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Il pacchetto di salvataggio anti-Covid: Trump frena sul compromesso bipartisan e inguaia i repubblicani

Si tratta di un compromesso inadeguato, come ha ribadito Sanders, ma molto meglio di niente. In effetti, si è trattato di negoziati durati parecchi mesi e alla fine, con la spinta di Joe Biden, presidente eletto, si è arrivati al compromesso.

di Domenico Maceri | 28 Dicembre 2020

“Perché fermarsi a 600 dollari a persona? Perché non 1000? Perché non 2 mila?” Con queste domande il senatore Rand Paul, repubblicano del Kentucky, esprimeva la sua opposizione al pacchetto di salvataggio per affrontare i disagi economici causati dalla pandemia. Il senatore Bernie Sanders, democratico socialista del Vermont, ha però giustamente risposto che Paul non si era preoccupato quando votò coi membri del suo partito per i massicci sgravi fiscali che hanno beneficiato gli ultraricchi.

Il pacchetto approvato con voti bipartisan alla Camera (259 sì, 53 no) e al Senato (92 si, 6 no) spenderebbe 900 miliardi, offrendo 600 dollari per ogni adulto e bambino in famiglie con reddito inferiore a 75mila dollari annui, sussidi ai disoccupati, alle piccole imprese e fondi per il vaccino anti-Covid. Anche le scuole e gli ospedali riceverebbero sussidi e gli inquilini beneficerebbero di una moratoria sugli sfratti. Si tratta di un compromesso inadeguato, come ha ribadito Sanders, ma molto meglio di niente. In effetti, si è trattato di negoziati durati parecchi mesi e alla fine, con la spinta di Joe Biden, presidente eletto, si è arrivati al compromesso. Anche Donald Trump ci ha guadagnato poiché il pacchetto include 1,4 miliardi di dollari per continuare la costruzione del muro al confine col Messico.

Ci guadagnerebbe anche Mitch McConnell politicamente poiché la nuova legge aiuterebbe i due candidati al Senato in Georgia, Kelly Loeffler e David Perdue, che stanno lottando per la loro rielezione la quale sarà decisa nel ballottaggio il 5 gennaio. Un’elezione importante poiché il suo esito potrebbe essere determinante per fissare la maggioranza al Senato. Trump era rimasto in grande misura fuori dalle negoziazioni delegando il compito al suo rappresentante Steve Mnuchin, ministro del Tesoro. Negli ultimi mesi l’attuale inquilino della Casa Bianca si è concentrato nell’elezione e dopo l’esito negativo del 3 novembre ha passato molto del suo tempo con denunce e pressioni politiche, cercando, senza successo, di ribaltare i risultati elettorali.

Il pacchetto doveva arrivare alla sua scrivania e tutto faceva prevedere che lo avrebbe firmato. Inaspettatamente, però, come spesso fa, il 45esimo presidente ha cambiato idea. In un video rilasciato qualche giorno fa ha indicato che la legge consiste di “una vergogna” per le “spese inutili” ma allo stesso tempo ha indicato che 600 dollari per ogni adulto non sono sufficienti. Vuole che ogni americano riceva 2mila dollari. L’annuncio è stato subito accolto con entusiasmo da Nancy Pelosi, leader della maggioranza democratica alla Camera, e Chuck Schumer, leader della minoranza al Senato, dichiarando la loro disponibilità. Silenzio però dai repubblicani e da McConnell i quali avevano resistito, limitando i sussidi a 600 dollari. Trump non ha esplicitamente minacciato di imporre il suo veto ma lo ha dato ad intendere. Le due Camere avrebbero ampi margini per annullare il veto ma adesso con l’offerta di dare 2mila dollari, McConnell si trova nei guai dovendo lottare contro questa anomala “alleanza” fra Trump e i democratici.

In Georgia, dove è in corso la campagna elettorale dei due seggi senatoriali, Perdue, uno dei due candidati repubblicani, aveva già fatto mandare in onda annunci televisivi in cui faceva riferimento allo stimolo e gli assegni che sarebbero ricevuti dai georgiani. Adesso tutto sembra falso. Inoltre, il fatto che invece dei 600 dollari Trump ha detto che la cifra doveva essere 2mila, mette in cattiva luce Perdue e Loeffler, l’altra candidata repubblicana. In effetti, Trump ha aiutato indirettamente i due candidati democratici Raphael Warnock e Jon Ossoff i quali favoriscono anche loro 2mila dollari di sussidi.

McConnell aveva tacitamente approvato i tentativi di Trump di ribaltare l’esito elettorale ma il suo recente annuncio che il Collegio Elettorale si era espresso ed aveva scelto Biden non aveva fatto piacere al presidente uscente. Con la sua richiesta di aumentare il sussidio a 2mila dollari Trump ha voluto ricalcare il suo dispiacere verso il presidente del Senato e quei repubblicani che hanno alzato bandiera bianca nell’esito elettorale. Il presidente uscente ha inoltre attaccato McConnell direttamente asserendo che il senatore del Kentucky e altri sette suoi colleghi sono stati rieletti solo grazie al suo endorsement.

McConnell e i repubblicani alla Camera Bassa si trovano nei guai dovendo affrontare il dilemma se procedere a annullare il probabile veto di Trump. Questi ha una storia poco chiara sulle sue imposizioni di veto. In alcuni casi ha minacciato e poi ha cambiato idea. Una possibilità sarebbe di usare il cosiddetto pocket-veto (veto in tasca), ossia di non agire per dieci giorni, alla conclusione dei quali la legge entrerebbe in vigore senza la sua firma. Ciò che preoccupa di più Trump però non è affatto lo stimolo né la pandemia in corso. L’attuale inquilino della Casa Bianca (per altre tre settimane) continua a dimostrare il suo narcisismo preoccupandosi per il suo futuro. La pandemia e i grossi problemi economici degli americani non sembrano interessarlo. Ha dato segnali che non sarà alla Casa Bianca il 20 gennaio, il giorno dell’inaugurazione di Biden. Trump ha proprio di questi giorni iniziato le sue vacanze natalizie nel suo resort a Mar-a-Lago, la sua residenza in Florida. Secondo alcuni, potrebbe passare lì le ultime tre settimane del suo mandato e non ritornare più alla Casa Bianca.

Domenico Maceri

Pubblicato in : EditorialeTag: annuncio, bambino, bandiera bianca, campagna elettorale, casa bianca, futuro, moratoria, nuova legge, opposizione, risultati elettorali, senatore, sussidi, tesoro

Info Domenico Maceri

Domenico Maceri, PhD, University of California, scrive su politica americana. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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