quasi sempre la tratta degli esseri umani è un fenomeno che va di pari passo con il terrorismo o il commercio illegale di armi e tutti e tre i fenomeni sono strumenti di destabilizzazione per gli stati in cui si verificano ma anche negli stati di destinazione. Non penso che di fronte alla sicurezza internazionale il fine giustifichi i mezzi. E la politica sta lì. Cosa è più importante? Un contratto per una grande azienda italiana o la stabilità internazionale? Sono d’accordo, anche in questo caso following the money è una importante strategia da seguire.

Per concludere, ritiene che Sophia oggi potrebbe ancora servire?

Si, estesa anche alla Tunisia come avevo già suggerito e in collaborazione anche con la Nato per tutti gli aspetti che riguardano il terrorismo, e con un focus importante sul contrabbando illegale di armi (considerate le conseguenze del fenomeno non solo in Libia, ma su tutto il Sahel). Coinvolgendo possibilmente nella missione non solo gli assetti dei Paesi Europei,  ma anche dei paesi africani e dell’Unione Africana.

Secondo Lei una nuova missione navale nel Mediterraneo sarebbe utile per contenete l’azione destabilizzante della Russia in Africa in paesi come Sudan, Mali, Niger, Burkina Faso, Repubblica Centro Africana e ovviamente in Libia ?

Si, sarebbe di grande aiuto in collegamento con le altre missioni nazionali e internazionali, di terra e navali a cui partecipiamo (in Mali, Somalia, Gibuti, Libia, Niger, Mediterraneo).

I Russi da tempo perseguono la strategia di penetrazione nel Mediterraneo e, attraverso di esso, in Africa. (nonostante la morte di Prighrozin le milizie diWagner proseguono le loro attività ndr).  La Guerra in Siria gli è servita per conquistare il primo sbocco sul Mare Nostrum quando nel 2017, gli è stata concessa la piena sovranità sulla base navale di Tartus. E’ notizia recentissima che stia aumentando la pressione di Putin per avere una base a Bengasi Tobruk mentre continua il negoziato di Lavrov per ottenere una base in Sudan. Ma non mi preoccuperei solo della Russia perché la Turchia, da sempre nemico-amico della Russia, pur essendo un membro della Nato, sta perseverando nella sua politica di penetrazione in Africa.

Sono entrambi due paesi alla ricerca del Vecchio impero ed entrambi hanno con l’Europa un rapporto di “vorrei ma non posso”. Oggi, i due paesi sono presenti in Libia a Tripoli e in Cirenaica e allargandosi nel mediterraneo e in Africa usano un’arma in più quella dell’immigrazione. Tanto noi poi li pagheremo per fermare i migranti sulle coste e così potranno manovrarci; esattamente . come faceva Gheddafi. Ah…ricordo che la Turchia e la Russia (attraverso la Bielorussia) già possono usare i migranti come arma di ricatto sul confine est dell’Europa. Ecco perché risolvere con voce unitaria europea la sfida migratoria è essenziale alla sopravvivenza dell’UE.

Marco Mayer

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, azienda, bce, belgio, braccio di ferro, comandante, consenso, danimarca, discorso, emergenza, forze armate, francia, germania, gheddafi, giornali, giustizia italiana, governo, immigrazione, impressione, italia, libia, mare, ministro della difesa, missioni, misure

Info Marco Mayer

Nell’arco degli ultimi trenta anni Marco Mayer ha svolto un’ intensa attività in campo internazionale, ricoprendo una molteplicità di ruoli : dalle relazioni commerciali alla promozione del Made in Italy, dalle operazioni civili e militari di pace alle attività di ricostruzione e riconciliazione post/conflitto; dall’emergenza umanitaria alla cooperazione allo sviluppo . Nell’ultimo decennio Marco Mayer, a lungo negli anni Ottanta Assessore alla Cultura della Regione Toscana, ha messo a frutto la sua esperienza sul campo, dedicandosi prevalentemente alla ricerca ed all’insegnamento universitario presso l’Università di Firenze dove insegna “Politica Internazionale” Dal 2003 insegna, inoltre, “Responsibility to Protect” and Post Conflict Management al Master “Human Rights and Genocide Studies” , promosso dall’Università di Siena, Kingston University – Londra , Collegium Civitas – Varsavia, Universität Viadrina – Francoforte. . Dal 2011 partecipa, infine, al programma di ricerca “Global Governance Programme” promosso dal Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole.

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