
Sembra di respirare un’aria di rimpianto mentre scorrono le prime scene del filme forse proprio di nostalgia si tratta quando si presentano le strade e le casedel paese rese con i colori propri delle pubblicità degli anni Cinquanta,l’arredamento è quello piccolo borghese delle case dell’epoca con mobili in teke i primi televisori, tutto trasuda rimpianto per quel che era e non sarà più.Ma forse è anche rimpianto per l’età felice dell’innocenza, quell’età in cuibastava la scoperta di un colore, di un profumo, di un sapore nuovi, per farcisentire unici e padroni del mondo.
Nel mondo dorato e protetto di Nicolas, amato dai suoi genitori, circondatodall’amicizia e dalla complicità dei suoi compagni di classe, irrompeall’improvviso una paura destinata a cambiargli la vita: l’arrivo di unfratellino che lo priverà dei privilegi di figlio unico. Nessun annuncio deigenitori precede o conforta questa idea ma è difficile reagire alla sindromedell’abbandono e basta che il padre proponga una gita nel bosco perché Nicolassi veda, novello pollicino, abbandonato senza speranza.Fratello minore e meno impegnato dei protagonisti di Zero in condotta e Laguerra dei bottoni Nicolas ci fa pensare al nostro Giamburrasca, aiutato inquesto dai suoi compagni che, a modo loro, lo aiutano ad evitare la catastrofedell’abbandono.La paura arriva al parossismo tanto da spingere Nicolas e compagni a cercare unkiller per la soppressione del piccolo intruso che vorrebbe privare Nicolasdella certezza di essere amato dai suoi genitori e in un susseguirsi di equivoci scorrono le scene finali del film.
Fra scene di vita familiare e scolastica, assistiamo alla crescita di Nicolas ecompagni. A scuola controllati da vicino da un un bidello, che vorrebbe apparireferoce e intransigente nelle sue denunce di qualunque marachella al Direttore,ma poi sempre pronto a correre in aiuto di chi ha subito la punizione.A casa pronti a qualunque disastro anche se dettato dal desiderio di farcontenti i genitori.
Esilarante il ritratto che Nicolas delinea dei suoi compagni in occasione deltema, gioia e tormento di tanti di noi alla sua età, Cosa farò da grande.Il ricco che ha perfino l’autista personale e una serie di costumi con cui amatravestirsi continuerà ad essere tale, il grasso che mangia di continuo sogna difare l’onorevole, per poter partecipare a tutti i banchetti e quindi continuarea mangiare e il secchione il primo della classe, denominato scarafaggio spiache sogna di continuare ad essere il primo della classe. Come pure magistralisono le risposte che i ragazzi danno al test delle macchie di Roscharch.
La macchina da presa è sempre ad altezza di bambino, sia come posizione sia comeintenti; il mondo di cui si parla è quello a dimensione di bambino ed è statobravo il regista ad intrattenere i piccoli protagonisti calamitando la loroattenzione ed entusiasmandoli con la consapevolezza di essere “eroi eprotagonisti” tutti insieme per la prima volta.
Maria Rita Monaco

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