E’ morta Suso Cecchi D’amico, (Giovanna all’anagrafe) colei che nella sua , pernostra fortuna , lunga carriera ha scritto le più belle pagine del cinemaitaliano e con lei se ne è andata la seconda parte di quel cinema colto, maanche leggero e divertente (I soliti ignoti); la prima parte se ne era andatacon Luchino Visconti e adesso siamo veramente orfani.
Non posso citare tutta la sua filmografia (circa 117 film), sempre un successoogni volta che licenziava una sceneggiatura ma voglio ricordare almeno quei filmche mi hanno più appassionato da Mio figlio professore, (se non sbaglio il suoprimo lavoro nel 1946 diretto da Castellani e interpretato da un Aldo Fabrizinon ancora comico), a Ladri di biciclette, fino alla collaborazione con Viscontida Bellissima aSenso a Il gattopardo al Ludvig. Solo per citare i più amati,quelli che emergono dall’emozione e dalla certezza che la signora del cinemaitaliano sarà per sempre con noi finché ci sarà una sala cinematografica infunzione.
Certo questa creatura schiva ma profondamente ironica ha lavorato con quellavecchia scuola che tanto fama ha dato al nostro cinema: Castellani, Blasetti,Antonioni, Monicelli,De Sica, Rosi, Zeffirelli, Bolognini devono tutti qualcosae forse anche di più a Suso.
Ricordo il suo amore per la Toscana e in particolare per Castiglioncello doveaveva casa e invitava sovente registi, attori e sceneggiatori, gli amici di unavita vissuta dedicandosi alla scrittura , per anni unica donna fra tantisceneggiatori.
Non è per spirito di parte ma mi sento di affermare che grazie a lei tantiregisti hanno raggiunto il successo o perlomeno che tanti film resterannoannoverati nelle varie Storie del Cinema, proprio grazie alla sua scrittura.
Ci mancherà come ci manca quel cinema italiano che ha saputo essere grande forseperchè scritto e diretto senza presunzione e con la modestia che è propria deigrandi.
Addio quindi ad una signora che tanto ci ha insegnato e che ci ha lasciato unpatrimonio di bellezza.
Grazie Giovanna.
Maria Rita Monaco

Cara Rita Maria,
i titoli di Visconti da te citati appartengono per me al genere calligrafico, ossia al tragico appiccicato. Gli altri al patetico che è il babbo del farsesco. Correre dalla rappresentazione del salottone elitario al popolino e subito via dal popolino per ritornare nel salottone elitario è un brutto e vecchio vizio che non ha portato a nulla. Tutto qui, la Suso Cecchi D’Amico è in questo filone in nutrita compagnia.
chiedo scusa ma il mio computer a volte moltiplica a volte cancella … dipende da me? Non so come faccio né come rimediare
Caro Marzio, penso proprio che non stiamo parlando della stessa persona, Suso aveva tanto da dire e lo ha fatto con uno stile sempre diverso ma efficace nel ricostruire figure e momenti storici (Ludvig, Senso, Il Gattopardo) o piccole manie di una classe che cercava
un futuro migliore per i propri figli (Mio figlio professore, Bellissima). Non è certo paragonabile a molti, forse troppi sceneggiatori e registi spesso improvvisati o meteore di una sola volta, che imperversano attualmente nel nostro cinema. Se non ha insegnato niente a loro non è certo per colpa sua.
Quanto poi alla croce del nostro teatrino nazionale, la pochezza di chi vorrebbe rappresentarci è da cercare altrove.
Caro Marzio, penso proprio che non stiamo parlando della stessa persona, Suso aveva tanto da dire e lo ha fatto con uno stile sempre diverso ma efficace nel ricostruire figure e momenti storici (Ludvig, Senso, Il Gattopardo) o piccole manie di una classe che cercava
un futuro migliore per i propri figli (Mio figlio professore, Bellissima). Non è certo paragonabile a molti, forse troppi sceneggiatori e registi spesso improvvisati o meteore di una sola volta, che imperversano attualmente nel nostro cinema. Se non ha insegnato niente a loro non è certo per colpa sua.
Quanto poi alla croce del nostro teatrino nazionale, la pochezza di chi vorrebbe rappresentarci è da cercare altrove.
Caro Marzio, penso proprio che non stiamo parlando della stessa persona, Suso aveva tanto da dire e lo ha fatto con uno stile sempre diverso ma efficace nel ricostruire figure e momenti storici (Ludvig, Senso, Il Gattopardo) o piccole manie di una classe che cercava
un futuro migliore per i propri figli (Mio figlio professore, Bellissima). Non è certo paragonabile a molti, forse troppi sceneggiatori e registi spesso improvvisati o meteore di una sola volta, che imperversano attualmente nel nostro cinema. Se non ha insegnato niente a loro non è certo per colpa sua.
Quanto poi alla croce del nostro teatrino nazionale, la pochezza di chi vorrebbe rappresentarci è da cercare altrove.
Personalmente ritengo che la Suso Cecchi D’Amico abbia contribuito fra tanti a spalmare nel cinema italiano il qualunquismo simpatico e farsesco che è l’incubo del nostro teatrino nazionale. Più che resoconto d’un costume, un costume imposto da chi ha preteso di raccontare senza aver niente da dire. Un’afflizione che prosegue imperterrita e senza pentimenti.