
Un partito di candidati e candidate giovani votato dalle nonne e dai nonni. Che sono anche le nonne e i nonni che non stanno più tanto davanti alla televisione ma vanno negli outlet e nei centri benessere. Un partito di giovani sostenuto e votato dai giovani nonni e dalle giovani nonne che per i nipoti chissà cosa farebbero. Anche votare un partito nuovo.
Silvia Sardone, giovane esponente di Forza Italia, sarebbe il prototipo di questa fascia di candidabili per riscattare un partito stretto, molto stretto, tra in cocci del patto del Nazareno e le spaccature interne arrivate quasi alla frantumazione di posizioni.
E la Sardone sa interpretare questo ruolo e tra i giovani lanciati anche negli studi televisivi oltre che nei dibattiti è una delle poche e dei pochi a sapersi destreggiare e difendere tra i vecchi e nuovi marpioni del talk politico.
Se ci pensate bene questa idea del partito delle nonne segue la stessa idea che 35 anni fa orientava il primo marketing delle televisioni private che poi avrebbero dato l’inizio all’impero televisivo di Fininvest e di Mediaset.
Una dottrina di comunicazione che si concentrava in uno spot, a sua volta geniale, guarda caso anche allora rivolto alle donne, alle titolari di spesa: “Corri a casa in tutta fretta c’è un biscione che t’aspetta”. Traducendo per l’oggi: “c’è un nuovo partito che ti aspetta, tuo nipote di contare oggi ha fretta”.
Ammetto: slogan da aggiustare un po’ ma se ci pensate la forza intergenerazionale c’è tutta. In venticinque l’unico partito rimasto con lo stesso nome è Lega che dopo lo scandalo dei soldi pubblici usati per fini privati, era persino a rischio scomparsa e adesso, merito sicuramente di Salvini è data a doppia cifra. Ma a che prezzo? Con quali posizioni e con quali ripercussioni? Lo vedremo alle regionali.
Il partito italiano per eccellenza che adesso si chiama Pd, che ha unito centro-sinistra, centro, ex democristiani e comunisti, ex socialisti ex repubblicani, liberali socialdemocratici è sicuramente il perno dell’attuale sistema politico, oltre che la forza di maggiore aggregazione, nonostante le più o meno manifeste distinzioni interne.
Ma sanno benissimo anche al Pd che ora più che mai è urgente avere una struttura anche territoriale solida (iscritti, sezioni, circoli, iniziative ecc) e un contesto di dialogo con altri partiti che negli ultimi tempi è stato assai aleatorio.
Campania, Veneto, Liguria, Umbria, Puglia saranno test formidabili anche nel Pd per capire come la “locomotiva”romana guidata dal premier segretario Matteo Renzi possa davvero far correre tutti i vagoni periferici, dove qualche volta il macchinista non riesce a capire i singoli capi-carrozza che azionano improvvisamente freni a mano per supposti ostacoli sui binari. Il più delle volte ostacoli visionari

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