Il PD si appresta dunque a voltare pagina e a tentare di ridefinire la sua missione tanto politica quanto democratica. Tanto interna, quanto attorno a sé stesso e alle forze che potrebbero ricomporre un centro-sinistra nuovo, possibile e inaspettata sorpresa del 2019 e degli anni a venire. E’ questione ormai di settimane, ma il nuovo congresso che con molta facile preveggenza, a marzo incoronerà Nicola Zingaretti nuovo leader dei progressisti italiani, si troverà anche col fardello di far dimenticare la stagione renzista, e soprattutto ridisegnare una sua propria nuova e più chiara identità. Anche perché si fa presto ad abbracciare le mode nuove e mettere in soffitta le vecchie. Ma in questo scritto, di tutto si parlerà fuorché di mode passeggere. Armatevi quindi di tempo e di pazienza se volete continuarne la lettura. Alle riunioni “di corrente” intanto, sono gettonatissime le proiezioni di alcuni discorsi tenuti da vari leaders socialisti del vecchio e del nuovo mondo. Quello di Pedro Sànchez, applauditissimo primo ministro spagnolo, alla conferenza del PD di ottobre 2018 tenutasi a Milano “Forum per l’Italia”. Quello di Geremy Corbyn segretario dei laburisti britannici, alla Camera dei Comuni contro le politiche liberiste del suo governo. E perfino un discorso dalla campagna presidenziale 2012 di quel vecchio arnese di Bernie Sanders che per un soffio ha rischiato di dare il primo presidente dichiaratamente socialista agli USA! Benissimo! Mi sono detto vuoi vedere che ciò che fu buttato dalla porta tanti anni fa, in piena fregola giustizialista, rientra ora dalla finestra grazie ai socialisti di mezzo mondo che (fortunatamente) non hanno avuto la disgrazia di vivere e operare in Italia nell’ultimo quarto di secolo? Campi Bisenzio, comune posto tra Firenze e Prato, nel 2018 ha visto la vittoria del sindaco uscente Emiliano Fossi, candidato del PD che è spesso citato per essere stato uno dei pochi ad aver arginato il centro-destra che nella (ex) Toscana Rossa e Felix, ormai dilaga. Vi è riuscito non solo perché nel quinquennio precedente ha amministrato bene, ma perché ha saputo cogliere nella frana del PD giglio-spampanato, l’opportunità per riaprire il cantiere del centro-sinistra e del civismo che in quell’area comunque (a cose normali) si riconosce. Non distante dalla sede comunale, vi è la piazza dedicata a Matteotti e in un epigrafe fatta apporre dal sindaco del 1955 si legge: “Al cittadino, al socialista, all’uomo Giacomo Matteotti che al popolo italiano insegnò la dignità della resistenza alla tirannia, il diritto dell’insurrezione per la libertà, con la parola l’azione e la morte, suggellando col martirio suo, magistero di civiltà democratica”. Ecco ci si chiede, ma come mai la politica italiana e il partito oggi (nonostante tutto, nonostante sé stesso e il suo progetto nato dalla riproposizione del “compremesso storico” un progetto non solo vecchio di 50 anni, ma mai concretamente realizzatosi nel paese) che occupa, volente o nolente, gli spazi del socialismo democratico in Italia, non si ricordano della storia, delle idee, delle battaglie e degli uomini e le donne che a partire dal 1892 (ma anche prima) scrissero le più belle pagine di progresso ed emancipazione del nostro paese? Visto che in troppi continuano colpevolmente o soltanto per ignavia a disconoscerne la storia, permettetemi dunque di dare una rinfrescata, visto che vi ho dedicato gran parte della mia vita di studi, pur se da semplice e modesto autodidatta. Questo anche per non rischiare di incorrere in grossolani errori di cultura politica. Visto che dopo aver sentito Sànchez, Corbyn e Sanders a qualcuno viene in mente soltanto Giorgio Amendola (peccato non il padre Giovanni) chi Berlinguer, chi addirittura evocando la buonanima di Carletto Marx che ad esempio i socialdemocratici tedeschi della SPD, collocarono a riposo già nel congresso di Bad Godesberg del 1959. Già! Ma più di qualcuno e per anni, dalle colonne di varia stampa o attraverso testi pseudo scientifici, o non annunciava la crisi e la fine della socialdemocrazia, in nome di una non tanto chiara “società liquida” e di un paradossale futuro per