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Il paradosso delle migrazioni: l’emergenza come strategia di consenso

L’intero dibattito promosso dalla destra si focalizza in modo quasi ossessivo sul tema degli sbarchi e degli ingressi. Si tratta di un posizionamento ideologico su cui, nei fatti, poco si fa e ancor meno si può fare. I confini terrestri sono per loro natura porosi e non sorvegliabili capillarmente, mentre quelli marittimi impongono vincoli umanitari e di diritto internazionale insuperabili. Dinanzi ai barconi in mare, lo Stato che dovrebbe teoricamente “difendere i confini” si trova giustamente nell’obbligo di salvare vite umane; non si può sparare sui migranti, e il soccorso diventa l’unica via d’azione possibile.

di Critica Liberale | 11 Giugno 2026

di Angelo Perrone*

Il meccanismo paradossale che governa alcune scelte della politica contemporanea trova nella gestione dell’immigrazione la sua espressione più evidente e drammatica. Ci si trova di fronte a un’azione di governo che, concentrandosi sulla propaganda anziché sulla realtà, non solo non risolve i problemi, ma finisce per ampliarli e strutturarli, utilizzandone poi gli effetti deteriori per alimentare la paura e trarne profitto elettorale.

Il miraggio del blocco degli ingressi
L’intero dibattito promosso dalla destra si focalizza in modo quasi ossessivo sul tema degli sbarchi e degli ingressi. Si tratta di un posizionamento ideologico su cui, nei fatti, poco si fa e ancor meno si può fare. I confini terrestri sono per loro natura porosi e non sorvegliabili capillarmente, mentre quelli marittimi impongono vincoli umanitari e di diritto internazionale insuperabili. Dinanzi ai barconi in mare, lo Stato che dovrebbe teoricamente “difendere i confini” si trova giustamente nell’obbligo di salvare vite umane; non si può sparare sui migranti, e il soccorso diventa l’unica via d’azione possibile.

L’illusione dei rimpatri di massa
Il vero fallimento sistemico si consuma però subito dopo l’arrivo, sul terreno della gestione delle presenze già radicate nel Paese. Qui l’azione governativa si arena nell’inseguimento di un altro miraggio propagandistico: quello dei rimpatri di massa. Si tratta di una soluzione irrealizzabile sui grandi numeri per ragioni diplomatiche ed economiche, e che oltretutto contrasta apertamente con la cronica carenza di manodopera che affligge il nostro sistema produttivo.

La creazione di una “popolazione ombra”
Rifiutando una logica di regolarizzazione e integrazione pragmatica, lo Stato rinuncia a governare il fenomeno, determinando la creazione di una vasta “popolazione ombra”. Centinaia di migliaia di persone si trovano a vagare nel Paese senza controllo, senza documenti e senza diritti. Eppure, proprio dal riconoscimento dei diritti e dall’inserimento in un percorso legale nascerebbe la possibilità di una vigilanza reale e di una tenuta sociale. Molti di questi migranti lavorano in nero per la nostra economia, mentre altri, privi di dimora, tutele e riferimenti istituzionali, finiscono inevitabilmente per ingrossare le fila della marginalità sociale nelle nostre città o della criminalità.

Il circolo vizioso dell’emergenza
L’ostinazione del governo nel voler declinare l’immigrazione esclusivamente come un problema di ingressi clandestini e di espulsioni produce l’esatto contrario della sicurezza sbandierata: aumenta il degrado urbano, alimenta la microcriminalità e amplifica la percezione di pericolo nelle strade e nelle stazioni. Il cinico disinteresse per la condizione di queste persone – sia che lo si valuti sotto il profilo umanitario, sia sotto quello del puro interesse economico nazionale – non fa che aggravare la situazione. Il risultato è la cronicizzazione dell’emergenza: un circolo vizioso in cui il fallimento delle politiche securitarie produce quel degrado che la destra utilizzerà puntualmente per chiedere nuovo consenso. È tempo di rendersi conto che l’ordine non si ottiene cancellando i diritti, ma governando la realtà attraverso la legalità e l’inclusione.
 

Angelo Perrone

Fondazione Critica Liberale

Pubblicato in : Editoriale

Info Critica Liberale

Critica liberale è da più di cinquant’anni la voce del liberalismo progressista in Italia. Nata negli anni ’60 come agenzia stampa della sinistra interna al Partito Liberale Italiano di quel tempo, la testata è dal 1974 quella di una rivista liberale del tutto indipendente da ogni forza politica italiana; dal 1994 Critica liberale è anche una fondazione che, assieme alla rivista, cerca di dare espressione e continuità a una tradizione politica e di pensiero che ha le sue radici nel liberalismo europeo, nella tradizione laica e illuminista, nell’impegno per i diritti civili e per l’integrazione federale dell’Europa democratica. È fra le organizzazioni che hanno dato vita al Forum Liberale Europeo, network di fondazioni e centri studi liberali che fanno riferimento all’Eldr (l’organizzazione che raggruppa tutti i liberali europei).

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