
Bruno Visentini quando lasciò il partito repubblicano dopo quarant’anni di militanza, non lo fece dicendo di essere di sinistra. Fosse stato per lui avrebbe sostenuto il Caf, l’intesa Craxi, Andreotti, Forlani, fino all’ultimo momento utile. Ancor meno pensò di imbarcarsi in una verbosa kermesse per dare un programma ad un’accozzaglia senza capo né coda quale quella allestita dall’onorevole Occhetto. Infine evitò di dettare condizioni a forze politiche che avevano almeno tre volte i voti in suo possesso. Visentini disse semplicemente, “bisogna vincere, come in Spagna”. E perse.
Visentini, ovviamente, non era stato in Spagna, si laurea nel 1935 ventun enne e inizia a praticare legge. In Spagna c’era invece Pacciardi con le Brigate internazionali che non si preoccupava dei trotskisti, dei labouristi, del Poum, dei catalani, dei bakuniani e quant’altro. Si batteva contro i fascisti e la Falange. Accadde che i comunisti legati a Stalin cacciarono le Brigate internazionali. Nel 1938 il partito comunista spagnolo ritenne inutile salvare la Repubblica senza poterla controllare. Ed i repubblicani italiani, inglesi, francesi, tedeschi, vennero congedati con il massimo degli onori ed i caldi baci d’addio di Dolores Ibarruri. Partiti loro, Franco chiuse la partita con i suoi legionari. Pacciardi, tornato in Italia dopo la guerra, non avrebbe voluto nemmeno fare un governo con i socialisti, figurati i comunisti. Effetto dell’esperienza in Spagna.
Visentini ebbe la disgrazia di morire nel 1995, troppo presto per seguire l’evoluzione del sistema maggioritario. Quando l’Ulivo vinse le elezioni del ’96, tempo un anno e mezzo furono epurati tutti i partiti moderati per un governo di ex comunisti e dei loro sottoposti, la decantata virtuosità della sinistra, che avrebbe preso una batosta elettorale incredibile. Non che Berlusconi fosse abile e spietato quanto Franco. Piuttosto la sinistra aveva bisogno del centro per vincere ed infatti, anche se di misura, dovette aspettare il 2006, riesumando ancora Romano Prodi. Perso Prodi una seconda volta, la sinistra, che doveva sconfiggere la destra, scoperse le larghe intese e le larghe intese sono state la fine del Pd e di Forza Italia, sovrastate da Grillo.
Grillo mandò al governo Conte che prima fece un governo con la Lega, poi con il Pd, fino a che venne cacciato dal governo. Il risultato fu che Fratelli d’Italia dal 4 che aveva, schizzò al 25 per cento. La proposta lanciata da Conte a Milano di non sostenere più l’Ucraina, è la stessa di Salvini e Vannacci. Un cittadino che è d’accordo, vota Vannacci. Conte e Salvini hanno sostenuto Draghi, che le armi all’Ucraina le ha inviate eccome. Mentre quella contro il riarmo è semplicemente una proposta antieuropea. Ammesso che trovi un compromesso sull’Ucraina, il bello della Schlein è l’ottimismo, come fa il campo largo a trovarne uno sul no di Conte al riarmo? Solo AFD e la Linke in Germania hanno la stessa posizione. Altro che programma. Vacilla l’identità stessa della coalizione. Forse persino Visentini avrebbe qualche riserva a riguardo. Non basta più vincere, per la semplice ragione, che non si vince.
Riccardo Bruno
Direttore politico de “La Voce repubblicana”

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