La capogruppo del PD nel consiglio comunale di Verona vota una mozione della maggioranza di centrodestra che contesta la legge 194 e concede sovvenzioni ad associazioni cattoliche che si battono contro l’aborto. Ed inesorabile si alza un polverone politico. Il PD è in imbarazzo e deve impegnare tutto il suo gruppo dirigente nazionale per fermare una polemica che rischia di creare ulteriori danni alla credibilità del partito. Ma la sorpresa è una non sorpresa. Il tutto arriva da molto lontano, dall’ ottobre del 2007 quando Veltroni dà vita al PD. La sua è una scelta che non guarda alle grandi esperienze della socialdemocrazia europea. Un occhio all’ America e un occhio al vecchio compromesso storico. Vengono lasciate fuori le forze laiche e soprattutto i socialisti e infatti non aderisce al PSE. Si concede solo un credito a Di Pietro. Appare subito come una fusione a freddo con evidenti contraddizioni interne che nascono da storie e culture diverse. Quindi la sconfitta elettorale fu inevitabile. Veltroni abbandona e anche Rutelli se ne va. Ma il pateracchio rimane. Ora si alzano violenti strali nei confronti della consigliera veronese, ma evidentemente non ci si ricorda delle scelte dell’ onorevole Binetti e di altri esponenti cattolici. Nel PD mancano le basi di una vera cultura laica e l ‘incidente di percorso di Verona è anch’esso figlio di questa ambiguità. Un ‘anomalia italiana che è tra le cause della nascita dell’ attuale governo.
Roberto Caputo

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