• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Il Nobel a Navi Pillay per la pace, e la giustizia

Navanethem “Navi” Pillay è stata proclamata vincitrice del premio Nobel per la Pace 2026 “per il suo impegno a favore della pace e del diritto internazionale”. Come annunciato dal presidente del Comitato di Oslo Jørgen Watne Frydnes, il premio va a “una persona che, con eccezionale coraggio e integrità, ha tracciato la strada verso un ordine giuridico globale più completo”. Un riconoscimento quindi alla carriera e all’impegno di Pillay, giurista e magistrata sudafricana, in particolare per la sua lotta contro l’apartheid e nel perseguire il crimine di genocidio.

di Istituto Ispi | 10 Ottobre 2026

Navanethem “Navi” Pillay è stata proclamata vincitrice del premio Nobel per la Pace 2026 “per il suo impegno a favore della pace e del diritto internazionale”. Come annunciato dal presidente del Comitato di Oslo Jørgen Watne Frydnes, il premio va a “una persona che, con eccezionale coraggio e integrità, ha tracciato la strada verso un ordine giuridico globale più completo”. Un riconoscimento quindi alla carriera e all’impegno di Pillay, giurista e magistrata sudafricana, in particolare per la sua lotta contro l’apartheid e nel perseguire il crimine di genocidio. Pillay è una giudice della Corte internazionale di giustizia (Cig) e ha lavorato per altri tribunali internazionali, incluso quello speciale per il Ruanda e la Corte penale internazionale (Cpi). È la ventunesima donna a ricevere il Nobel per la Pace, e la seconda di fila dopo l’assegnazione del premio alla leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado l’anno scorso. La proclamazione di oggi ha fatto ampi riferimenti all’ordine globale odierno, segnato da guerre e crimini impuniti, sottolineando come il diritto internazionale sia “sottoposto a una fortissima pressione” e le sue istituzioni siano “sotto attacco”. E infatti, non sono passate che una manciata di ore dopo la premiazione che è arrivata la conferma delle nuove sanzioni di Washington che tagliano fuori la Cpi dalle transazioni finanziarie. Sebbene fossero già previste, il tempismo suggerisce quasi una ripicca da parte del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che anche quest’anno aveva asserito di meritare di ricevere il premio. Tuttavia, da mesi la sua amministrazione ha innescato una guerra, quella in Iran, che ha ulteriormente compromesso gli equilibri di pace e la stabilità a livello mondiale.

Chi è Navi Pillay

Nata a Durban, in Sudafrica, 85 anni fa da una famiglia di origine Tamil dell’India, nel 1965 Pillay si è laureata in giurisprudenza all’università di Natal dopo aver seguito le lezioni in un regime di segregazione razziale. È stata una pioniera della battaglia dei diritti delle persone non bianche in Sudafrica. Dopo la laurea è diventata la prima donna ad aprire il proprio studio legale nella provincia di Natal, e nei suoi 28 anni lavorando come avvocata ha difeso gli attivisti anti-apartheid dell’African national congress e di altri gruppi, denunciando le torture e le pessime condizioni dei detenuti politici. Nel 1973 riuscì a vincere la causa in cui chiedeva che i prigionieri politici di Robben Island potessero difendersi con un avvocato: tra loro c’era anche il futuro presidente sudafricano, Nelson Mandela, che Pillay difese durante i suoi 27 anni di prigionia. Nel 1995, dopo la fine dell’apartheid, Mandela la scelse come giudice dell’Alta corte del Sudafrica, la prima donna non bianca a ricoprire questo ruolo. Nello stesso anno, l’Assemblea generale delle Nazioni unite la nominò giudice del Tribunale penale internazionale per il Ruanda – incaricato di perseguire i responsabili del genocidio del 1994 – di cui Pillay fu presidente dal 1999 al 2003. Come membro della corte diede un contributo eccezionale soprattutto nella sentenza contro Jean-Paul Akayesu, in cui fu stabilito che lo stupro e le violenze sessuali possono costituire atti di genocidio, segnando così un precedente legale fondamentale. Nel 2003 è diventata giudice della Corte penale internazionale, ma il suo mandato si interruppe nel 2008 quando ricevette l’incarico di Alto commissario dell’Onu per i diritti umani, mandato che durò fino al 2014 e durante il quale si spese molto per i diritti lgbt. Nel 2019 il Gambia la scelse nel collegio giudicante della Corte penale di giustizia, la cui composizione cambia da caso a caso, nel procedimento per genocidio avviato dal Paese africano contro il Myanmar. Dopo la guerra a Gaza del 2021 Pillay venne nominata presidente della Commissione d’inchiesta internazionale indipendente dell’Onu sul territorio palestinese occupato – nello svolgere questo incarico venne accusata di antisemitismo per essersi espressa contro l’occupazione israeliana. A settembre 2025, la Commissione d’inchiesta rilasciò un importante rapporto che sostiene che autorità ed esercito israeliani hanno compiuto e continuano a compiere quattro dei cinque atti di genocidio così come definiti dalla relativa convenzione.