l’umanita nel quale l’unica certezza sarebbe stata l’incertezza??? Ma carissimi amici e compagni del PD, non abbiate timore, io vi invito a riscoprire la vita di una moltitudine di italiani dei quali innanzitutto dovremmo andar fieri e capaci di onorarne in ogni momento la memoria, visto che in molti non solo dedicarono la propria vita alla lotta per l’emancipazione degli ultimi e al progresso di tutta la società, ma parecchi la compromisero o addirittura la persero. Da Giuseppe Montanelli da Fucecchio, proto-socialista e dimenticata figura risorgimentale, primo presidente della Toscana libera nel 1849, deputato del Regno nel 1862, propugnatore di una Repubblica toscana da fondersi con quella romana per poi dare vita in fasi successive ad un’Italia federale; ad Andrea Costa da Imola che fu il primo deputato espressamente socialista eletto alla Camera nel 1882. Da Filippo Turati da Canzo (CO) che fu l’avvocato dei poveri, direttore della rivista “Critica Sociale” e a lungo ideologo riformista e dirigente del partito; a Gaetano Salvemini da Molfetta (BA) una tra le figure più eminenti dell’antifascismo italiano ed internazionale che durante la permanenza ad Harvard influenzò una generazione di pensatori progressisti nordamericani tra i quali Hauxley che fu maestro di Orwell, e Schlesinger Jr. che fu l’eminenza grigia di John F. Kennedy. Dalla fuoriuscita crimeana Anja Kulisciova che fu compagna prima di Costa e poi di Turati, e ne segnò profondamente la cultura politica progressista e la necessità di combattere per l’emancipazione femminile; ad Angelica Balabanova esule ucraina, già dirigente dell’URSS e della III Internazionale, divenuta poi (non casualmente avendo vissuto in prima persona il tenore della dittatura bolscevica) ambasciatrice del socialismo democratico mondiale, direttrice dell’Avanti! E che in seguito parteciperà alla nascita del PSDI, in netto disaccordo con la scelta frontista. Da Leonida Bissolati da Cremona, già direttore dell’Avanti! tra i principali teorici del socialismo riformista italiano; a Ivanoe Bonomi da Mantova, che propugnò (in posizione minoritaria) già prima del fascismo, l’entrata al Governo dei socialisti italiani partecipandovi come ministro e poi divenendo Presidente del Consiglio nel ‘21-’22. Sarà tra i responsabili dei governi provvisori fino alla Liberazione e poi nel 1948 primo Presidente del Senato della Repubblica Italiana. Da Giacomo Matteotti da Fratta Polesine (RO) tra i principali oppositori di Mussolini (nei giorni nei quali fu rapito, stava indagando sul caso che vedeva coinvolti i Savoia negli affari della Sinclair Oil) e tra i primi caduti ad opera del crimine fascista nel 1924; a Bruno Buozzi da Pontelagoscuro (FE) sindacalista, deputato e poi esule in Francia, incarcerato e deportato, segretario generale della CGIL dal 1925 al giugno del 1944 quando fu rapito e assassinato dai Nazisti a Roma. Da Giuseppe Massarenti da Molinella (BO) che dette un grande impulso alle lotte contadine e fondò numerose cooperative di braccianti nel bolognese, conosciuto in tutta Europa all’epoca per la sua attività in favore dell’emancipazione dei lavoratori agrari (senza dimenticare che fino a tutti gli anni ‘60 l’agricoltura è stata la primaria attività economica del paese); ad Angelo Tasca da Moretta (CN) segretario della camera del Lavoro e poi deputato di Torino, tra gli intellettuali socialisti italiani più in vista ad aderire al PCdI nel 1921, dal quale verrà espulso nel 1929 per il suo antistalinismo, divenendo in seguito giornalista e dirigente dei partiti socialisti francese e belga e nuovamente di quello italiano. Rimasto in Francia definitivamente dopo la guerra, ha dato grande impulso all’antifascismo europeo. Sua figlia Catherine è stata ministro nei governi di Mitterrand e Chirac e vice-presidente del senato. Da Carlo Rosselli da Roma (poi Firenze dai 4 anni) teorico del socialismo liberale, in contrapposizione al massimalismo e al bolscevismo, comandante nei battaglioni internazionali durante la Guerra civile spagnola, fondatore del foglio clandestino “Non Mollare” e di “Giustizia e Libertà” assassinato dai fascisti francesi a