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Il pacifismo che sottovaluta il rischio

Ci aspetta un week end di pacifismo, con un Congresso della Lega a Firenze, e una piazza dei 5stelle a Roma, in gara per chi è più arcobaleno e meno guerrafondaio. Davvero una prospettiva consolante, facendoci sentire tutti più buoni. Ci verrà spiegato che è “folle” stanziare miliardi, anziché per gli Ospedali, per i cannoni (che poi sono arma sorpassata, oggi ci si difende meglio con i satelliti di Musk). Una correlazione in mala fede, perché sono i cannoni altrui che possono distruggere gli ospedali.

di Beppe Facchetti | 4 Aprile 2025

Ci aspetta un week end di pacifismo, con un Congresso della Lega a Firenze, e una piazza dei 5stelle a Roma, in gara per chi è più arcobaleno e meno guerrafondaio.

Davvero una prospettiva consolante, facendoci sentire tutti più buoni.

Ci verrà spiegato che è “folle” stanziare miliardi, anziché per gli Ospedali, per i cannoni (che poi sono arma sorpassata, oggi ci si difende meglio con i satelliti di Musk). Una correlazione in mala fede, perché sono i cannoni altrui che possono distruggere gli ospedali.

Ci verrà anche detto che abbiamo sbagliato a non cercare la via diplomatica, che tutto poteva finire in pochi giorni di trattativa. In realtà, i pochi giorni erano quelli immaginati da Putin per insediarsi a Kiev, e i tentativi di fermarlo sono stati vanificati dalla lunghezza del tavolone chilometrico del Cremlino.

In realtà, il problema chiave gira da tre anni attorno ad un quesito semplice-semplice: Vladimir Putin si ferma al Donbass, o allunga le sue mire ben oltre (Moldavia, Polonia e via via)?

I suoi amici occidentali, ben rappresentati in questo spensierato fine settimana, credono evidentemente che sia un bluff, e trovano conforto nell’atteggiamento del Presidente USA, che per ora fa la guerra commerciale, visto che quella armata in Ucraina richiede più di 24 ore per chiudersi.

Il punto è che c’è una bella differenza tra bluff e fare sul serio. Putin ha tanti difetti, secondo la Corte dell’Aja è un criminale, ma non si può dire che abbia mai nascosto le sue intenzioni: riacquisizione del ruolo imperiale della Russia zarista e comunista e lotta morale all’Occidente corrotto, che tutela la libertà fino all’indecenza del gay pride, pratica il bilanciamento dei poteri, rispetta gli oppositori, anzichè avvelenarli e ucciderli in Siberia e – orrore – difende lo stato di diritto o almeno tenta di farlo.

C’è lucida logica in tutto questo ed è pur vero che dopo aver mandato al macello quasi un milione di russi non può permettersi di perdere o anche solo pareggiare. Negoziare una pace vera è dura.

Chi lo conosce bene ha idee più chiare. Evgeny Savostianov, ex capo del KGB, scappato dalla Russia perché critico verso l’ex collega, dice in una intervista: “temo che da parte di voi europei non ci sia alcuna percezione del rischio che state correndo. Siete sotto schiaffo di due potenze come la Russia e questi nuovi Usa, che detestano profondamente le vostre basi di valori…Siete circondati”.

Il suggerimento di questo indiscutibile esperto è molto chiaro su ciò che deve fare l’Europa: “assumere lo status di soggetto politico globale, in modo da garantire autonomamente la propria sicurezza”. Non piace a Salvini, ma anche per i dazi è la strada maestra.

Dato che sabato e domenica le invettive più feroci andranno a Ursula von Der Leyen la cui politica di sicurezza è stata votata anche dal PD l’altro giorno a Strasburgo (ma il PD sarà poi nella stessa piazza?), e a Emanuel Macron, l’unico leader europeo che fa politica in materia, tra i bersagli sarebbe coerente inserire anche questo Savostianov che la pensa esattamente nello stesso modo.

Insomma, il problema è il rischio, e sottovalutare una cosa – la difesa comune – che i Padri dell’Europa vedevano necessaria fin dagli anni 50, quando fu affondata da De Gaulle – può essere pericoloso, come dimostrano i sondaggi, che evidenziano una certa neutrale indifferenza. La sera prima dell’invasione i giovani ucraini erano intenti nell’apericena, come i ragazzi milanesi dei Navigli il giorno prima del lockdown del Covid.

L’illusione è forse legata alla lontananza dal teatro di guerra, ma allora sarebbe utile leggere quanto dice il premier volenteroso dell’Australia, Antony Albanese, laburista: “se un grande paese come la Russia è capace di brutalizzare un piccolo paese sovrano come l’Ucraina, questo ha implicazioni per la pace e la sicurezza nel mondo, e noi abbiamo un interesse nazionale nell’essere a fianco di Kiev”.

Ecco il punto: l’interesse nazionale.  Se lo comprendono nel Paese dei canguri (e in Nuova Zelanda) e invece fatica ad affermarsi nella piazza pentastellata, a solo 1000 km da Kiev, vuol dire che il nazionalismo populista non ha idea delle priorità della Nazione e del popolo.

Beppe Facchetti

Pubblicato in : Apertura, EditorialeTag: anni, fine settimana, firenze, giovani, interesse nazionale, intervista, lega, mondo, nazione, pd, percezione, populista, putin, roma, strasburgo, usa

Info Beppe Facchetti

Beppe Facchetti è stato deputato al Parlamento e responsabile economico del PLI. E’ attualmente vicepresidente di Confindustria Intellect, che federa le associazioni della comunicazione e della consulenza.

Ha sempre lavorato, in aziende, associazioni e istituzioni, nell’ambito della comunicazione d’impresa, materia che ha insegnato all’Università di Perugia e attualmente di Milano. Editorialista di politica economica per “L’Eco di Bergamo”, ha ricevuto nel 2015 la medaglia dell’Ordine per 50 anni di attività pubblicistica. Già membro della Giunta esecutiva dell’ENI, vicepresidente di Sacis Rai, ASM Brescia. Consigliere comunale, provinciale di Bergamo, candidato alla presidenza della Provincia per il centrosinistra.

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