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Il Pd e lo spazio globale del tardo capitalismo

di Angelo Giubileo | 2 Aprile 2012

Sin dalla sua fondazione, e forse ancor più nel presente, il Partito Democratico ha dovuto scontrarsi, più che confrontarsi a sinistra, con i suoi detrattori, i quali di volta in volta gli hanno attribuito la mancanza di un’identità o, come da ultimo ha fatto Antonio Polito sul Corriere della sera, addirittura la rappresentazione di una doppia identità. Una questione, a suo dire irrisolta, che avrebbe visto il Pd prima sconfitto, nelle “piazze”, per il fallito tentativo di rappresentare “il fronte sociale, … con la vittoria della Cgil” e poi nell’attualità proteso, in “Parlamento”, in una situazione da ultima spiaggia, alla conquista di ciò che “resta” ovvero “la politica”, mediante il tentativo di “una relazione pericolosa, quella con il Pdl”.

Un vecchio adagio ripete che è sempre meglio tardi che mai; e a mio modesto modo di vedere accorgersi tardi, piuttosto che mai, che il ruolo e la funzione del Pd siano pur sempre non solo serviti ma, ancor più, possano essere di grande bisogno e utilità al destino e al futuro del paese non è certo cosa di poco conto.  Come dimostrano peraltro i fatti di questi giorni legati ad un possibile accordo in materia di riforma dell’intero sistema politico-istituzionale. Secondo Polito, “ciò che è andato perso sul piano del riformismo, potrebbe essere ancora recuperato sul piano politico”. Si può tuttavia non essere d’accordo sul fatto che ciò non sia anche in parte avvenuto in passato, ma quel che è certo è che nell’attualità il Pd sta cercando con il governo in carica di partecipare senz’altro al processo di riforme necessarie al paese!

Quanto alla questione dell’identità, sono passati ben ventidue anni da quando in Italia venne pubblicato il saggio di Fredric Jameson, dal titolo “Postmodernism, or, The cultural Logic of Late Capitalism” (1984). Nell’opera, con riguardo all’elaborazione di una nuova proposta d’azione politica, l’Autore concludeva: “la nuova arte politica (…) dovrà attenersi alla verità del postmoderno, vale a dire al suo oggetto fondamentale – lo spazio mondiale del capitalismo multinazionale – e contemporaneamente dovrà aprire una breccia su un nuovo modo finora inimmaginabile di rappresentarlo (…). La forma politica del postmoderno, se mai ce ne è una, avrà come sua vocazione l’invenzione e la proiezione di una cartografia cognitiva globale, su scala sociale e spaziale”.

L’insigne cattedratico avvertiva cioè, già allora (!), che non esisteva e non può esistere più oggi per la Politica, quella come si suol dire con la P maiuscola, uno spazio solo sociale e/o anche politico con il quale occorre da sempre confrontarsi al fine della rappresentazione. Lo spazio è diventato molto più esteso, basta pensare nell’attualità al solo potere della finanza internazionale e in generale al valore dell’economia finanziaria in rapporto all’economia produttiva reale (!), ed è per l’appunto l’intero spazio complessivo, che deve essere inteso in senso globale. La situazione reale determina che il modello epistemologico, e quindi anche politico, sia definito principalmente attraverso una rappresentazione della stessa realtà che, più che apparire complicata, è per l’appunto “complessa”, espressione di un “sistema formato dall’equilibrio tra diversi sottosistemi, ognuno dei quali è la risultante funzionale delle specifiche forze che si muovono in un ambiente sociale” (B. Montanari, Cultura del postmoderno e realtà virtuale: l’eclisse del soggetto nella società complessa, 2001).

In definitiva, vale a dire che la sfida originaria del Pd (o, in generale, della sinistra italiana!) può porsi, ancor di più nel presente, non solo nell’ambito di uno spazio globale (europeo, internazionale, e anche mondiale), ma deve intendersi soprattutto in un senso globale, deve essere in grado cioè di rappresentare, oltre il vero e proprio mito dell’identità( cfr. F. Remotti, L’ossessione identitaria, 2010), la complessità della realtà, dando prova di avere acquisito appieno quella capacità riformistica, e non più rivoluzionaria, che è richiesta soprattutto nel presente, di fare sistema.

Pubblicato in : Metamorfosi

Info Angelo Giubileo

Angelo Giubileo (Torchiara, Salerno, Italy 1 aprile 1965), filosofo, giornalista e scrittore.
Già cultore della materia presso le cattedre di “Filosofia del diritto”, “Teoria dell’interpretazione” e “Logica giuridica” all’Università degli Studi di Salerno (aa.aa. 2000-2003).
Autore di numerosi saggi e articoli, pubblicati in Italia e all’estero.
In qualità di redattore:
– dal 2007 collabora con “Pensalibero” (Vicedirettore dal 2016 al 2023);
– dal 2016 collabora con “Il Quotidiano di Salerno”;
– dal 2018 al 2022 ha collaborato con “Antiche Curiosità” e la rivista “Destrutturalismo”;
– dal 2018 al 2023 ha collaborato con “Asino Rosso”;
– dal 2019 collabora con il “Nuovo Giornale Nazionale”;
– dal 2024 collabora con “PaeseRoma”;
– dal 2025 collabora con il movimento poetico-artistico d’avanguardia “DinAnimismo”.
Tra i saggi, si segnalano: “Scritti politico-liberali” (2016), “Pensioni: modello cileno per l’Italia?” (AA.VV. 2018), “L’essere e il nulla nell’era della tecnica” (2018), “La Macchina del tempo” in “TDay” (AA.VV. 2019), “L’alba del Mondo Nuovo” (2020), “Da Parmenide a Heidegger e ritorno” (2023), “Tutto è eterno” (2024); tutti disponibili in qualsiasi store.
Nel 2022 è stato cofirmatario dell’appello “Per una nuova bandiera euro-nazionale” pubblicato su Le Journal du Dimanche. In quanto autore dell’articolo “L’essere oltre la profezia”, pubblicato in “Dell’anno 2100” (AA.VV. 2023), è stato citato da Günter Berghaus nel suo periodico catalogo “A bibliography of Publications on Futurism” (2023). Nel 2025, è stato autore della prefazione “Il volo” alla versione italiana del saggio “Meccanica irrazionale” del fisico transumanista Giulio Prisco.

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