• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

IL PESO DEL DOLORE

Il dolore palestinese è gridato, scenografico, trasformato in simbolo collettivo. Lo si porta in piazza con bandiere, manifestazioni oceaniche, film che diventano denuncia universale, ovazioni infinite in festival che adorano inchinarsi davanti all’icona della vittima. È un dolore che ha imparato a recitare davanti alle telecamere, che si alimenta della ripetizione, che si nutre di slogan già pronti. Ogni lacrima diventa arma, ogni funerale diventa corteo, ogni bambino morto un manifesto. Non è una critica al dolore stesso, che è reale e devastante, ma alla sua gestione mediatica: il dolore palestinese viene convertito in moneta politica, in estetica della sofferenza, in coreografia. Il mondo lo accoglie perché è semplice, immediato, fotogenico. È la tragedia che conferma i pregiudizi di chi guarda. Il dolore israeliano è opposto. Non ha platee, non ha scenografie. È un dolore privato, muto, chiuso nelle case

di Nico Kir | 10 Settembre 2025

Il dolore palestinese è gridato, scenografico, trasformato in simbolo collettivo. Lo si porta in piazza con bandiere, manifestazioni oceaniche, film che diventano denuncia universale, ovazioni infinite in festival che adorano inchinarsi davanti all’icona della vittima. È un dolore che ha imparato a recitare davanti alle telecamere, che si alimenta della ripetizione, che si nutre di slogan già pronti. Ogni lacrima diventa arma, ogni funerale diventa corteo, ogni bambino morto un manifesto. Non è una critica al dolore stesso, che è reale e devastante, ma alla sua gestione mediatica: il dolore palestinese viene convertito in moneta politica, in estetica della sofferenza, in coreografia. Il mondo lo accoglie perché è semplice, immediato, fotogenico. È la tragedia che conferma i pregiudizi di chi guarda. Il dolore israeliano è opposto. Non ha platee, non ha scenografie. È un dolore privato, muto, chiuso nelle case. Non diventa film né manifesto, non ottiene venti minuti di applausi a Venezia. È un dolore che si vergogna a mostrarsi, che non cerca la scena. Le famiglie degli ostaggi, le vittime del 7 ottobre, i ragazzi massacrati al Nova Festival, non hanno mai ricevuto la stessa standing ovation. Il loro lutto resta confinato, percepito come parte di una storia “forte”, quella di Israele che non può chiedere pietà perché è visto solo come potenza. Per questo il dolore israeliano è invisibile: non perché sia minore, ma perché non ha il diritto di essere narrato senza sospetto. Ogni lacrima israeliana è sottoposta a processo politico. I figli partono per Gaza, e i padri partono per difenderli. È così: in Israele non si decide se far vedere il dolore, si fa—silenziosamente, senza enfasi, senza direzione d’orchestra. Giovani volontari si arruolano, spesso senza proclami, e i loro padri restano a battere dentro la casa aspettando di sentire un messaggio, una conferma di vita, o il silenzio. Lo slancio tecnologico, la coscrizione universale, fa sì che lo facciano senza grand guignol: il dolore di chi manda il figlio al fronte resta privato, assoluto, come un respiro strozzato. Non merita flash, è intoccabile. Mentre fuori qualcuno urla “libertà, Palestina”, dentro le famiglie israeliane si riorganizzano in turni di telefonate, preghiere silenti, piombi di assenza. E poi c’è l’infanzia. I bambini palestinesi morti sono tanti, troppi, mostrati fino alla nausea: corpi straziati sotto le macerie, madri che urlano sopra culle di fortuna, sangue filmato in primo piano e rilanciato da tutte le tv. Dolore vero, indiscutibile, ma esibito come un manifesto universale. I bambini israeliani invece restano ombre: chi racconta i fratellini Bibas, rapiti a otto mesi e quattro anni insieme alla madre, trascinati via in pigiama dalle milizie di Hamas? Chi mostra cosa significa vivere mesi nel buio dei tunnel, tra urla e fuoco, per poi morire bruciati vivi? Chi racconta della piccola Emily, portata via da un pigiama party, trovata carbonizzata in un kibbutz? Chi ricorda Kfir, otto mesi, diventato simbolo silenzioso di un dolore che il mondo non vuole vedere? La differenza è questa: i bambini palestinesi sono icone che muovono masse, i bambini israeliani restano nomi sulle pietre, lutti privati che non fanno notizia. Non è una questione di contare i morti, ma di come i morti vengono raccontati. È qui che il mondo mostra il suo squilibrio morale. Non è il dolore a fare la differenza.

Niko Kir

Pubblicato in : Editoriale, EsteriTag: conflitto palestinese, dolore invisibile, gaza, hezbollah, israele, striscia di gaza, vittime 7 ottobre, vittime israeliane

Info Nico Kir

Nico Kir è un collaboratore ed editorialista di Pensalibero.it.
“Mi chiamo Niccolò Kirschenbaum, sono nato a Siena nel 1983 da padre israeliano e made italiana. Sono laureato in storia dell’arte, sono un fotografo ho pubblicato con Crodbokkd ed esposto a Milano alla Tadini, ho all’attivo diverse personali e pubblicazioni. La mia ricerca in fotografia intreccia memoria personale, identità ebraica ed esperienza contemporanea, muovendomi tra intimità e conflitto. Appassionato di letteratura europea del 900”.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti