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Il “Partito della rivoluzione” in agguato dietro Gaza

Ci risiamo. Il “Partito della rivoluzione” cerca di ritrovare uno spazio d’azione. La violenza politica prova a giocare le sue carte. Un “Partito della rivoluzione” s’insinua tra le file delle enormi e pacifiche manifestazioni contro i massacri dei palestinesi a Gaza. Piccoli gruppi di giovani antagonisti, alle volte con il volto incappucciato, provano ad egemonizzare le proteste popolari.
Venerdì 3 ottobre e sabato 4 ottobre delle scene di guerriglia urbana sconvolgono alcune zone di Torino, Milano, Bologna, Roma. Poche centinaia di persone lanciano bottiglie, bruciano cassonetti dei rifiuti e auto. Si susseguono gli scontri con la polizia in assetto anti sommossa.

di Rodolfo Ruocco | 10 Ottobre 2025

Ci risiamo. Il “Partito della rivoluzione” cerca di ritrovare uno spazio d’azione. La violenza politica prova a giocare le sue carte. Un “Partito della rivoluzione” s’insinua tra le file delle enormi e pacifiche manifestazioni contro i massacri dei palestinesi a Gaza. Piccoli gruppi di giovani antagonisti, alle volte con il volto incappucciato, provano ad egemonizzare le proteste popolari.
Venerdì 3 ottobre e sabato 4 ottobre delle scene di guerriglia urbana sconvolgono alcune zone di Torino, Milano, Bologna, Roma. Poche centinaia di persone lanciano bottiglie, bruciano cassonetti dei rifiuti e auto. Si susseguono gli scontri con la polizia in assetto anti sommossa. Sia gli organizzatori dello sciopero generale del 3 ottobre sia quelli della mega manifestazione di sabato 4 ottobre a Roma prendono immediatamente le distanze dalle frange violente. Nella protesta pro Palestina nella capitale c’è anche un tentativo di egemonia culturale: uno striscione inneggia all’azione terroristica di Hamas del 7 ottobre 2023 contro Israele. È l’atto da cui prese le mosse la guerra di sterminio anche della popolazione civile di Gaza praticata da Netanyahu.
Fortunatamente ci sono delle secche condanne. Arturo Scotto, deputato del Pd, uno dei quattro parlamentari italiani a bordo di una barca di Flotilla per portare aiuti a Gaza, prende le distanze. Bolla come inaccettabile ogni esaltazione della strage di israeliani perpetrata da Hamas. Anzi la condanna come un orrore.
Il “Partito della rivoluzione” però torna a farsi vivo proprio per il 7 ottobre. I Giovani Palestinesi di Bologna scendono in piazza in favore «della più grande azione di resistenza degli ultimi decenni contro l’occupazione coloniale sionista». Lo slogan è: «Viva il 7 ottobre, viva la resistenza palestinese». Definiscono la strage di Hamas una «data profondamente rivoluzionaria».
Ma la reazione negativa delle istituzioni e della città è immediata: il prefetto e il questore di Bologna vietano la manifestazione. Il sindaco Matteo Lepore ritiene «vergognoso» e da condannare chi vuole scendere in piazza «inneggiando agli atti terroristici del 7 ottobre». Un migliaio di persone infrangono il divieto e protestano nel centro storico di Bologna, scoppiano scontri con la polizia.
Le indulgenze verso la violenza non portano la pace, causano solo danni e lutti immensi, generano solo altra violenza e non, come alcuni sognano, la rivoluzione. Il ’68 non va dimenticato per i mostri che generò. Il Movimento studentesco all’inizio era libertario, anti autoritario e pacifista. Poi nelle università, nei licei e nelle fabbriche italiane s’insinuò il mito della rivoluzione proletaria. La cultura di sinistra non si accorse che, dietro le prime violenze, si nascondeva il “Partito armato”. Poi scoppiò il terrorismo rosso e quello nero. Le Brigate Rosse e altre organizzazioni terroristiche leniniste volevano abbattere il capitalismo e la democrazia italiana considerando matura una “spallata”. Il terrorismo rosso funestò gli anni Settanta e i primi anni Ottanta con ferimenti e omicidi di politici, poliziotti, magistrati, economisti, giornalisti. Il terrorismo neo fascista, in testa i Nar (Nuclei armati rivoluzionari), usò soprattutto le bombe per causare tremende stragi.
La democrazia italiana barcollò ma resse. Resse anche al colpo micidiale: l’uccisione di Aldo Moro e della sua scorta nel 1978. Un mare di sangue non portò la rivoluzione leninista. Pietro Nenni diceva: «La Libertà e la democrazia non sono una conquista raggiunta una volta per tutte. Le si conquista e si riconquista tutti i giorni». Occorre vigilate e lottare per la democrazia, sempre.
Adesso fortunatamente non si vedono le indulgenze culturali e politiche, i “cattivi maestri” dei primi anni Settanta verso le violenze emerse nelle proteste pro Palestina. La destra, però, sembra volere approfittare delle paure scatenate nel ceto medio per consolidare il suo consenso elettorale. Giorgia Meloni critica lo sciopero generale di venerdì 3 ottobre della Cgil e dei sindacati di base insistendo sui disagi recati ai cittadini. E ironizza perché «il weekend lungo e la rivoluzione non stanno insieme». Sarà una coincidenza ma in pochi giorni incassa la vittoria nel voto delle Marche e della Calabria.
Il “Partito della rivoluzione” probabilmente non decollerà ma le violenze nelle manifestazioni pro Palestina potrebbero fruttare altri voti alla coalizione del governo di destra-centro. Il centro-sinistra non vince una consultazione politica da 19 anni. Nel 2006 Romano Prodi la spuntò su Silvio Berlusconi. Da allora ha vinto solo il centro-destra e l’alleanza populista M5S-Lega. Il centro-sinistra in 19 anni è andato al governo solo per dei ribaltoni o sostenendo dei governi tecnici: esecutivo Monti e ministero Draghi.

Rodolfo Ruocco

Pubblicato in : Editoriale, EsteriTag: cgil, gaza, M5S, Palestina, partito della rivoluzione, pd, sindacati, sinistra italiana

Info Rodolfo Ruocco

Rodolfo Ruocco, classe 1954, giornalista professionista. Ha lavorato prima come redattore economico-sindacale e poi come giornalista parlamentare all’”Avanti!”, al “Il Giorno”, al Tg2, a Televideo Rai e a Rainews24. Ora è impegnato nella confezione della pubblicazione digitale “Sfoglia Roma” che ha creato nel 2017 assieme a un collega.

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