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Il partito (trasversale) della banalità

di Giuseppe Mele | 27 Aprile 2014

Il cataclisma elettorale sull’Europa arriverà da altri paesi cui il nostro si accoderà.

elezioniAnche Berlusconi ha chiaro che si tratta delle liste elettorali “più deboli del ventennio” di Forza Italia e Pdl, che dir si voglia. Non manca nemmeno la velina, nelle isole, la Citino di “Uomini e donne”. Non male nemmeno la napoletana Savastano, dedita al turismo e la calabrese Tripodi, tanto per rinverdire il modello Di Girolamo. Troppa grazia, della Matera non si può fare a meno. Poi, incredibile, anche uno serio come Cattaneo ha la sua sponsorizzata; meno male che i ciellini non se ne sono andati via tutti. Il peggio viene però dai capolista. Nell’ordine di insopportabilità: Miccichè nelle isole, poi Tajani al centro, la Gardini a Nordest, Fitto al Sud; non pervenuto l’enigma Toti, capo a Nord Ovest. Nel Nord Ovest ci saranno Toti, le uscenti Comi, Ronzulli con braccio destro, un’ex An, assessori già di Formigoni e Cota, un sindaco ed il ciellino di Lecco, Gianola. Nord Est, l’uscente vicentina Sartori che ha perso il dribbling con la Moretti, l’amico di Verdini e bolla di sapone Samorì, ed il suo amico, consigliere con la pistola, poi Furlan dell’Esercito di Silvio, un imprenditore junior, un chirurgo estetico, consiglieri comunali. Al Centro, capolista Tajani, il puro e duro Gramazio, gli ex dc Ciocchetti e Bartolozzi, il ricicciato Guzzanti. Dal mondo socialista che fu tornano la moglie di Rizzoli e quel Redler già rivale di De Michelis. Al Sud Fitto, Martusciello, la Mussolini, la napoletana Savastano per Calabria ricevuta e salernitana Ferraioli per Carfagna ricevuta, l’abruzzese medaglia d’oro militare D’Andrea. Nelle isole, Miccichè, l’uscente Iacolino. Poi i quattro siciliani ogni sardo. Lotte al coltello tra Toti e vicepresidente lombardo Mantovani, tra Carfagna e Cosentino, tra Verdini e Brunetta, tra ciellini divisi tra le sirene Lupi e Palmieri. A decidere poi sono la Pascale e la Brambilla. Sono loro a pronunciarsi contro i Cosentino per illegalità, pro Mastella e Cusani per illegalità . Loro l’invenzione del gruppo gay di Cecchi Paone (FI, poi socialista di Boselli, di nuovo FI); loro l’immaginazione di vedere il Sud come donna e impresa: ecco la Capasso metalmeccanica e la Garofalo confettiera. Non è che il Pd schieri facce migliori. Per esemplificarle si può anche andare in casa Ncd che è forse più renziano del suo partito d’origine. Il ministro della Salute, Lorenzin, ex liceale numero uno FI a Roma, dopo una vita passata a urlare contro le tasse, ha scoperto ora che “la priorità è il lavoro.” In effetti ha il record di essere l’unico ministro sopravvissuto ai governi della massima disoccupazione. Un tempo toccava il cielo con un dito solo per essere deputata, dava a tutti del lei e doveva tutto a Bonaiuti che doveva tutto al giornalista Rai Masotti. Ora parla uno strano linguaggio berlusconianbersaniano, praticamente un neologismo “misure per ricrescere l’occupazione, sicurezza e riforme che ci hanno caratterizzato fin dall’inizio del nostro cammino,   il partito più riformista”. L’occhietto furbo celeste e la bocca a presaingiro ridono mentre parla di ennesimo voltafaccia di FI, titubante sulle grandi riforme. Un mito. Il patto del Nazareno, quello per salvare l’ottimo porcellum sotto altro nome lo hanno fatto Renzi e Berlusconi ed ora la Lorenzin, neanche invitata, gli fa la guardia come un corazziere. Beatrice ha cominciato tuonando contro lo stato rapace che butta i soldi in Sanità ed ora da ministro degli ospedali ne difende i costi come una rosibindi. Che trasformazioni induce la poltrona! Non l’avessero fatta ministro, starebbe lì a dibattersi tra Taiani e Verdini. D’altro canto tanto Beatrice è attirata dal nuovo Pd tanto Letta lo è dal Ncd. E’ facile prevedere che una volta eletti, Micicchè, con i suoi tanti voti, cambierà almeno tre gruppi; Guzzanti invece, da solo, alla prima putinata occuperà le Tv ed andrà al misto. Insieme a Paone ed ai gay che troveranno sicuramente il modo per inalberarsi. Sempre da dopo eletti. Anche i Redler e gli ex dc, se non soddisfatti, verranno tentati di cambiare bandiera. Resterà al suo posto inutile a sé ed agli altri, invece Tajani, l’invisibile vicepresidente europeo che sulla carta dovrebbe reggere il partito a Roma. La sua vicenda è la più rappresentativa ma la dice lunga sull’inutile presenza italiana a Bruxelles. Una presenza dove quelli del Pd ubbidiscono ai tedeschi dell’Spd e quelli di FI ai tedeschi della Cdu, praticamente condividendo tutto quello che poi a Roma condannano. Ci si chiede se l’intelligente Comi se ne renda conto. Quelli dell’Ncd, ma anche di Pd e FI puntano più che sui propri su “molti voti in uscita”. E’ probabile che le europee invitino all’uscita nel senso dell’astensione. I volti proposti, leggeri e spesso sicuramente trasformisti, difficilmente frenano. Nel caso FI franasse, non se ne avvantaggerebbe nessuna formazione destra, ma soprattutto Grillo. A Renzi basta anche uno zero virgola, tirato e quasi inventato, per poter dire che la maggioranza della minoranza della coalizione di quasi maggioranza è con le sue riforme. Il cataclisma elettorale sull’Europa arriverà da altri paesi cui il nostro si accoderà. Intanto l’elettorato vorrebbe poter votare su altri candidati. Per esempio su Andreatta, Bernabei, Bixio. Mieli. Non i fondatori del paese, o i patron dc della Rai e del Corrierone di trent’anni fa. Ma i loro figli e nipoti, cui spettano circa 200 milioni per un qualche diritto ereditario di parapolitica. Le tre società che si abboffano con il mercato captive Rai sotto lo sguardo benevolo della figlia di Andreatta, Eleonora, capo Rai Fiction, sono la Lux Vide della figlia Matilde di Bernabei, la Freemantle Media del figlio Lorenzo di Mieli presidente Rcs e la Publispei di Verdiana Bixio, che non discende da Nino ma dal collaboratore di Ravera, patron dei Sanremo e delle Miss d’Italia d’epoca dc. E l’Europa non serve nemmeno a fare uno straccio di bando pubblico.

Pubblicato in : Primo piano

Info Giuseppe Mele

Studi tra Bologna, Firenze e Mosca.Già attore negli ’80, giornalista dal 1990, blogger dal 2005. Consulente UE dal 1997. Sindacalista della comunicazione, già membro della commissione sociale Ces e del tavolo Cultura Digitale dell’Agid. Creatore della newsletter Contratt@innovazione dal 2010. Direttore di varie testate cartacee e on line politiche e sindacali. Ha scritto Former Russians (in russo), Letture Nansen di San Pietroburgo 2008, Dal telelavoro al Lavoro mobile, Uil 2011, Digital RenzAkt, Leolibri 2016, Renzaurazione 2018, Smartati, Goware 2020,Covid e angoscia, Solfanelli 2021, Il Male assoluto sullo schermo 2022.

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