Renzi e la parte, che potremmo dire, “nuova” del Pd saranno capaci, con l’aiuto soprattutto dell’ex-Cavaliere, di sciogliere il vincolo che in Italia da circa vent’anni lega la politica alla magistratura?
Abbiamo scritto più volte in questi anni, e soprattutto più di recente, che il nodo assolutamente prioritario da sciogliere per la politica in Italia è quello del rapporto con la giustizia e quindi in particolare con l’ordine, ma sarebbe meglio dire nei fatti concreti, il potere della magistratura. In questi ultimi vent’anni, i tentativi di scioglierne i nodi sono sempre naufragati nel destino, apparso piuttosto segnato, di vicende per nulla alterne.
In ordine agli eventi recentissimi, oltre un’intemerata speranza, appare tuttavia lecito avanzare ora, in positivo, almeno un dubbio: Renzi e la parte, che potremmo dire, “nuova” del Pd saranno capaci, con l’aiuto soprattutto dell’ex-Cavaliere, di sciogliere il vincolo che in Italia da circa vent’anni lega la politica alla magistratura? Alcuni segnali sembrano infatti davvero esserci e ne evidenzio alcuni, ripercorrendo a ritroso le vicende della sola ultima settimana.
Se, nell’annosa (sic) vicenda dell’elezione dei giudici della Consulta, Antonio Catricalà afferma di farsi da parte perché non intende mettere a rischio la propria immagine; è infatti difficile capire perché Violante non debba fare altrettanto. Come Catricalà, è del tutto evidente che anch’egli non ha rappresentato e non può oggi rappresentare la soluzione o una soluzione.
Altra vicenda del rapporto, la riforma della giustizia discussa nell’ultimo Consiglio dei Ministri. Episodio marginale che ha tuttavia prontamente attirato su Renzi ed il Governo gli strali di Brunetta e della magistratura. E mentre il primo si chiedeva cosa il Consiglio dei Ministri avesse in effetti approvato, l’Associazione Nazionale dei Magistrati si appellava alla mancanza di “rispetto”, dovuto, ritenuto viceversa leso dalla portata quanto meno degli annunci. Indipendentemente dunque dalle misure, pur legittime, che lo stesso Governo e il Parlamento intendano prendere. E che, come per la questione ad esempio della responsabilità civile o della separazione delle carriere, sembra proprio che i cittadini attendono da anni.
Altra vicenda, la più intrisa di significato politico, ha riguardato e riguarda l’atteggiamento dei partiti di governo e in particolare del Pd nei confronti delle decisioni assunte dalla magistratura soprattutto a ridosso delle competizioni elettorali. In questi vent’anni circa, l’atteggiamento della politica, e in particolare del Pd, si è quasi sempre ispirato al criterio definito anche da Renzi “dell’opportunità politica”; che ha significato in rapida successione, e mi sia permesso l’utilizzo di termini pure impropri, lacondanna pregiudiziale della Cancellieri e della Barracciu, promossa subito però al governo insieme ad altri inquisiti, e ancora di Genovese, e viceversa l’assoluzione pregiudiziale di Errani, Richetti e Bonaccini, coinvolti nella rimborsopoli regionale dell’Emilia-Romagna ma che interessa anche altre regioni, e De Scalzi. Rispetto alla cui vicenda, Renzi ha twittato: “…Io rispetto le indagini e aspetto le sentenze”; così come, a margine della vicenda emiliano-romagnola, il leader del governo e del Pd, senz’altro bene (!) e senza pensarci nemmeno un nanosecondo, rivolgendosi ai giudici, aveva altrettanto precisato che “i candidati Pd li scelgono i cittadini”.
Stretta è la foglia e stretta è la via… Non è e non sarà facile per Matteo Renzi districarsi nel labirinto delle scelte, tra decisioni della magistratura e del partito che in Parlamento ospita ancora una larga maggioranza di ex-bersaniani. E tuttavia, dall’Europa e dal mondo, è giunta anche l’ora che la classica foglia di fico non basta più a coprire un intero sistema, che è stato e che vorremmo non ci fosse più.

Lascia un commento