
Eugenio Mazzarella, filosofo e docente alla Federico II di Napoli, ha proposto attraverso Avvenire di candidare i bambini di Gaza al Premio Nobel per la pace. L’idea è quella di trasformare il Nobel in un riconoscimento alla loro innocenza violata e, attraverso di loro, a tutta l’infanzia vittima delle guerre.
Mazzarella è tornato ieri sull’iniziativa con un articolo intitolato “Il Nobel per la pace ai bambini di Gaza: un riconoscimento per tutta l’infanzia in guerra”. Il passaggio centrale è molto forte: assegnare il Nobel ai bambini che la pace non l’hanno avuta significa affermare un diritto alla memoria per quelli uccisi e un diritto alla pace per quelli sopravvissuti. Nel testo ricorda esplicitamente anche i bambini israeliani uccisi il 7 ottobre, quelli ucraini e russi, iraniani e sudanesi: Gaza diventa il simbolo concreto dell’infanzia travolta dalla guerra.
L’appello ha avuto una risposta notevole: già il 10 agosto Avvenire parlava di oltre 3.000 adesioni, tra cittadini, docenti, religiosi, sindaci e personalità politiche. Hanno aderito, tra gli altri, Elly Schlein, Bersani, Provenzano, Orlando, Turco, Ruotolo, Ricci, Fratoianni, Bonelli; tra gli intellettuali erano già comparsi Massimo Cacciari, Luigi Manconi e Stefano Zamagni, Moni Ovadia.
Mi sembra un’iniziativa bella e politicamente forte, soprattutto perché non chiede di premiare un governo, un esercito o un leader, ma mette al centro coloro che della guerra non hanno alcuna responsabilità e ne pagano il prezzo più atroce.
Si aderisce molto semplicemente scrivendo una mail ad Avvenire all’indirizzo:
petizione.gaza@avvenire.it
È lo stesso quotidiano a indicarlo nell’articolo dedicato all’appello di Eugenio Mazzarella.
Puoi scrivere anche solo poche righe, indicando nome e cognome e dichiarando l’adesione.
Per esempio:
Aderisco all’appello promosso da Eugenio Mazzarella e rilanciato da Avvenire per l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace ai bambini di Gaza.
Nome e Cognome
E
Il Nobel non potrebbe restituire una sola vita né cancellare una sola ferita. Ma potrebbe mandare al mondo un messaggio semplice e potentissimo: nessuna ragione di Stato può rendere accettabile la sofferenza e la morte dei bambini.
Forse la pace comincia anche così: rifiutandoci di considerare inevitabile ciò che è intollerabile per la nostra coscienza.
Enrico Rossi

Lascia un commento