Il gruppo dirigente è così convinto della propria pochezza di fronte ai problemi sociali e politici del paese che anzichè cercare di promuovere un ricambio interno ricorre in ogni circostanza a personaggi esterni, dei quali non si sa bene neanche come la pensino , quali programmi intendano attuare e con quali collaboratori, cosa gli interessi davvero nella vita (vedi Del Bono e Marrazzo). Basta che abbiano avuto un qualche successo professionale e vengono subito indicati come parlamentari, sindaci, presidenti di Regione, sorvolando spesso su fastidiose esperienze come le primarie, che potrebbero smentire l’onniscienza delle oligarchie, o, non sia mai, far esplodere contrasti interni al di là del minuetto consentito perchè programmato in anticipo.
Adesso ci troviamo di fronte all’indicazione di un rispettabile rettore del Politecnico di Torino, il prof. Profumo, a sindaco di Torino, il più importante ente locale che resta da amministrare al PD. Non sappiamo come la pensi sui beni comuni, sullo sviluppo urbanistico e sociale della città, sulla parità dei diritti, sugli immigrati, sulle troppe spa che fanno capo al Comune. Si è limitato a dire che “potrebbe prendere in esame l’offerta”, naturalmente senza primarie. Una volta investito, ci farà sapere, prima al Rotary poi in qualche riunione a inviti, cosa intende fare.
Ma “ha fatto bene il rettore” (veramente quest’anno le lezioni sono cominciate in ritardo di un mese), non si è mai occupato di politica, è sicuramente meglio di chiunque di noi. Lo ha indicato il sindaco uscente, il popolare Chiamparino? neanche per idea, il Chiampa bisogna che dopo non insidi l’oligarchia. Sono tutti d’accordo nella base? nemmeno, se mai sono per Fassino che è giustamente furibondo. E’ un papa straniero , come il suo omonimo cacciato dall ‘Unicredit per risultati disastrosi , che subito Veltroni voleva candidare a premier.
Così si passa dal partito liquido al partito liquidato: l’importante è non spostare una virgola negli equilibri stabiliti alla costituzione. Chiamparino e Fassino non ne facevano parte, si mettano nell’angolo che gli hanno riservato senza protestare, e non si sognino di contare mai come Fioroni.
Claudio Bellavita

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