Bagnoles-de-l’Orne nel 1937 assieme al fratello Nello; a Giuseppe Saragat da Torino, tra i massimi studiosi di Marx in Italia (che leggeva nella lingua originale avendo vissuto per lunghi periodi da esule assieme ai socialisti austriaci e svizzeri) Presidente dell’Assemblea Costituente, poi fondatore del PSDI e primo presidente socialista della Repubblica Italiana. Da Claudio Treves da Torino, giornalista e deputato, direttore de “Il Tempo” dal 1902 al 1910, tra i principali pacifisti e “non interventisti” italiani durante la I Guerra Mondiale, da esule a Parigi dirigerà il settimanale “La Libertà” organo della Concentrazione Antifascista, e seguirà la sua incessante attività di collegamento tra i vari partiti socialisti europei, fino alla morte in Francia nel 1933; a Eugenio Colorni da Milano, intellettuale europeista, tra gli ideatori ed estensori (assieme a Rossi e Spinelli) del “Manifesto di Ventotene” e propugnatore del Movimento Federalista Europeo. Sarà assassinato a Roma nel maggio del 1944 dalla Banda Koch. Da Alessandro Pertini da Stella (SV) giornalista, esule, recluso e poi confinato dal fascismo, parteciperà attivamente alla Resistenza e alla ricostruzione del PSI. Deputato fin dall’Assemblea Costituente, Presidente della Camera dal 1968 al 1976, sarà il secondo socialista Presidente della Repubblica dal 1978 al 1985; a Pietro Nenni da Faenza (RA) giornalista e poi a lungo direttore dell’Avanti! Sarà ricordato come uno dei principali antifascisti italiani. Combattente nella Guerra di Spagna, più volte segretario del Partito Socialista. Arrestato dalla Gestapo in Francia nel febbraio del 1943, sarà confinato a Ponza fino all’agosto di quell’anno. Partecipaerà attivamente alla Resistenza come dirigente delle Brigate Matteotti e del CLN e nei mesi dopo la Liberazione, verrà ricordato come uno dei principali artefici della vittoria del Referendum repubblicano, avendo egli lottato fino allo stremo per abbinarlo all’elezione dell’Assemblea Costituente. Dopo la parentesi frontista 1948-1956, Nenni ebbe il merito di guidare il PSI alla costruzione della lunga tradizione dei governi denominati di centro-sinistra in collaborazione con la DC e gli altri partiti c.d. laici; Da Lelio Basso da Varazze (SV) giornalista, avvocato ed esperto di diritto penale, antifascista e partecipante attivo alla Resistenza, tra i rappresentanti dell’anima “più a sinistra” del socialismo italiano, maturando una vasta cultura internazionale sulla materia, lavorando anche agli studi e alla divulgazione del pensiero di Rosa Luxemburg. Attivista internazionale dei diritti fondamentali dell’umanità, fu tra i membri dei tribunali Russell e propugnò fino alla morte l’istituzione del Tribunale Permanente dei Popoli; a Norberto Bobbio da Torino, tra i massimi filosofi italiani ed europei del ‘900, attivo partecipante alla vita politica del socialismo italiano nominato senatore a vita da Pertini nel 1979. (Sui vari movimenti, partiti collegabili al socialismo democratico italiano ed europeo, scriviamo una nota integrativa più avanti). Da Ignazio Silone da Pescina (AQ) uno degli intellettuali e scrittori italiani più noti e letti nel mondo, che come molti passerà dal socialismo al comunismo per poi tornarne indietro nel 1930, dopo aver constatato la ferocia della dittatura sovietica e la negazione stessa nei fatti, degli ideali propugnati dalla “rivoluzione” bolscevica. Tra le cose importanti fatte da Silone e oggi assai poco conosciute, vi è la rivista di studi politici (con inclusa una vasta sezione dedicata alle arti) fondata e diretta assieme a Nicola Chiaromonte da Rapolla (PZ) “Tempo Presente” pubblicata dal 1956 al 1980. Ebbene a qualsiasi centro studi di università, partito o impresa di grandi dimensioni, la rilettura dei temi trattati e del modo di intendere la società, l’economia e la democrazia di quella benemerita rivista, sarebbero di notevole e inesauribile aiuto; a Riccardo Lombardi da Regalbuto (EN) antifascista e membro di spicco del CLNAI fu il primo prefetto di Milano all’indomani della Liberazione. Passato anch’egli dall’esperienza azionista, sarà nel dopoguerra tra i principali esponenti del