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Il Palazzo di Bianca Cappello a Firenze. Simboli, miti e alchemiche allegorie. Di Costanza Riva. Pontecorboli Ed. Firenze, 2018

E’ l’epoca del maturo Rinascimento fiorentino. Firenze, la nuova Atene, aveva irradiato cultura e modernità nella ancora medioevale Europa.

di Guglielmo Adilardi | 18 Novembre 2018

Costanza Riva con i suoi molteplici studi imperniati sul Rinascimento fiorentino ci offre con questo suo libro un ulteriore approfondimento su tale epoca anticipatoci già con La Cavalcata dei Magi di Benozzo Gozzoli. Storia, ermetismo e antiche simbologie e con Bianca Cappello e con Francesco I de’ Medici. Amore eterno e segrete alchimie (editi sempre da Pontecorboli).

Proprio da quest’ ultimo libro traiamo: << Per quanto poi riguardava Bianca e Don Antonio, il comportamento tenuto da Ferdinando fu dei peggiori. Per la cognata, morta a poche ore di distanza dal fratello, non permise né pubbliche esequie, né l’ultima dimora nel sepolcreto Mediceo: a ore 24 fu condotta in S. Lorenzo, chiesa ducale, et subito fu sepolta, “Cuius anima requiescat in pace in luogo irreperibile” >>.

Ferdinando, fratello di Francesco I, fece presto a dismettere la veste di cardinale ed assumere la corona di Granduca estromettendo di fatto il nipote Antonio dalla successione paterna. Cancellando ogni riferimento possibile ai simboli del fratello. Fece togliere l’emblema di Francesco dalla Grotta Grande di Boboli ed intervenne pesantemente nel Parco di Pratolino facendo smantellare fonti, spostare statue, ma soprattutto cercando di interrompere quel “filo” di percorso sapienziale che Francesco insieme al Buontalenti, avevano creato all’interno del Parco.

Quale il motivo di tanta avversione verso un percorso ermetico che da Cosimo de’ Medici e la sua Accademia platonica aveva per decenni diffuso nuovamente il sapere sapienziale greco- antico in tutta Europa?

L’epoca della morte dei coniugi avvenuta congiuntamente e misteriosamente nella villa di Poggio a Caiano nell’ottobre 1587 spiega perfettamente la damnatio memoria non soltanto degli “amanti alchemici”, ma anche del loro percorso filosofico spirituale.

Infatti dal 1545 al 1563 si era tenuto il Concilio di Trento, il quale chiudeva una stagione non soltanto medicea di ricerca di percorsi spirituali gnostici spuri se non proprio eretici. Alchimia, ermetismo, cabala, fino ad allora tollerati dalla Chiesa cattolica venivano così classificati come percorsi ereticali, per ciò stesso condannabili. E’ la Controriforma in pieno esercizio di chiarezza teologale. L’Indice e la Santa Inquisizione opereranno al meglio da tale data in poi.

 

Nel 1567, data l’acquisto del palazzo di via di Maggio di Pietro Bonaventuri, primo marito di Bianca Cappello e per elargizioni di Francesco. Il Palazzo riccamente ornato esternamente con fregi, grottesche e graffiti è oggetto di attento esame da parte di Costanza Riva. La storia d’amore morganatica di Francesco I de’ Medici e della veneziana Bianca Cappello fa da cornice all’ ambito storico filosofico alchemico che è la parte predominante del libro, con la sua minuta descrizione e decrittazione delle volute incise sul Palazzo.

Non si può comprendere a pieno il valore del testo se non si faccia almeno una breve cronistoria del tempo in cui i due amanti vissero.

E’ l’epoca del maturo Rinascimento fiorentino. Firenze, la nuova Atene, aveva irradiato cultura e modernità nella ancora medioevale Europa. Siamo pertanto nel post Accademia neoplatonica di Cosimo I, fondata per suo volere da Marsilio Ficino nel 1462. Appartenente ad essa sarà bene ricordare Pico della Mirandola, assolto da papa Alessandro VI, il quale vedeva di buon occhio la volontà di Pico di dimostrare la divinità di Cristo attraverso la cabala che tanto interessò anche Bianca Capello. Ricordiamo ancora coloro che fecero parte dell’Accademia: Nicola Cusano, Leon Battista Alberti, Cristoforo Landino, Giuliano e Lorenzo de’Medici… Dopo la morte di questi una seconda generazione di seguaci continuò lo studio delle dottrine platoniche nella villa di Bernardo Rucellai presso gli Orti Oricellai con Niccolò Machiavelli, Jacopo da Diacceto, Luigi Alamanni, molto attenti allo studio della Repubblica platonica.