Il senso del Nobel

“Se applaudite un po’ più forte, condividerò il premio con Trump”, è stato il primissimo commento di Pillay quando ha scoperto di essere stata insignita del Nobel, annuncio che, ha detto, pensava che fosse uno scherzo. La notizia le è arrivata nel luogo forse più iconico del diritto internazionale, il tribunale di Norimberga (dove Pillay stava partecipando a un forum), sede del processo che incriminò i vertici del nazismo e gettò le basi per le corti internazionali. Ai giornalisti Pillay ha ricordato l’importanza dei diritti umani e ha rivendicato il suo ultimo lavoro: il report su Gaza “che definisce ciò che sta accadendo lì come genocidio”. Il premio Nobel per la Pace si conferma una platea di natura politica, non solo per il valore simbolico delle scelte del Comitato norvegese, ma anche per l’atteggiamento degli aspiranti candidati o di alcuni vincitori che strumentalizzano il premio. Da due anni, infatti, Trump pretende di esser insignito del riconoscimento, di cui riuscì a essere indirettamente destinatario l’anno scorso, quando gli fu consegnato da Machado – che a sua volta aveva l’ambizione di incassare un maggior sostegno politico per traghettare la transizione del Venezuela dopo che gli Usa avevano rapito il presidente Nicolás Maduro per poterlo processare.

Un omaggio alle corti internazionali

Prima della proclamazione del premio questa mattina alcune indiscrezioni stampa rivelavano che la Cpi e la Cig erano tra i possibili vincitori. Una previsione quasi azzeccata dal momento che Pillay ha servito in entrambi i tribunali internazionali. “Questo premio invia un messaggio chiaro: il diritto internazionale e le sue istituzioni costituiscono il pilastro fondamentale di un mondo più pacifico. Ci auguriamo quindi che questo riconoscimento possa rafforzare sia le istituzioni sia quanti si battono al loro interno; in particolare Navi Pillay, ma non soltanto lei”, è stato il commento con cui il presidente Frydnes ha motivato la scelta del Comitato norvegese. Un premio quindi che vuole contribuire a ripristinare l’autorità delle corti internazionali in un periodo storico in cui il loro lavoro viene fortemente minacciato e diventa preda di contrapposte manipolazioni politiche. Nel 2024, in risposta ai mandati di arresto della Cpi contro il premier israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della difesa Yoav Gallant per crimini commessi a Gaza, l’amministrazione Trump ha emesso sanzioni contro i procuratori e i giudici della corte, al cui statuto, quello di Roma, non aderiscono né gli Stati Uniti né Israele. E poche ore dopo la cerimonia, sono arrivate le nuove sanzioni contro la Cpi: le misure vogliono bloccare di fatto i lavori della corte dal momento che le impediscono di effettuare transazioni in dollari, escludendola così dal sistema finanziario globale.

Il commento

di Lucia Ragazzi, ISPI Research Fellow

“Molti hanno considerato il Nobel per la pace a Pillay una scelta contro Trump, in discontinuità con la decisione dell’anno scorso. Questa scelta parla in effetti ad alcune delle grandi linee di faglia della politica internazionale di oggi. A partire dalla fase di messa in discussione – di cui gli Stati Uniti sono una voce fondamentale – della legittimità delle istituzioni in cui Pillay ha prestato servizio in vari momenti della sua carriera: le Nazioni Unite, nel mirino sia di critiche sia dei tagli ai finanziamenti statunitensi; la Corte penale internazionale, sotto sanzioni Usa; e, in modo più indiretto, la Corte internazionale di giustizia. Questa polemica divisiva ha coinvolto anche il suo Paese, il Sudafrica, che negli ultimi due anni ha attraversato momenti di forte tensione diplomatica con l’amministrazione Trump. Anche per la scelta, nel dicembre 2023, di portare Israele davanti alla Cig, in aperto contrasto con Washington. In questo senso Pillay, quinta persona di nazionalità sudafricana a ricevere il premio, è legata a doppio filo sia all’esperienza del suo Paese sia a quella delle corti in cui ha lavorato.”

Istituto Ispi

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Istituto Ispi

Istituto per gli studi di politica internazionale. L’attività dell’Ispi venne avviata ufficialmente il 27 marzo 1934 da un gruppo di giovani studiosi dell’Università di Milano e di Pavia che, anche in considerazione della forte presenza internazionale che caratterizzava il nostro paese in quegli anni, si proponevano di dotare l’Italia fascista di un centro di studio focalizzato sulla politica estera, ispirandosi al modello del Royal Institute of International Affairs di Londra e della Foreign Policy Association di New York.
ll rilancio dell’Istituto nel terzo millenio è stato completato dall’Ambasciatore Boris Biancheri (Presidente dal 1997 al 2011) dall’Ambasciatore Giancarlo Aragona (dal 2012 al giugno 2016) ed ha visto una ripresa e ampliamento di tutte le attività dell’Istituto, dalla convegnistica – con le conferenze internazionale quali ad esempio MED Dialogues, i fori di dialogo bilaterali con alcuni paesi di importanza strategica quali ad esempio Francia e Germania – alle iniziative per le imprese – con la conferenza scenari che si tiene all’inizio di ogni anno, i lunch talk e brief ad hoc – alle pubblicazioni diffuse sempre di più in modalità digitale alle attività della ISPI School che, oltre al tradizionale Master in preparazione al concorso per la carriera diplomatica, ha ampliato la propria offerta proponendo il Master in International Cooperation e corsi più brevi (Winter e Summer School) per avvicinarsi al mondo delle relazioni internazionali e della geopolitica.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale
  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti