
Ci è sempre stata raccontata una Storia innestata sul dualismo bene e male, e nella rossa terra toscana non poteva che essere il bene rappresentato dal comunismo ed il male dal fascismo.
Questa Storia ci dice che è grazie al comunismo se l’Italia è oggi nazione libera e unita. Ci insegna, e ci ha provato a dimostrarlo, che Andreotti e Moro sono stati dei delinquenti e che le Brigate Rosse hanno fatto proprio bene ad accoppare quelli che hanno accoppato. Ci insegna, la Storia contemporanea, che Sofri è un martire.
Questa almeno è la Storia che fino a qualche hanno fa è stata inculcata anche a me. Poi ho iniziato a studiarla per conto mio. Ho scoperto che non c’erano solo comunisti o fascisti, ma che c’erano anche liberali, repubblicani, socialisti (anche loro cattivi, Craxi cattivone), socialdemocratici, democristiani. Ho scoperto che non ci sono stati solamente Mussolini ed Hitler ma anche Stalin, Lenin, Mao.
Ho analizzato i dati della storia. I numeri. Ed ho scoperto che comunismo e fascismo (o rappresentazione dell’estremismo di destra in generale) hanno prodotto, la dove si sono concretizzati al potere, lo stesso risultato: morte, distruzione, repressione. Ho scoperto che Togliatti non era un santo. Che il primo presidente del comitato di liberazione nazionale è stato un liberale.
Ho letto Pansa ed ho scoperto il dramma della guerra civile. Ho scoperto le foibe. Ed ho ancora di più radicato in me la convinzione che gli estremismi sono comunque sbagliati.
Dapprima ho capito. Poi ho provato ribrezzo.
Ho provato ribrezzo nel vedere sul sito dei giovani comunisti delle vignette, al riguardo delle foibe, raffiguranti dei comunisti che spingono nelle fosse dei fascisti. Ed ho provato ancora più sdegno sentendo le parole del segretario dei Comunisti Italiani, Diliberto, che ha giustificato questi fatti con la contrapposizione al revisionismo storico che tenta di screditare i martiri di sinistra a favore dei criminali di destra e che dimentica che i comunisti hanno fatto l’Italia.
Lo stesso Diliberto che mi ha ancora più nauseato sfilando in piazza, al fianco del fiero compagno Rizzo, al coro di “uno, cento, mille Nassirya” bruciando bandiere israeliane inneggiando a Palestina e Intifada.. Fatti non direttamente compiuti ma ai quali ha dato pieno appoggio partecipandovi in prima persona.
Sembra giustificarsi Diliberto con un pensiero che probabilmente lo attanaglia quotidianamente: “Io sono comunista, orgoglioso di esserlo, e sono dalla parte buona!”
Ancora molti oggi credono alla buona novella. Eppure solo un cieco non può vedere come il revisionismo se lo siano fatto a proprio uso e consumo. Ma non c’è peggior cieco di colui che non vuol vedere.
Rari intellettuali di sinistra che criticano la loro appartenenza. Nel 2001, poco prima di morire e forse proprio per questo meno attento al non crearsi nemici, il grande Giorgio Gaber ci ha lasciato una immagine chiara e precisa di cosa sia oggi il comunismo italiano nella sua canzone “la mia generazione ha perso”. In essa si dice Qualcuno era comunista… perché era emiliano, perché glielo avevano detto, perché guardava solo rai tre… ma soprattutto Qualcuno era comunista perché prima… prima…prima… era fascista.
Ed avevi proprio ragione Gaber. Perché atteggiamenti come quelli sopra descritti sono sempre stati additati dalla sinistra come tipicamente fascisti, eppure oggi non lesinano di adoperarli pur di attingere nuovi voti alle faide più estremiste e violente della pseudo sinistra.
Claudio Tirinnanzi

Chi parla è anticomunista ed antifascista da sempre.
Quello che mi spaventa nel revisionismo casereccio, è che non si entra nel problema, ma si tenta di ribaltare la storia, divulgata dai vincitori, a favore della storia che fa comodo ai perdenti .