Ma non vi è dubbio che le idee neoplatoniche, la cabala, l’ermetismo, l’alchimia anche dopo la scomparsa della primigenia Accademia platonica e di alcuni dei suoi più autorevoli membri come Pico della Mirandola, continuasse a fare proseliti di studi e a diffondersi sempre più vastamente, anche per l’opera di tipografi quali Aldo Manunzio.

Non meraviglia, quindi, come ricorda Riva nel testo, che Bianca Cappello chiedesse insistentemente libri di cabala ai suoi parenti di Venezia, ove un numeroso popolo di ebrei stanziale induceva a credere che là si coltivasse in buona misura e da tempo.

La prima parte serve a Costanza Riva per introdurci nella dimensione spazio temporale dell’epoca, ma soprattutto nella riscoperta delle fonti della cultura Occidentale che faranno da base alla sua originalissima scoperta esoterica come fece magistralmente nella descrizione dell’affresco di Gozzoli sito nella Cappella di Palazzo Medici Riccardi (1459) in ricordo del Concilio Ferrarese-Fiorentino (1438-39) con papa Eugenio IV che giunse a Firenze per tentare l’unione con la Chiesa d’ Oriente e per vagheggiare una Crociata contro i Turchi assedianti Costantinopoli, illustrato appunto nel saggio esoterico da Costanza Riva: La cavalcata dei Magi di Benozzo Gozzoli (Pontecorboli).

 

Tre personaggi furono il fulcro della Firenze rinascimentale: Pico della Mirandola, Savonarola, Marsilio Ficino. Personaggi successivi alla composizione della Cappella. Ma lo studio del greco e la riscoperta della cultura greca era presente in Italia e in particolare a Firenze prima del Concilio di Firenze e prima di tali personaggi.

Ricordiamo Manuele Crisolara, Barlaam, Leonzio Pilato. Lo stesso Petrarca era stato spinto allo studio dell’antichità dalla curiosità della cultura umanistica che attraeva per le polemiche innestate fra loro dai filosofi contro i tragici, da le idee di Platone contro la dogmatica di Aristotele. Lo stesso Tommaso d’Acquino nel 1260 si faceva tradurre da un suo confratello Guglielmo di Moerbeke Aristotele e i suoi commentatori. La fama di Michele Psello a Bisanzio, cultore di Platone, arrivava fino dal XI secolo in Italia. D’altronde i Greci vivevano in Italia e Italiani andavano in Grecia, larghe zone d’Italia erano rimaste nell’orbita bizantina. Non a caso Ruggero Bacone considerava la penisola italiana come una specie di ponte teso fra mondo latino e mondo greco.

Perché è necessario far riferimento alla cultura greca e soprattutto alla riscoperta di Platone nella sua quasi interezza in epoca rinascimentale? Perché gli uomini del Rinascimento riscoprono i principi, i fondamenti su cui sui basa la cultura occidentale. La Chiesa cattolica aveva tratto, soprattutto con Sant’Agostino, elementi fondativi del Cristianesimo rielaborati alla luce degli studi di Platone e Aristotele, quale l’anima, abbandonando e alcune volte cancellando, distruggendo, ciò che non si conformasse a tale rielaborazione teologica. In nome della Rosa di Eco docet.

Forse i cristiani non disporrebbero del concetto di anima e gli occidentali del concetto di Storia se Sant’Agostino non avesse rivisitato, alla luce di Platone, la concezione ebraico-cristiana dell’uomo, e alla luce del disegno di Dio, opponendosi alla totale visione greca del tempo. Agostino quindi è un pensatore decisivo per la storia dell’Occidente. Decisivi vanno chiamati i pensatori che offrono una cultura a un popolo, e a una civiltà le condizioni per pensare e comprendere se stessi.

Anima e tempo due parole chiave nella cultura dell’Occidente.

