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Il Paese di Alice. L’elettore medio

Il nostro elettore medio, disincantato e fiducioso nelle istituzioni, e’ andato a votare, convinto che 2+2 facesse 4 anche in aritmetica e matematica politico-istituzionale.

di Vincenzo Donvito | 26 Marzo 2018

L’elettore medio italiano, nonostante le disastrose aspettative, e’ andato a votare (1) e, con la nuova legge elettorale, ha dato il suo contributo alla formazione delle camere legislative del Parlamento e, di conseguenza -visto che non e’ previsto (come in Usa) un sistema diretto per eleggerlo- il suo contributo per la formazione del Governo. Gia’, la formazione del Governo. Se si leggono al di la’ delle frontiere nazionali i commenti che, dopo i risultati, sono stati diffusi, un coro unisono da’ per scontato che ci vorra’ almeno un mesetto per formare l’esecutivo, in passato e’ sempre stato cosi’ e -giustamente- non si capisce perche’ oggi dovrebbe essere diversamente… non siamo -per l’appunto- in America o in Gran Bretagna, che la sera stessa del voto si sa’ gia’ chi sara’ il capo del governo e il colore politico dello stesso.
Ma l’elettore medio italiano ha anche una certa scolarizzazione. Sono anni che esiste la scuola dell’obbligo. Tutti sanno -ufficialmente- leggere e scrivere, come -in modo altrettanto ufficiale- tutti sanno capire, valutare, formarsi un’opinione ed essere potenzialmente ligi al rispetto dei diritti e dei doveri. Rispetto che, a maggior ragione, dovrebbe essere tale per gli eletti, visto anche che si terranno a vita l’appellativo di onorevole, cioe’ un certo distinguo in elevazione civica rispetto al cosiddetto popolo.
Gli elettori hanno scelto in modo chiaro e, pur se la legge elettorale fresca fresca non ha dato loro una gran possibilita’, e’ innegabile che il 37% dei voti riportati dalla coalizione di centro-destra sia quella che ha avuto il maggior consenso: gli elettori hanno voluto dire al presidente della Repubblica (che e’ colui che indica la persona per formare il governo) dove andare a parare per dare un esecutivo all’Italia.
Ma siamo ancora in alto mare, visto che i vincitori (centro-destra) non sembrano molto convinti in merito, e temporeggiano. Certo all’interno della coalizione vincente non c’e’ il partito che ha avuto piu’ voti (M5S con il 32%), ma i numeri sono numeri e, soprattutto, i voti sono voti.
Il governo della precedente legislatura e’ ancora in carica. Ci avviciniamo a grandi passi alla scadenza di quel mesetto che gli osservatori non-italiani hanno indicato come tempo-limite ed abituale entro cui il governo viene fatto in Italia… tempo limite che scade a cavallo della Pasqua e -si sa- in Italia le feste sacrosante e canoniche non sono foriere di decisioni, anzi… I problemi degli italiani sono sempre li’, e anche in modo -per quanto ci riguarda- preoccupante, visto che i vincitori di coalizione e di partito (centro-destra e M5S) dicono di voler approntare dei cambiamenti sostanziali rispetto a quanto deciso dai passati governi… ma per il momento non se ne parla.
Non solo.
Ma sembra -sembra- che la volonta’ degli elettori possa non essere rispettata. Cioe’ non saremo governati dal centro-destra. Ma da una qualche coalizione che va dal centro-destra (o parte di esso) con centro-sinistra (quello sconfitto), oppure una parte di queste due coalizioni con il partito che ha ottenuto piu’ voti (M5S) anche se, essendo quest’ultimo una sorta di partito/coalizione, non e’ comunque quella con maggiori consensi. Tutto questo in un clima mediatico in cui non si sa piu’ chi dice cosa, cioe’ se a proporre certe formule di governo siano i diretti interessati o i giornalisti (che si muovono secondo il loro spirito di fazione, essendo buona parte dei media italiani non estranei alla dipendenza da questo o quell’altro interesse di partito).
E in mezzo a tutto, c’e’ il nostro elettore medio che, disincantato e fiducioso nelle istituzioni, e’ andato a votare ed era convinto che 2+2 facesse 4 anche in aritmetica e matematica politico-istituzionale. Il nostro elettore medio, quello che consuma e che usa i vari servizi, che lavora, pensa, va in vacanza, ha i suoi affetti e i propri desideri.
Ma -forse- il nostro elettore medio sta cominciando a rendersi conto di essere solo un disincantato strumento a periodica disposizione dei muratori, dei geometri e degli ingegneri ed architetti che ha inviato nelle due camere legislative. Fosse stato chiaro fin dall’inizio, con un bel sistema elettorale modello Israele, dove non vince mai nessuno (2), e chi vota sa gia’ di doversi affidare agli onorevoli… no, qui ci hanno fatto credere, con le coalizioni, che potesse essere un po’ all’americana. E invece? Il nostro elettore medio sta seriamente prendendo in considerazione che il proprio rapporto con le istituzioni e’ un po’ come quello di Alice col proprio Paese. Ma almeno, quello e’ solo un libro….

1 – L’affluenza in Italia si è attestata al 72,93% per la Camera dei deputati e al 72,99% per il Senato, in calo di circa il 2,3% rispetto le elezioni del 2013, risultando la più bassa nella storia repubblicana italiana (dal 1948)
2 – ma in Israele almeno hanno una forte coesione nazionale di fede religiosa tant’e’ che a modo loro -solo un po’ diverso dal nostro cattolico apostolico romano- lo hanno scritto anche in Costituzione

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

Pubblicato in : EditorialeTag: aduc, anni, cambiamenti, camera dei deputati, capo del governo, consenso, costituzione, disposizione, governo, gran bretagna, italia, legge elettorale, legislatura, mare, merito, nuova legge, parlamento, presidente della repubblica, repubblica, scuola, sistema elettorale, usa

Info Vincenzo Donvito

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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