PSI, parlamentare per 8 legislature, convinto europeista, darà un apporto di grande spessore culturale e programmatico ai governi di centro-sinistra inaugurando la stagione delle “riforme di struttura” e della nazionalizzazione dei fondamentali economici del paese. Da Loris Fortuna da Breno (BS) antifascista e partigiano, attivista dei diritti umani, civili e sociali, aderente al PCI fino al 1956, deputato e ministro per 6 legislature, fu già nel 1963 presentatore di un D.d.L. alla Camera per l’introduzione del divorzio, ma soltanto nel 1970 la legge andrà in porto. Successo che si ripeterà nel 1974 al referendum abrogativo proposto dalla DC. In Italia i valori della laicità dello stato, si iniziano ad affermare proprio grazie all’azione dei tanti Loris Fortuna presenti nelle istituzioni e nella società. Sua sarà anche nella VI legislatura la prima Legge di depenalizzazione dell’aborto dove ancora una volta il clericalismo e la visione del conservatorismo regressivo vedranno una nuova sconfitta nel successivo referendum del 1981. Anche sulla questione dell’eutanasia, sarà sempre il socialista bresciano a porre in largo anticipo sui tempi, il tema; a Gino Giugni da Genova, giuslavorista e studioso delle tematiche sindacali, allievo del costituzionalista e socialista Giuliano Vassalli (da Perugia), parlamentare e ministro, estensore dello “Statuto dei Lavoratori” [assieme all’allora ministro del Lavoro, il socialista Giacomo Brodolini da Recanati (MC) che ne sostenne politicamente l’introduzione nell’ordinamento italiano] andando a colmare un vuoto giuridico e sociale di primaria importanza e oltremodo strettamente legato ai fondamenti della nostra Costituzione. Una necessaria integrazione deve essere fatta rispetto ai movimenti, ai partiti e ad altre forme di esperianze politiche con i quali i socialisti italiani hanno avuto forte correlazione e contaminazione o nei quali le tematiche classiche del socialismo democratico si sono espresse. Il Partito Radicale storico innanzitutto che nei programmi era assai simile al partito laburista inglese e impulso importante dette alla c.d. “Italia Liberale” partecipando ai governi di quell’epoca, in tempi nei quali i socialisti italiani, preoccupati sempre di non rompere con l’area massimalista, non avevano maturato ancora la capacità di considerare il loro apporto nei governi di coalizione; Il movimento “Giustizia e Libertà” e il successivo Partito d’Azione (compreso il Partito Sardo d’Azione che soltanto negli ultimi 15 anni si è riposizionato col centro-destra) quello che io considero il partito “in percentuale più antifascista di tutti” per la qualità di coloro che vi presero parte e che poi in maggioranza confluì nei vari partiti socialisti, nonché tutte le sigle derivate dalle innumerevoli scissioni avvenute in in questi 130 anni, compreso quella più dolorosa di tutte del 1921. Ecco, il “promemoria” certamente lacunoso e me ne scuso (ma l’intento è piuttosto quello di lanciare un sasso nello stagno e nella stagnazione politica, priva di modelli di riferimento adeguati alla quale abbiamo assistito in questi ultimi 15 anni, almeno) sulla storia e sulle figure emblematiche del socialismo democratico italiano, liberale, riformista e anche libertario, finisce al 1981. Sul periodo successivo ho scritto molte volte e non voglio qui ripetermi. Sappiamo tutti bene che la questione è ancora controversa, anche se si cominciano finalmente a delineare i contorni del golpe mafioso/mediatico/giudiziario/militare, subito dall’Italia nel 1992 e successivi. Auspico soltanto che i più giovani, evaporate le cortine fumogene della propaganda, sappiano valutare meglio i fatti e gli accadimenti di come abbiamo fatto noi, e sappiano riscattare (e utilizzare al meglio) la memoria e le battaglie di migliaia e migliaia d’italiani dei quali solo un popolo reso sciocco e cieco dai suoi nemici (superior stabat lupus) non può esserne orgoglioso e riconoscente. E a maggior ragione il nuovo PD che si dovrà presentare al paese dopo la pessima stagione del renzismo, dovrebbe avere tutte le più buone e sagge ragioni per riscoprire anche il socialismo al di quà delle Alpi.
