La distinzione di Letta tra “maggioranza politica” e “maggioranza numerica” appare evanescente e incongrua. Perché mai non dovrebbe essere usato lo stesso metro di giudizio per le posizioni estreme a sinistra che fanno a pugni con le esigenze del rigore e del risanamento che sono alla base del governo Letta?

La politica italiana ed il Paese, purtroppo, pagano anche un grande tributo alle speranze infondate e agli errori di prospettiva dei partiti e dei commentatori. Se non fosse stato per il “golpe mediatico-giudiziario” di Tangentopoli, le vicende italiane ruoterebbero ancora attorno ai due grandi partiti della prima fase della nostra storia repubblicana, la DC ed il PCI. Simul stabunt, simul cadent, si diceva. Ed è stato vero fino a quando non ci ha messo mano (pesantemente) una parte di magistratura, quella politicizzata.
Non credo che si ripeterà la stessa cosa. La parte di opinione pubblica non disposta a tollerare che le vicende politiche siano decise dalla magistratura è assai più ampia di quanto non appaia nei talk show portati a sposare le posizioni estremiste per motivi di audience. All’interno della stessa magistratura è cresciuta l’insofferenza per i colleghi troppo politicamente esposti, affetti da protagonismo, che danneggiano l’immagine e la credibilità della professione.
Del resto, dentro il PDL , la crepa si è per il momento arrestata. E la distinzione di Letta tra “maggioranza politica” e “maggioranza numerica” per emarginare le posizioni “troppo di destra” dei falchi berlusconiani, appare evanescente e incongrua. Perché mai non dovrebbe essere usato lo stesso metro di giudizio per le posizioni estreme a sinistra che fanno a pugni con le esigenze del rigore e del risanamento che sono alla base del governo Letta?
Dunque, la situazione è bloccata. Mentre l’attuale governo appare sempre più non un “governo del fare” ma di transizione, ci si prepara alle prossime elezioni. Napolitano rischia di sciupare l’immagine positiva offerta durante quasi tutto il primo settennato, con un altro errore di valutazione, simile a quello che lo aveva portato a sponsorizzare il governo Monti. Perché, se qualcuno non se ne è accorto, siamo già in campagna elettorale, forse la più lunga mai vista. Esattamente il contrario di ciò che il presidente della repubblica ed i suoi strateghi si proponevano. E’ campagna elettorale come avviene la corsa alla segreteria del PD e sono campagna elettorale i movimenti ed i posizionamenti all’interno del PDL.
Il PD che sogna una campagna con Berlusconi “fuori gioco” farebbe meglio a riflettere sulle ultime elezioni: il Cavaliere era fortissimamente in crisi ma gli errori dei democratici lo hanno rivitalizzato.
Quanto al sogno di una spaccatura del PDL per avere una “destra presentabile” distinta dalla destra “rozza e becera”, il PD dovrebbe prendere coscienza che specularmente anche a sinistra esiste lo stesso problema.

Caro Nucola,
condivido la tua analisi che denota lucidità politica .La fine di Berlusconi porterà alla fine del PD.O non lo hanno capito o fanno finta di non capire.
La grande anomalia del panoramico politico attuale non è il PDL ma il PD.
Quelli che Togliatti definiva gli “utili idioti”,in questo caso la sinistra DC graziata dalle toghe rosse sta cannibalizzando il PD,rassomigliano al Conte Ugolino.Godo come un pazzo nel vedere Renzi segretario del PD e Letta Presidente del Consiglio,due democristiani a mille carati.
Ed i post-comunisti del PD,costretti ad ingoiare e prepararsi a “morir democristiana”..E’ il PD che si spaccherà,è questioni di tempi.Non ci sarà mai pace in questo Paese ,politicamente parlando ,fino a quando non ci sarà un Partito nel solco del socialismo europeo ed un centro moderato.Stop .Il resto è “burreggio”.Chi vivrà vedrà.
Un abbraccio
Beppe Stilo