Il fascismo è stato in italia, un’ubriacatura infame che ha portato a sopprimere gli avversari più scomodi, a partire da Giacomo Matteotti, a costringere all’esilio i dissidenti e nel migliore dei casi a far ingurgitare litri di olio di ricino condito con manganellate a chi non era catechizzabile.In Italia, i comunisti, al dilà delle dichiarazioni folcroristiche ed alle sparate spesso idiote, non hanno mai attentato alla sovranità democratica, nemmeno quando dopo il ferimento del leader maximo ne aveva data l’occasione.Se non consideriamo quei , per fortuna pochi, malati di mente che a sinistra e a destra hanno preso le armi e/o le bombe per cercare di alleviare le proprie frustazioni, la storia dìItalia degli ultimi 60 anni è stata una storia di pace e democrazia.
SE i genitori di chi ha scritto prima di me, che il periodo fascista l’hanno vissuto sulla loro pelle, sono schierati, tutti, decisamente a sinistra, un motivo dovrà pur esserci, o devo pensare che sono tutti dei masochisti indottrinati ?.
Che i figli, da sempre, contestino i valori dei genitori è cosa normale, non possono però, dopo l’esperienza degli ultimi anni, venirmi a dire che le destre, e le ideologie di destra siano più consoni al benessere del paese di quelle di sinistra.
Al dilà della mera propaganda, il centrosinistra ci ha portati in euripa con grandi sacrifici, ci ha dato l’Euro che ha permesso al nostro paese di galleggiare nonostante i reiterati scandali finanziari degli ultimi anni, il centrodestra, con grandi sacrifici, ci ha regalato leggi improponibili che non sto quì ad elencare perchè tutti le conosciamo, l’impoverimento dei ceti mediobassi a favore dei medioalti, l’ approssimarsi della bancaritta fraudolenta nei conti dello stato, una conflittualità fra fazioni politiche e anche tra comuni cittadini che nel nostro paese non si è mai vista, dopo il fascismo.
Ora mi chiedo e vi chiedo, se non si hanno “le mani in pasta”, come si fà a sostenere queste destre qualunquiste egoiste ed in certe componenti anche razziste ?
IL sottoscritto è socialista, da sempre anti craxiano( il socialismo è un altra cosa) e vi chiedo, esiste una via d’uscita che non sia quella socialista democratica e quindi di sinistra, per uscire dal ginepraio in cui ci siamo cacciati? Se si, fatemi sapere quale, e vi prometto che la prenderò in considerazione
La mia maestra alle elementari, a Fucecchio, era rossa. Le medie le ho fatte a Castelfiorentino, ed anche le superiori, e pure lì.. tutti rossi… i miei genitori rossi, dai calzini al berretto.. poi l’università. Lo sradicamento milanese.. e anche io ho scoperto che non tutto era rosso.. menomale, pensavo di essere daltonico..
Ciao Claudio.
Ho appena finito di leggere l’articolo e subito mi sovviene in mente, le immagini, i ricordi e le tante discussioni degli “adulti”, che, quand’ero bambino, parlavano di politica.
Premetto subito: personalmente non ho uno schieramento politico, non ho tessere di partiti, non ho fisse per ataviche ideologie. Insomma, si potrebbe dire che sono un laico che sceglie ponderatamente, in base a programmi, fatti, ecc ecc.
Quando ero bambino, anch’io avevo quest’immagine dualistica della politica: a destra il male, col fascismo e il nazismo, mentre a sinistra il “bene” con il comunismo italiano. Ripensandoci, cadevo spesso in contraddizione, in quanto, da una parte sapevo che gli americani, nella 2° guerra mondiale avevano contribuito fortemente alla liberazione dell’Italia, e soprattutto che in quegli anni c’era una “guerra fredda”, che poi veniva chiamato anche “equilibrio fra due potenze”.
Quindi da ragazzino, non condividevo il comunismo dell’est, ma chissà perché ero di sinistra. Sinceramente, da adolescente, non sapevo nulla della sinistra italiana, non conoscevo gli scritti o i pensieri degli intellettuali, degli scrittori. No! Sapevo, ed ero convinto che a destra ci fosse il male.
Poi crescendo mi son reso conto che il mio pensiero non sta, né a destra, né a sinistra, poiché non riesco ad essere “incanalato” in un’unica direzione, perché non sono un automa, né una pecora che segue il gregge. Ma allora perché da bambino ero di sinistra? Anzi per precisione, perchè tendevo a sinistra?
Credo che non ci sia una risposta unica, nel senso che dovremmo fare una miriade di considerazioni, proprio come le tue riflessioni.
