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Il paradigma del governo

L’immagine cristallizzata in cui si ammira il governo italiano è quella di chi, volendo l’unità dell’occidente e asserendo di contrastare Putin, offre la presidenza della Biennale, la vetrina culturale del Paese, ad un tale che teme l’occidente ed è estimatore della Russia. Lo spettacolo offerto al Senato dal presidente del Consiglio nella giornata di ieri, lo ha confermato. L’onorevole Meloni ha detto che la strategia economica del governo si incentra su aumento dei salari, investimenti alle aziende e sostegno delle famiglie. E la leva quale sarebbe per ottenere tutto questo? L’unica che si vede è la pressione fiscale, oltre al 42%. Verrebbe da chiedere dove sono stati distribuiti i nuovi occupati che il governo vanta, dal momento che quelli sono aumentati e il Pil è pressoché immobile.

di Riccardo Bruno | 15 Maggio 2026

L’immagine cristallizzata in cui si ammira il governo italiano è quella di chi, volendo l’unità dell’occidente e asserendo di contrastare Putin, offre la presidenza della Biennale, la vetrina culturale del Paese, ad un tale che teme l’occidente ed è estimatore della Russia. Lo spettacolo offerto al Senato dal presidente del Consiglio nella giornata di ieri, lo ha confermato.

L’onorevole Meloni ha detto che la strategia economica del governo si incentra su aumento dei salari, investimenti alle aziende e sostegno delle famiglie. E la leva quale sarebbe per ottenere tutto questo? L’unica che si vede è la pressione fiscale, oltre al 42%. Verrebbe da chiedere dove sono stati distribuiti i nuovi occupati che il governo vanta, dal momento che quelli sono aumentati e il Pil è pressoché immobile. Cresce invece il debito pubblico al punto che il governo ha chiesto di sforarlo, c’è persino chi vuole riscrivere il patto di stabilità, senza nessun negoziato. Il solito noto, oramai innominabile.

Né si può dire invece che il governo si sia preoccupato di ritrovare risorse adeguate ed utili ad abbassare le bollette dei cittadini, giunte ai massimi. Il presidente del Consiglio ha annunciato i decreti attuativi per il nucleare di nuova generazione. Ci sarebbe da compiacersi, mai l’avesse fatto all’inizio della legislatura, chiamando i governatori della sua maggioranza a individuare i siti e non alla fine della stessa. Prima che siano pronti i decreti potrebbe esserci in maggioranza Bonelli che li affossa. Non è andata meglio con il piano Mattei. Quali formidabili vantaggi economici ha ottenuto l’Italia da tanto nobile ed intenso sforzo? Zero, virgola zero, altrimenti il governo ieri ne avrebbe parlato. Abbiamo aperto una piantagione di banane in Somalia e invaso il mercato. Per carità. Piantata qualche semenza a ridosso del deserto, i contadini si lamentano. Non hanno fruttificato.

C’è una sola buona notizia e il governo l’ha ignorata. I lager in Albania saranno dismessi, non perché il governo ne abbia capito l’ignominia, perché l’Albania ha chiesto l’adesione alla Ue che non li consente. Altri soldi buttati inutilmente. Come è inutile aspettare il mirabolante ponte sullo Stretto, nemmeno sono iniziati i lavori.

Senza voler essere ingiusti con il governo, va apprezzato che il presidente del Consiglio abbia un sentore dello stato di crisi, non dell’Italia, l’Italia va benissimo, la gente quando la vede al supermercato corre a darle testimonianze d’affetto, quando sale su un palco balla con Bignami e Donzelli. La crisi internazionale non si può negare. Solo che l’opposizione a questo punto che interesse può avere ad un confronto con simile governo. Qualcuno, a proposito della legge elettorale, ha detto che bisogna cancellare la proposta presentata, sennò nemmeno si siede al tavolo. Prima bisogna azzerare il governo e formarne uno nuovo. Per lo meno se si vuole fare qualcosa del resto della legislatura che non siano altre chiacchiere a vuoto.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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