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Il nuovo Capo dello Stato si ricordi della Giustizia

Abbiamo una Giustizie che nel migliore dei casi è una lotteria. E lo ufficializza, con atto solenne, il Consiglio di Stato che censura, addirittura, il Consiglio Superiore della Magistratura.

di Nicola Cariglia | 16 Gennaio 2022

“La verità è che il Csm fa quello che vuole e procede a fare le nomine non in base ai criteri fissati nelle circolari dallo stesso Consiglio superiore della magistratura, ma in relazione alle richieste che gli provengono dalle correnti”. Sono parole, riportate dalla agenzia ANSA, dell’illustre avvocato e professore di diritto amministrativo, Franco Gaetano Scoca che ha patrocinato con successo la causa davanti al Consiglio di Stato che ha “terremotato” i vertici della Corte di Cassazione e gettato ulteriori ombre sulla Giustizia italiana.

Proprio robetta da poco non è. In pratica il Consiglio di Stato, organo supremo della giustizia amministrativa, ha stabilito che le nomine di Pietro Curzio, primo presidente, e Margherita Cassano, presidente aggiunto, furono risultato di un pasticcetto del CSM, come i tanti che caratterizzano i concorsi addomesticati in molti enti e aziende pubblici della penisola. Tanto che, un altro alto magistrato che aspirava al vertice, Angelo Spirito, ha fatto ricorso ed ha vinto su tutta la linea: aveva titoli superiori, ma non se ne è tenuto conto. Oppure, giratela come vi pare, sono stati preferiti coloro che di titoli ne avevano meno.

In un Paese normale, dopo la serie incredibile di scandali che ha investito la nostra giustizia, questa emergenza che sconfina in una situazione di palese illegalità permanente, sarebbe al primo posto nella scala dei temi da affrontare. Abbiamo una Giustizie che nel migliore dei casi è una lotteria. E lo ufficializza, con atto solenne, il Consiglio di Stato che censura, addirittura, il Consiglio Superiore della Magistratura. In Italia, invece, siamo alla vigilia della elezione del nuovo Capo dello Stato. E, se c’è un settore nel quale il Presidente della Repubblica può svolgere un ruolo non soltanto formale è proprio quello della Giustizia. Eppure, da parte di giornali, talk show, partiti, siamo sommersi da una alluvione di futilità, nomi cangianti alla velocità della luce, piccole e grandi manovre. Sarebbe troppo aspettarsi qualche cenno alla necessità che il nuovo inquilino del Quirinale prenda finalmente di petto questo problema? E che il suo profilo sia tale da offrire garanzie in merito? Ciò non significherebbe certo ledere l’autonomia intangibile del Capo dello Stato, la cui elezione, proprio per questo avviene senza essere preceduta da alcun dibattito in Parlamento. Sarebbe solo e semplicemente una presa d’atto dopo anni di spallucce, talvolta anche vigliacchette.

Nicola Cariglia

Pubblicato in : Editoriale, Il punto del DirettoreTag: anni, capo dello stato, censura, di pietro, emergenza, giornali, giustizia italiana, italia, magistratura, merito, parlamento, presidente della repubblica, repubblica

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. marzio siracusa

    21 Gennaio 2022 alle 09:31

    Sia permessa una riflessione. La piaggeria nei confronti di Draghi ha toccato livelli da soccorso ortopedico contro il mal di schiena, ma qualora il contabile finisse al Quirinale, si cadrebbe nell’incubo settennale e forse più, di una cappa di falsità e obbedienza e di perbenismo senza nemmeno la valvola di sfogo dell’ipocrisia cattolica. Draghi è uno abituato a non essere sconfitto, e sotto l’amabilità ciò lo rende pericolosissimo. Un secolo fa la marcia su Roma di ignoranti pilotati dall’esaltazione delle trincee, e nemmeno a torto. Oggi la marcia contabile su Roma, nel tripudio bancario internazionale sempre impaurito dalla santissima disobbedienza, l’ultima italica libertà. Stiamo attenti carissimi, a dove porta una storia che vuole essere esatta.

    Rispondi
  2. Adalberto Scarlino

    18 Gennaio 2022 alle 15:25

    Bravo, direttore. Finalmente ! Mi permetto di aggiungere che il tuo ottimo articolo chiama in causa – secondo Costituzione – Sergio Mattarella. Sergio il Beato, Sergio l’applaudito. Ottimo democristiano, di lunghissimo corso ministeriale. Pessimo presidente del Consiglio Superiore della Magistratura.

    Rispondi
  3. marzio siracusa

    17 Gennaio 2022 alle 18:04

    E perché Mattarella non è stato mai censurato al riguardo? Anzi, qualcuno lo rivorrebbe.

    Rispondi

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