Credo che da una parte, ci sia una “scelta di comodo”. Nel senso che i ragazzi tendono, egoisticamente a voler tutto scodellato, come se tutto gli fosse dovuto. Quindi, l’adolescente tende molto a fissarsi, ad inchiodarsi ai “DIRITTI”, ma spesso dimenticandosi i “DOVERI”. Allora in questo panorama, la coalizione che ti da “più libertà”, ed è più tollerante con le mascalzonate giovanili, attrae fortemente l’attenzione dell’adolescente. Paradossalmente la stessa cosa accade a scuola, dove un prof, che riprende la classe per il chiasso, viene visto con antipatia; e ahimè, mentre ieri, gli allievi si limitavano ad un “mormorio sotto i denti”, oggi reagiscono spudoratamente. Non importa se hai torto, l’importante è reagire, per non passare da coniglio. Dunque, impulsivi ed egocentrici. Se poi consideriamo il fatto che da un punto di vista psicologico, l’adolescenza si è protratta notevolmente, (addirittura alcuni studiosi, parlano di adolescenza fino ai 40 anni), è facile comprendere, in questo contesto, perché molti ragazzi tendono a votare a sinistra.
Chiaramente sarebbe sciocco da parte mia considerare tutti gli elettori di sinistra, come degli eterni ragazzini, son cosciente di questo. Però, ho le mie motivazioni per insistere su questo aspetto psicologico.
Insisto tanto su questo punto, proprio perché frequento molto i ragazzi, e per farti un esempio, fra quelli che hanno dai 18 ai 30 anni, pochi di loro conoscono il pensiero di sinistra. Gramsci, per questi ragazzi è un grande uomo, ma se gli chiedi il perché, non ti sanno rispondere. Un po’ come quelli che vanno a manifestare nelle piazze contro la guerra con la bandiera del Che Guevara, cadendo in un’ingenua contraddizione.
Comunque! Ho voluto fare questa piccola parentesi psico-sociologica, proprio perché, le tue riflessioni mi sembrano alquanto significative, quindi sarebbe stato inutile ricalcare le preposizioni da te scritte. Spero di non essere frainteso e capisco bene, che questi argomenti richiedono analisi molto ampie.
Anche i meno giovani di Tirinnanzi, i quarantenni che rappresentano una sorta di generazione che non c’è – troppo giovani per fare reducismo sessantottino, troppo vecchi per essere reclute dei movimenti – possono testimoniare la pesantezza del binomio fascismo-comunismo che ha inquinato la conoscenza e lo studio della Storia nel nostro Paese. Sostanzialmente per un motivo: in Italia non è mai stata insegnata nè tantomeno trasmessa una cultura liberale. I programmi scolastici, patrimonio esclusivo prima della DC e poi della lobby cattocomunista, hanno sempre evitato di formare le nuove generazioni al pensiero liberale. Chi lo ha acquisito, c’è arrivato grazie al caso, alle letture personali, all’intelligenza di qualche autentico insegnante oppure all’eredità familiare. I giovani ventenni ignorano completamente il senso, la portata, la profondità e la incontestabile attualità del pensiero liberale, e questo ben lo sa chi si è trovato a dover letteralmente spiegare a ragazzi che hanno la metà dei nostri anni non solo le vicende della Prima Repubblica, ma soprattutto il valore del libero pensiero fondato sullo spirito critico. Questa ultracinquantennale lacuna della nostra scuola, voluta, coltivata e colpevolmente mai emendata, ha letteralmente tagliato le gambe ad una nuova generazione, impedendole una crescita culturale, intellettuale ed umana fondamentale. La caccia scatenata negli ultimi tempi all’untore “relativista”, all’efferato “laicista”, scivola su questi giovani senza che, tranne casi speriamo non rari come quello di Tirinnanzi, possano coglierne il vero significato: lo svuotamento e lo smantellamento di valori essenziali, per permettere poi ad un Berlusconi e ad un D’Alema di dichiararsi entrambi, impunemente, liberali. Liberali de che?!
Chiara Boriosi
Mi commuove leggere queste riflessioni. Quando ero giovane anch’io, eravamo in pochi a dire certe cose. Eravamo isolati e per lo più militavamo nelle organizzazioni giovanili di piccoli partiti: socialdemocratici di Saragat, liberali, repubblicani, socialisti della corrente autonomista, radicali.
Oggi mi pare che queste verità si siano affermate anche se il sistema mediatico le ha confinate e, sopratutto, sono censurate nei libri di testo. Bravo Tirinnanzi che le grida con la forza dei suoi giovani anni!