Alessandro Silvestri
N.B: per intervenire su questo articolo di Alessandro Silvestri, scrivere a: n.cariglia@pensalibero.it. L’intervento sarà pubblicato su Pensalibero.

Alessandro, qualcuno diceva che per fare un partito serve un’idea.
Questi se hanno qualcosa è la confusione (anche giuridica se vui).
Giampaolo conosco benissimo tutte le riserve del caso. Solo che oggettivamente o si aiuta il PD a compiere la necessaria evoluzione in senso compiutamente socialdemocratico, oppure l’alternativa è tenersi Salvini per 20 anni. Nel frattempo la preziosa esperienza di centinaia di compagni validi e preparati come te, invece di passarla alle generazioni future, rischiamo di farla esaurire assieme alle vite di coloro che ebbero in sorte di partecipare ad una tradizione umana e politica, così bella e meritevole.
Perché al PD dovrebbe interessare la politica socialista Alessandro. Lasciamo perdere i cattolici più o meno progressisti – ma sempre ubbidienti al “Pastore” – a sinistra (cosiddetta) i socialisti hanno sempre dato fastidio a chi pensava solo a comandare e non a governare.Esattamente come ora..
Tu sai come me che Lenin aveva grande stima in Mussolini, non in Treves o Turati, cosi come sai cosa pensava Gramsci – che pure era il più aperto – dello stesso Turati e di Giacomo Matteotti. Non parliamo del Nenni degli anni ’30, considerato socialfascista solo perché da anarchico in gioventù era stato amico del “massimalista” Mussolini.
E il nostro DNA che ci distingue da loro e non per nulla il Togliatti incitava a pascolare nell’ “erba del vicino”.
Abbiamo sempre sofferto questa sudditanza fin dal dopoguerra, che a stento ha visto inserire progetti di libertà nella nostra Costituzione, vanificata da concordati e contumelie varie che la rendono ancora non applicabile.
E’ la sorte che toccò a Saragat e poi a Craxi. Solo isolato e dileggiato il primo e praticamente ucciso il secondo, quando invece se avessero avuto un chicco di “grano salis”, nel 1990 sarebbero saltati sul treno del socialismo, nonostante la prevalenza dell’ “odiato nemico”.
Più volte io ho chiesto di non aver fiducia in costoro e nei loro mentori, reputandola una perdita di tempo. Noi cercavamo la libertà, non la “dittatura del proletariato” che presuppone sempre un capo, come ha dimostrato il “tutto il potere ai soviet.
Purtroppo oggi siamo in balìa del “buon Pastore” che è nient’altro che un lupo vestito da agnello.
Certo il popolo è sempre immaturo e normalmente cede alla pancia più che al cervello. Sono pochi i “cristi” che non cedono alle tentazioni.
Ma quando il cervello ragiona il popolo poi lo ascolta e addirittura rimpiange di non averlo ascoltato. E’ in quel momento che la cultura socialista deve approfittarne. Oggi lo sarebbe, ma i socialisti l’hanno capito?
Purtroppo del “senno di poi son piene le fosse” ed è quello che ancora una volta sta avvenendo con l’accordo tra sovranisti e populisti.
Ma noi confidiamo sempre nell’intelligenza dei semplici.
Buon anno nuovo e, come ci ricordava il poeta di Recanati: Almanecchi, almanacchi nuovi…..