La parola nefes ebraica che i greci tradurranno con psiche e i latini con anima in ebraico significa “vita” e tutto ciò che concorre alla vita. Perciò nel Salmo 107: <<… affamati e sitibondi ringraziano Jahvè, perché saziò la loro nefes assetata ed affamata >>; e ugualmente Endos interroga David con queste parole:<< Perché vuoi mettere un cappio intorno alla mia nefes così da farmi morire?>> dove il riferimento è alla gola e non all’anima. E nel Deuteronomio si legge << Il sangue, questo la nefes e per ciò, là dove non è previsto il perdono; se ci sarà danno, porrai occhio con occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede, nefes per nefes >>. Lo stesso cristianesimo delle origini non parlava di anima, bensì soltanto di resurrezione delle carni. Sono stati i pensatori cristiani della Patristica che hanno elaborato dai Greci il concetto di anima. Anche per gli stessi filosofi orfici la psiche non era altro che un’ombra, un ricordo dei vivi piuttosto che un’essenza della persona. Ulisse quando scende nell’Ade per incontrare la madre vede un’ombra senza l’essenza di ciò che era stata. Per Platone il corpo è un peso, un ceppo per l’anima. Non solo, ma i sensi di esso sono ingannevoli come nel mito della caverna insegna. Al contrario nel Cristianesimo esso è santificato dalla venuta del Messia, figlio di Dio che si fa uomo. Mentre per Platone il corpo è la tomba dell’anima, per il Cristianesimo esso ha pari dignità dell’anima stessa essendo parimenti creato da Dio. Per questo la teologia cristiana parla di resurrezione dei corpi. Infatti lo stesso Cristo salirà al Cielo dopo tre giorni in modo che non si corrompa e ugualmente accadrà nel racconto del Vangelo alla Vergine il cui corpo ha contenuto il seme del Cristianesimo.

Mentre il tempo per Platone, a diversità di Sant’Agostino, permane circolare in un continuo divenire. L’anima stessa alla morte del corpo ritorna al Nous per rimettersi nella circolarità della vita dopo aver bevuto alla fonte di Lete (dimenticanza), per il Cristianesimo la storia è lineare da l’ Alfa all’Omega: dalla venuta di Cristo all’Apocalisse descritta da Giovanni.

 

La scoperta della metafisica: le idee platoniche (al di là del sensibile, dopo la fisica, oltre la fisica stessa) non solo nel Fedone, sottese ad esse, con la seconda navigazione, mette in moto da una parte la razionalità del pensiero e la conseguente ricerca, dall’altra la curiosità per il mondo antico fatto di mistero, magia, ermetismo. In una parola il mondo dell’anima o soprasensibile. Anch’esso descritto da Platone, il quale usa il termine anemoi per indicare l’anima: essa è “ portata dai venti”, che penetrano nei corpi per saldarla alle solide catene de corpo che risulta sempre ingannevole non potendo secondo il Filosofo fidarci dell’esperienza sensibile, perché i corpi sono inaffidabili in quanto mutano ed invecchiano, si ammalano, sono preda di passioni, perciò sull’identità del corpo non si può costruire un’ identità personale, né un sapere immutabile a tutti comune. “Occorrerà allora raccogliere l’anima da tutti i punti del corpo e concentrarla in se medesima in modo che da sé possa giungere alla verità, libera dal corpo come da catene” (Fedone). Raccoglimento e concentrazione saranno da Platone in poi, le due operazioni che consentiranno all’anima di svolgersi in pura interiorità e raggiungere la verità contro l’inganno dei sensi. Il concetto sarà ripreso in Sant’Agostino “ In interiore homine habitat veritas”. Ecco perché gli affreschi del Palazzo di Bianca Cappello non vanno letti soltanto con i sensi, come insegna Costanza Riva.

 

Ma per Platone l’anima oltre che ripartirsi in intelligenza e razionalità contiene anche una parte che si dissolve col corpo e ha anche una parte, la migliore, che si riunisce all’idea del Nous che è propria della realtà metasensibile. E’ con questa parte che noi possiamo interpretare il disegno di Costanza ed interpretare i graffiti del Palazzo di Bianca Cappello al di là di una semplice descrizione dei sensi come grottesche, graffiti e glifi appaganti il gusto estetico dell’epoca del maturo Rinascimento.

Costanza Riva una Maestra platonica la quale ci invita a percepire al di là dei sensi la Storia dell’Arte, la Storia dell’Umanità.

 

Guglielmo Adilardi

Pubblicato in : Cultura ed eventiTag: chiesa, chiesa cattolica, di pietro, diversità, europa, figlio, filosofi, firenze, grecia, italia, medici, mondo, personaggi, repubblica, sant'agostino, savonarola, usa

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